Trasformazione in fondazione, apertura ai privati (da uno a tre componenti del cda), possibilità di entrare o contribuire alla costituzione di una società di capitale e l'arrivo di una Consulta che esprime pareri in merito ai programmi e agli indirizzi di carattere culturale e artistico: sono le principali novità contenute nello schema di decreto legislativo recante modifiche ed aggiornamenti alla normativa sulla Biennale di Venezia presentato dal ministro Urbani e deliberato ieri dal Consiglio dei ministri. Il decreto, reso possibile dalla delega che il ministro aveva per la modifica dello statuto della Biennale, passerà ora all'esame della cosiddetta «bicameralina» presieduta dal senatore Girami per tornare al secondo e definitivo passaggio in consiglio dei ministri. Alla Fondazione, con sede a Venezia, è riconosciuto, spiegano al ministero dei Beni culturali, l'interesse nazionale e la personalità di diritto privato. Lo statuto presuppone che la Fondazione abbia beni sia mobili che immobili, motivo per cui il ministero si impegnerà a conferire edifici alla Biennale. Il cda, che resta in carica tre anni, è composto, oltre che dal presidente della Fondazione (scelto dal ministro tra personalità di riconosciuto valore culturale anche a livello internazionale), dal sindaco di Venezia (che ne è il vicepresidente) o da un suo delegato, dal presidente della regione Veneto o suo delegato, dal presidente della provincia o suo delegato e prevede come componenti da uno a tre soggetti che abbiano conferito almeno il 20 del patrimonio della Fondazione. Quest' ultimo è il passaggio che permette l'ingresso ai privati, i quali devono anche impegnarsi nelle spese di gestione per tutta la durata della loro presenza nel consiglio di amministrazione. L attuale cda scadrà automaticamente con l'approvazione definitiva del decreto in consiglio dei ministri. La Fondazione può partecipare a società di capitali o contribuire alla loro formazione in conformità con i suoi scopi istituzionali. Il potere resta dunque al cda, nel quale non entrano altre società di cultura dello stato, ma il decreto prevede anche la nomina di una Consulta composta da rappresentanti della stessa Fondazione Biennale di Venezia, della Triennale di Milano, della Quadriennale di Roma, della Fenice di Venezia, dell' Ente teatrale italiano (Eti), di Cinecittà Holding e e della Fondazione Scuola Nazionale di Cinema di Roma. La consulta ha il compito di esprimere pareri in merito a programmi e indirizzi di carattere culturale e artistico. La Fondazione avrà anche un direttore generale scelto in una in terna di nominativi, proposta dal presidente della Fondazione, su delibera del cda. L'altra importante novità riguarda i direttori dei settori, scelti tra personalità anche straniere per un periodo massimo di quattro anni e comunque non superiore a quello dello stesso cda: lo statuto prevede infatti che, in rapporto alla particolare complessità dei programmi (un esempio tipico è la Mostra del cinema), le funzioni della dirczione possano essere attribuite anche ad un collegio di non più di tre membri. Duro il primo commento di Amerigo Restucci, membro del cda, che ne chiede un'immediata convocazione e auspica una mobilitazione di tutte le forze politiche e culturali a difesa dell'autonomia della Biennale. «Venezia - ribadisce il consigliere - non può farsi scippare questa istituzione che e una icona della venezianità positiva, come Palazzo Ducale o San Marco». Reazioni negative anche da Andrea Martella (Ds) e da Luana Zanella dei Verdi.