-------------------------------------------------------------------------------- Il Mediterraneo, soprattutto lo stretto di Sicilia, è unarea senza confronti al mondo per quantità di reperti archeologici subacquei che attendono di essere portati alla luce. «Ve ne sono di tre tipi: innanzi tutto quelli archeologici, il cui numero è smisurato. Dal neolitico al secolo scorso sono centinaia e centinaia le navi affondate con un inestimabile valore storico e scientifico. Vi sono poi i reperti che interessano soprattutto i cacciatori di tesori. E di questi basta un esempio: al largo di Capo Passero in Sicilia, vi è ancora la nave da cercare e riportare in superficie di Gian Andrea Doria, che nel 1559 affondò con un carico straordinario di monete doro. Infine vi sono i reperti moderni che interessano i musei storici. Alcuni musei inglesi e tedeschi pagherebbero anche un milione di euro per avere uno Spitfire recuperato nel Mediterraneo», spiega Domenico Macaluso, Ispettore Onorario dellAssessorato Regionale ai Beni Culturali e per lUnione Europea, responsabile del monitoraggio dei siti archeologici subacquei del Mediterraneo. In questo momento vi sono cercatori di tesori nel nostro mare? «Queste ricerche solitamente vengono fatte in gran segreto. Ma in questi mesi si ha notizia di una società della Florida, la quale, assieme ad una compagnia brasiliana di cui non si conosce nulla, stanno esplorando i nostri mari con una tecnologia del tutto nuova che permette di realizzare una tomografia dei fondali, una tecnica del tutto simile a quella che si utilizza in medicina». Cè una ricerca prioritaria da realizzare? «Ce ne sarebbero tante, ma in questo momento punterei il dito su un progetto che sto portando avanti con il governo greco, al quale ho suggerito di fare una ricerca in un punto ben preciso del Mediterraneo dove si sa che un gran numero di navi veneziane con a bordo ingenti tesori affondarono in uno scontro con la flotta ottomana. "Purtroppo" non appena sono partiti i lavori di ricerca in quel punto è stata localizzata una nave del quarto secolo avanti Cristo che ha concentrato su di essa linteresse dei lavori». E cosa si può fare per proteggere questi beni? «Proporrei di creare un organismo internazionale dellUnesco per cercare e riportare in superficie tali tesori, che hanno grande valore economico, ma anche e soprattutto inestimabile valore storico-scientifico. Ciò impedirebbe azioni come quelle di Robert Ballard, il quale, alcuni anni fa, con un mini sommergibile atomico saccheggiò 8 relitti antichi».