La beffa di Urbani. Mentre il ministro dei Beni Culturali "bigiava" alla Camera l'audizione in Commissione Cultura mandando al suo posto il sottosegretario Nicola Bono a garantire sull'autonomia della Biennale nella sua riforma nelle stesse ore faceva approvare in Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo sulla Società di Culturatrasformata in fondazione (ma senza patrimonio) che la pone di fatto sotto il controllo politico e culturale di un nuovo organismo, voluto dal Ministero. E' la Consulta di cui Urbani aveva già fornito qualche anticipazione composta da rappresentanti della stessa Biennale, della Triennale di Milano, della Quadriennale di Roma, della Fenice di Venezia, dell' Ente teatrale italiano (Eti), di Cinecittà Holding e e della Fondazione Scuola Nazionale di Cinema di Roma. La Consulta secondo il decreto avrà il compito di esprimere pareri in merito a programmi e indirizzi di carattere culturale e artistico, ma di fatto controllerà le scelte della Biennale, che dovrebbe, altrimenti, aprire ogni volta un contenzioso lacerante con il nuovo organismo, per riaffermare la propria autonomia, in caso di diversità di pareri. Del resto, lo stesso Bono, leggendo in Commissione la risposta di Urbani all'interrogazione presentata dai Democratici di sinistra, denunciava «la totale assenza di coordinamento tra le iniziative assunte dalla Biennale e quelle intraprese negli stessi settori di intervento da altre fondazioni ed enti pubblici sovvenzionati dallo Stato», spiegando che la nascente Consulta «garantirà finalmente il necessario coordinamento con gli altri soggetti che operano in analoghi settori della cultura». Una Biennale sotto tutela, insomma, e sempre meno veneziana nelle scelte, anche se formalmente, secondo Giuliano Urbani «le nomine dei direttori dei settori rimarranno di esclusiva competenza del Consiglio di amministrazione», e così i programmi. Ma, anche qui, il decreto di Urbani sembra andare in tutt'altra direzione. Nel nuovo statuto infatti è previsto che, in rapporto alla particolare complessità dei programmi come per la Mostra del Cinema le funzioni della direzione possano essere attribuite anche ad un collegio di non più di tre membri. Dunque, moltiplicazione dei posti e un triumvirato, dove, accanto a un direttore nominato dalla Biennale, potrà essercene, ad esempio uno "suggerito" nella Consulta da Cinecittà Holding e un altro "consigliato", dalla Scuola Nazionale di Cinema. Difficile, in queste condizioni, che un professionista come Moriz de Hadeln accetti di restare al suo posto con due angeli custodi nel ruolo di suggeritori. Il percorso del decreto Urbani dovrebbe essere, infatti, piuttosto rapido. Un passaggio all'esame della cosiddetta 'bicameralina' presieduta dal senatore Cirami, un salto nelle due Commissioni parlamentari Cultura per un parere solo consultivo e poi via per il secondo e definitivo passaggio in Consiglio dei ministri. A questo punto il presidente della Biennale Franco Bernabè e l'intero Consiglio di amministrazione decadrebbero, ma il ministro sarebbe disponibile a rinominarli, visto che il problema dell'autonomia e del "concerto" con il nuovo statuto sarebbe definitivamente risolto. Salta nel nuovo statuto anche la spa della Biennale con Cinecittà Holding e la Scuola Nazionale di Cinema per l'organizzazione della Mostra a questo punto non più necessaria e viene introdotta per la Biennale la possibilità di entrare o contribuire alla costituzione di società di capitali, per aumentare i suoi cespiti. I privati potranno entrare nel nuovo Consiglio di amministrazione delia Biennale (da uno a tre membri). A questo punto, la palla oltre che all'opinione pubblica passa a Bernabè, al vicepresidente Paolo Costa e al Consiglio della Biennale, obbligati a scegliere se essere liberi o "tutelati".
Urbani affossa l'autonomia della Biennale
Il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha presentato un decreto legislativo che trasforma la Biennale di Venezia in una fondazione senza patrimonio, ponendola sotto il controllo politico e culturale di un nuovo organismo. La Consulta, composta da rappresentanti della Biennale, della Triennale di Milano, della Quadriennale di Roma e altre fondazioni, avrà il compito di esprimere pareri in merito a programmi e indirizzi di carattere culturale e artistico, ma in realtà controllerà le scelte della Biennale. Il decreto prevede anche la moltiplicazione dei posti nel Consiglio di amministrazione e la possibilità per i privati di entrare nel nuovo Consiglio.
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