Spiagge, caserme, torri costiere, case cantoniere e persino qualche linea ferroviaria dismessa: lo Stato sta facendo l'inventario dei suoi beni, con la speranza di apporre la scritta «Vendesi». Un fiume di carte e di elenchi viaggia da Roma verso le varie regioni d'Italia. A Bari, nelle stanze del castello svevo, sede della Soprintendenza ai Beni artistici della Puglia, c'è l'«Ufficio Vincoli», che in questi tempi è ancora più carico di fascicoli. Carta su carte «Si tratta degli elenchi che abbiamo ricevuto dalla Soprintendenza tramite l'Agenzia per il Demanio: una sorta di inventario dei beni immobili per i quali si chiede l'eventuale presenza o meno di un interesse storico-artistico», spiega il soprintendente per i Beni architettonici Gian Marco Jacobitti. Il quale aggiunge che in alcuni casi, «come per quanto riguarda alcuni beni ex militari, l'interesse artistico non sussiste e quindi si potrebbe procedere alla vendita». Cosa vendere «Per il momento siamo ancora in fase embrionale», sottolinea il soprintendente. Ma si possono fare alcuni e-sempi esplicativi di beni che potrebbero essere venduti, come ex poligoni militari o ex caserme come la «Rossani» (nella quale è noto che il Comune vorrebbe realizzare parcheggi). Ma non ci sono solo beni militari. C'è, ad esempio, una serie di strutture in abbandono, per le quali - dice l'architetto Jacobitti -l'eventuale alienazione avrebbe la funzione di recupero. Ed ecco l'idea di alienare il convento di Casamassima; ecco un'ala del castello Alfonsino di Brindisi in cui si sta portando avanti un intervento di restauro che potrebbe un domani trasformarsi in accoglienza alberghiera. «Un po' come i "parador" della Spagna». E poi c'è il caso binari. Nell'elenco si parla della linea ferroviaria per Bitetto e, ad Altamura, di un tratto dismesso della Bari-Matera. In questi casi, nessun interesse storico-artistico. Ma fin qui parliamo dei beni che hanno una certa notorietà, perché tra le carte sono elencati anche immobili, appartamenti, locali, strutture dalle quali lo Stato intenderebbe ricavare non pochi euro. Cosa non vendere Tra i beni inventariati c'è anche la spiaggia barese di S. Francesco alla Rena. «Questa per esempio - dice ancora Jacobitti - potrebbe essere alienata perché non ha interesse storico artistico, ma io certamente sarei per garantire le coste». In questo senso, sembra una pura formalità la presenza nell'elenco dei beni anche del «lungomare Nazario Sauro»; chi potrebbe mai comprarlo? E perché? Del resto, esiste un inviolabile vincolo paesaggistico. «Certo nessuno potrebbe far vendere Castel del Monte o gli Uffizi - dice l'arch. Jacobitti - sarebbe solo un'assurdità e in questo senso credo che ci sia una preoccupazione eccessiva. Ma tengo a precisare che a mio avviso almeno l'80 del patrimonio sarebbe cedibile, escluso ovviamente i monumenti simbolo». Insomma, una serie di «no». Come ad esempio una risposta negativa è andata all'eventuale alienazione del faro di Vieste (Foggia) o del faro delle isole Tremiti. Mentre non avrebbe vincoli la postazione di vedetta di S. Cataldo e l'ex radiofaro di Giovinazzo o alcune torri costiere del Brindisino. La burocrazia Non è facile giungere alla vendita: diciamo che l'iter è talmente lungo che, forse, tutta la discussione in atto è prematura. La Soprintendenza, deve fare sopralluoghi e valutare l'interesse esistente sul bene prima di dare l'eventuale ok all'alienazione. Una procedura lunga, che ha creato l'allarme scatenato dal cosiddetto «silenzio-assenso», emendamento alla Finanziaria, che permetterebbe la vendita di immobili in 4 mesi senza un esplicito «no». Di fronte a questa ipotesi di procedere, parecchi soprintendenti del Nord e del Centro Italia (da Claudio Strinati a Roma fino a Maria Teresa Fiorio a Milano e Nicola Spinosa a Napoli) hanno replicato con polemica parlando di un silenzio-assenso che diventerebbe solo un assenso «perché le carenze di organico non permettono di catalogare tutto». Anche Jacobitti parla di un lavoro lungo: «Ci vorrebbe una struttura ad hoc, ma credo che se ci dovessero chiedere informazioni su qualche bene, saremmo in grado di darle senza problemi». I beni mobili E le tele? E i capitelli? Non sono anch'essi beni dello Stato? Sorride il soprintendente per il Patrimonio storico artistico Salvatore Abita, in quanto per le opere d'arte «mobili», il problema della vendita non si pone. «Non abbiamo ricevuto alcun elenco e alcuna circolare», spiega Abita. Ma, parlando della possibilità di alienare questo patrimonio dello Stato, il soprintendente definisce il tutto «non una soluzione per rimpinguare le casse delle finanze, ma solo un ulteriore svilimento che rischia di mettere insieme beni come quelli di nostra competenza e beni di puro valore commerciale. Tutto ciò la dice lunga sulle idee del governo». Il soprintendente Abita sottolinea che si tratta di una sua personale opinione: «Forse tutta questa vendita si poteva evitare, anche perché non so quanto possa portare realmente in cassa. Meglio sarebbe invece far cassa con beni che non hanno rilevanza artistica. Penso ad esempio ad alcuni immobili attorno a Punta Penna a Tarante, beni demaniali che andrebbero ristrutturati e invece rimangono desolati». Altro che «Vendesi»: il cartello, per ora, può attendere.