INTERVISTA. Il presidente degli industriali scaligeri fa il bilancio di oltre due anni del suo mandato: più innovazione e apertura a settori e contatti nazionali ed esteri «Confindustria cresce e promuove il territorio» «Io in politica qui o a Roma? No, per ora sono molto preso da azienda, famiglia e associazione» Oltre due anni da presidente di Confindustria Verona, siamo al giro di boa del mandato. Le cose più importanti fatte e da fare? Sono stato chiamato alla responsabilità più alta di Confindustria Verona nel momento cui l'intero sistema della rappresentanza si avviava a cambiare pelle. Negli ultimi due anni, in particolare, abbiamo «registrato» la nostra missione istituzionale. Gli oltre 123.000 imprenditori aderenti a Confindustria sono ormai tutti convinti che gli interessi delle loro imprese si difendono meglio se si perseguono interessi generali che fanno il bene del Paese nel quale lavoriamo e nel quale vogliamo continuare a lavorare. Siamo passati dall'essere un sindacato al divenire una parte sociale, cioè una parte della società civile, quella parte che ha in mano le leve del motore dello sviluppo, quella parte che deve fare molto ancora sul piano della competitività delle proprie aziende ma deve ricevere ancora di più sul piano della competitività del sistema paese. Prima di tutto vorrei parlare di metodo. In Associazione prevale sempre il noi, il metodo non può che essere collegiale. Ho portato la mia esperienza e la mia passione nel fare le cose e farle bene, ma non avrei realizzato nulla se non avessi avuto accanto il comitato di presidenza, il consiglio direttivo, la giunta e se noi tutti non fossimo stati supportati da una rinnovata e coesa struttura professionale. Sono stati due anni molto intensi sul piano delle relazioni. Abbiamo sempre guardato in due direzioni: la prima è quella di rendere più attraente il nostro territorio e fare di Verona un polo molto significativo non solo dal punto di vista culturale e turistico ma anche dal punto di vista della produzione di quei beni e servizi che contengano l'eccellenza veronese. La seconda è quella di assistere le imprese nella loro crescita dimensionale e soprattutto nella loro apertura all'innovazione a 360 gradi. Abbiamo facilitato gli scambi tra la nostra realtà e quella dell'intero Paese oltre che di nazioni lontane da noi. Per le imprese abbiamo avviato iniziative che faciliteranno l'accesso alla rete delle conoscenze e dell'innovazione internazionale. Non ci siamo però dimenticati che le imprese hanno bisogno di ottimizzare i loro costi e di sviluppare il loro business. Basta dare uno sguardo al nostro sito per comprendere che Confindustria Verona è un partner delle aziende associate. Alcune di queste iniziative sono state anche raccolte da Confindustria nazionale. Quali? Due esempi soltanto e tutti e due strategici. Abbiamo parlato di innovazione ed abbiamo detto che Verona può diventare più attrattiva se entra nella rete delle conoscenze mondiali. «PerInnovare», la società che abbiamo costruito anche con il supporto della Banca Popolare di Verona, è stata tenuta a battesimo dal più grande divulgatore di innovazione del sistema Confindustria, Pasquale Pistorio e abbiamo già avuto varie richieste di aprire la nostra attività a realtà di altri territori. L'altro esempio riguarda la frontiera del rapporto tra le imprese e la società civile. Mi riferisco alla trasparenza dei comportamenti richiesta dalla legge 231. La nota che illustra i contenuti di questa legge inviata da Confindustria al sistema ha un allegato all'avanguardia sul piano della correttezza e della trasparenza. Dopo due anni: l'aspetto più stimolante e quello più difficile da presidente degli industriali? La parte più stimolante è anche la parte più difficile. Mi riferisco alle centinaia di casi particolari che i colleghi hanno portato sul mio tavolo per 30 mesi e verso i quali mi sono sentito sempre, anche personalmente, impegnato, per dare indicazioni e soluzioni. Ho sempre pensato che le esperienze andavano capitalizzate. Possiamo fare molto di più se la mia squadra ed io insieme ai 1.500 colleghi sviluppiamo ancora di più il senso dello stare insieme.Ci siamo aperti ad altre associazioni come le società immobiliari e quelle della meccanizzazione agricola che ormai sono parte integrante di Confindustria Verona che abbraccia così il manifatturiero sofisticato, i servizi innovativi e tante altre attività che ci collegano con l'agricoltura, con l'edilizia, con le banche e con il mondo assicurativo. Oltre 1.500 soci in Confindustria Verona, il doppio rispetto a prima. È più importante creare una grande associazione o un' associazione grande? Per curiosità ho visto che abbiamo scalato la classifica delle associazioni di Confindustria e siamo nel gruppo dei ciclisti che ha staccato il gruppo e si avvia alla volata finale. Non mi interessa arrivare prima di un'altra associazione ma tengo molto a guidare un'associazione compatta, che lavori sempre sulle convergenze e che sappia assorbire le divergenze. Solo se sapremo far passare un progetto, un chiaro percorso verso il futuro, avrà senso essere tanti. Difenderemo e tuteleremo con tenacia gli interessi delle imprese ma saremo implacabili nel perseguire interessi generali del nostro territorio, dei nostri giovani e della nostra scuola. Il ruolo dell'associazione industriale a Verona e in Italia: ruolo corporativo o un modo di costruire la società? In che modo? Perché Confindustria Verona si occupa di creare nel nostro territorio una scuola internazionale? Perché Piazza Cittadella è partner di Confindustria nel progetto che vedrà alla fine di febbraio riuniti a Verona i 300 top manager che guidano le più importanti multinazionali che hanno investito nel nostro Paese? Io penso che Luca di Montezemolo abbia ragione quando ritiene che le imprese avranno possibilità di svilupparsi solo in un Paese moderno, in cui i valori della libertà di intrapresa e della democrazia siano i valori di tutti. Lavoreremo perché ci sia consentito di produrre sempre più benessere e sempre più sviluppo in una società nella quale il merito sia la stella polare e i giovani si trovino meglio di quanto ci siamo trovati noi. Se le chiedessero di impegnarsi in politica a Verona o a Roma. Lo farebbe? Ho una bellissima famiglia, amo mia moglie adoro i miei figli, passo volentieri 12 ore al giorno nel pastificio dove mi diverto facendo un mestiere del quale sono orgoglioso e che penso di saper fare. Sono entrato in Piazza Cittadella con molti timori, adesso sono il primo tifoso dell'associazione. La politica, questa politica, non mi attira né a Verona né a Roma. Sento che la corsa è ancora lunga ma sento anche di avere ancora tanta voglia di pedalare. Ho un limite che so di non riuscire a superare: pedalo solo se ho passione per quello che faccio. Quello che faccio ora in famiglia, in azienda e in Confindustria mi appassiona terribilmente. Paolo Dal Ben Confindustria Verona a difesa delle imprese, ma non solo: una forza sociale in crescita che promuove il territorio cercando di fare di Verona una città con servizi e mentalità capaci di attrarre e creare investimenti economici, sociali e culturali. Ecco la missione «istituzionale» dell'associazone, che il presidente degli industriali scaligeri, Gian Luca Rana, evidenzia nel suo bilancio di oltre due anni di attività.