Acerra. Gran parte del foro dell'antica Suessola è stato distrutto dai tombaroli. L'amara scoperta è stata fatta dagli archeologi dell'Università di Salerno nel corso dell'ultima campagna di scavi terminata qualche settimana fa per la mancanza di finanziamenti. «Un grosso escavatore ha praticamente danneggiato il capitolio e gran parte della bellissima piazza. Lo scempio dovrebbe essere avvenuto almeno 15 anni fa secondo le nostre analisi al carbonio», spiega l'archeologo Amedeo Rossi dell'Università di Salerno. La rivelazione choc è stata fatta nel corso della presentazione della mostra «Suessula. Ambiente, architettura, archeologia», allestita nella sala dei convegni del Castello baronale di Acerra dalla sezione locale dell'Archeoclub. I lavori di scavo erano iniziati subito dopo Pasqua e hanno portato alla luce parte della basilica, del foro romano, una porticus, un sacello e un tratto dell'antica strada lastricata, allargando il perimetro disegnato con gli scavi iniziati nel 1999. Ed è stato proprio in questa ultima campagna di scavo che è stato possibile quantificare e datare i danni fatti dai tombaroli 15 anni fa. Ora la campagna archeologica è praticamente conclusa per la mancanza di fondi e si lavora per mettere a punto un primo nucleo del costituendo parco archeologico. «La tranche dei 150 mila euro giunti dal Governo servirà per la progettazione ma anche per dotare l'area archeologica finora portata alla luce e di un sistema di videosorveglianza che possa scoraggiare ladri e vandali», dice l'assessore alla cultura De Laurentis. Al Comune si punta anche al recupero delle precedenti tranche del finanziamento governativo finite erroneamente a Napoli, invece che ad Acerra. Il primo nucleo del parco archeologico dovrebbe essere costituito da un ettaro di superfice e doveva essere visitabile già da questo autunno. Ma con i lavori di scavo fermi per la mancanza di finanziamenti, tutto è slittato a data da destinarsi. Le campagne di scavo in contrada Calabricito ripresero dopo un secolo nel 1999. Finora sono stati portati alla luce parte del foro romano, alcuni edifici pubblici che per il docente universitario Luca Cerchiai: «Non hanno nulla da invidiare a quelli di Pompei».