LAPPELLO Il professor Tognarini teme che i reperti di archeologia industriale vengano cancellati Il Silos, a San Vincenzo, è macchina industriale unica al mondo, dove la teleferica scaricava a valle il materiale trasportato dalla collina. Lo ha progettato e realizzato alla fine degli anni Venti uno dei più grandi architetti e ingegneri del secolo, Pierluigi Nervi. Laltoforno 1, a Piombino, è invece uno degli ultimi simboli della storia della siderurgia nel secolo dellindustrializzazione. Due monumenti di archeologia industriali. Due reperti che rischiano di essere spazzati via. A lanciare lallarme è Ivano Tognarini, professore di storia moderna alluniversità di Siena e già docente di archeologia industriale ad Arezzo, militante e dirigente di primo piano dellAipai (Associazione italiana patrimonio archeologico industriale), noto per essere il presidente dellIstituto storico della Resistenza. «Nel silenzio più assoluto rischiano di essere consumati due crimini culturali» denuncia Tognarini. «Chiedo che si apra il dialogo, che si trovino soluzioni possibili per salvare la memoria. Spero di stimolare sensibilità che non vedo». Il Silos di San Vincenzo è un caseggiato lungo 120 metri, alto 11, largo 9. Congegni, meccanismi e ingranaggi, innovativi per lepoca, ne facevano la stazione darrivo dove la teleferica scaricava nei paioli il calcare proveniente dalle cave di San Carlo e destinato alla Solvey. A farne unopera preziosa è la firma di Pierluigi Nervi, larchitetto che ha progettato lo stadio di Firenze, allepoca Berta oggi Franchi, laeroporto da Vinci a Roma, il palazzo dellUnesco a Parigi, il grattacielo Pirelli a Milano, la nuova aula delle udienze pontefice in Vaticano (la Paolo VI). Il Silos è messo in pericolo dal tracciato della ferrovia che sostituirà la funzione svolta dalla teleferica. «Basterebbe spostare il tracciato di pochi metri per salvare il silos, progettandone il riuso, ma non vedo interesse per lopera di Nervi». A Piombino, invece, laltoforno 1 rischia di subire la stessa sorte dellaltoforno 3, demolito negli anni Novanta. In quellarea, interna alla Lucchini, è stato infatti deciso di trasferire la Siderco, azienda dellindotto. «Laltoforno può degnamente rappresentare tutta la storia della siderurgia del nostro territorio dallantichità ad oggi» sostiene Tognarini. «Tra il demolirlo con la dinamite e il conservarlo possono esserci soluzioni di compromesso. Smontarlo e trasferirlo altrove, come si fa nel Nord Europa. O almeno studiarlo a fondo, filmarlo e fotografarlo, documentare le fasi della demolizione». Il sindaco di Piombino, Gianni Anselmi, è possibilista: «Laltoforno sarà demolito, ma abbiamo contatti con lAipai per conservarne la memoria».
ARCHELOGIA INDUSTRIALE - "Salviamo il silos di Nervi e lAltoforno 1 di Piombino"
Il professor Ivano Tognarini, docente di storia moderna e militante dellAipai, teme che i reperti di archeologia industriale vengano cancellati. Due esempi sono il Silos di San Vincenzo e laltoforno 1 di Piombino. Il Silos, progettato da Pierluigi Nervi, è un caseggiato lungo 120 metri che scaricava il calcare proveniente dalle cave di San Carlo. Laltoforno 1, anch'esso di Nervi, è uno degli ultimi simboli della storia della siderurgia nel secolo dellindustrializzazione. Tognarini chiede che si apra il dialogo e si trovino soluzioni per salvare la memoria di questi reperti.
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