Alla vigilia della probabile ratifica della Fondazione dei Musei Civici, si riaccende il dibattito sull'organizzazione delle mostre in centro storico e sul ruolo dei privati Marco Goldin (Linea d'ombra): «Mostre evento qualificano le presenze turistiche e creano un ricco indotto per le città» «Venezia, come altre grandi città turistiche, ha bisogno ogni tanto di una grande mostra-evento per rilanciare l'immagine di città culturale». Marco Goldin, 45 anni, trevigiano, affronta un tema "caldo": l'organizzazione di mostre e il rapporto tra privati e istituzioni pubbliche. Oggi a Ca' Farsetti ci sarà un incontro per la Fondazione dei Musei Civici , struttura che cercherà di attrarre capitali privati. Goldin, con la società "Linea d'Ombra", dal 1998 al 2003, rilanciando Ca' dei Carraresi, fece esplodere il "caso Treviso": 2 milioni di visitatori in sei mostre. Poi le grandi rassegne, da Torino a Brescia, con quella in corso dedicata all'America. È di questi giorni un'altra notizia: Goldin è stato chiamato a dirigere il primo Executive Master italiano per curatori di mostre organizzato dall'Università Iuldm di Milano, che si terrà da gennaio a marzo. Goldin, cosa vuol dire coinvolgere i privati per organizzare eventi culturali? «Qui da noi viene vista come una novità, ma altrove è una realtà consolidata. Ci sono due modi per coinvolgere i privati: uno è la classica sponsorizzazione, cosa nota e stranota. L'altra è la stipula di un contratto tra il soggetto pubblico e il privato che entra come partner di un evento, se ne assume il rischio d'impresa, la produzione, l'impiego di professionalità che magari all'ente pubblico mancano. Ma che si assume anche i guadagni, secondo gli accordi stabiliti, perché altrimenti saremmo nel campo del mecenatismo». Questo avviene in Italia? «Molto raramente». Qual è di norma il rapporto tra pubblico e privato? «Normalmente in Italia i privati arrivano al 10-20 per cento. Noi di "Linea d'ombra" lavoriamo in un rapporto di 50 e 50, ma a Brescia siamo saliti anche al 65 per cento». Che significa? «Significa che mettiamo sul piatto cifre importanti, milioni di euro. Ma all'estero il privato arriva a coprire il 95 per cento dell'organizzazione di un evento». Perché in Italia il ruolo dei privati è ancora marginale? «Perché i musei e le politiche culturali dipendono ancora troppo dalla politica. Non si può lavorare su lunghi periodi, visto che praticamente ogni anno ci sono elezioni, amministrative o politiche». Quanto vale una buona mostra in termini di indotto per una città? «Recentemente è stato fatto uno studio dell'Irer della Regione Lombardia, assieme alla Bocconi, che ha comparato due eventi culturali: la mostra su Gaughin e Van Gogh a Brescia, che è durata 5 mesi tra il 2005 e il 2006, e il Festival della letteratura di Mantova, che dura 5 giorni. È stato calcolato che a fronte di 540mila visitatori alla mostra di Brescia (la prima in Italia e la quarta al mondo in quel periodo) è stata generata una ricaduta sulla città di circa 75 milioni di euro».Potenza del grande evento? «Certo, è importante però saper comunicare bene, perchè uno può organizzare la più bella mostra del mondo, ma se nessuno lo sa...». Lei è di Treviso, si è laureato a Venezia a Ca' Foscari: come giudica l'offerta culturale veneziana, il modo in cui Venezia mostra il suo volto di città della cultura e dell'arte? «Su Venezia, ma come sulle maggiori città d'arte italiane come Roma, Firenze, Verona, c'è molto lavoro da fare, mi pare. Uno si aspetta che queste città, che attirano milioni di turisti l'anno, facciano registrare il pienone anche a mostre e musei . Invece non è così». Come mai? «Perché i turisti arrivano in comitive, hanno tour organizzati e rigidi: un'ora a San Marco, un'ora a Palazzo Ducale, mezz'ora a Rialto... Perché una mostra temporanea venga inserita nel pacchetto del viaggio deve essere comunicata per tempo, deve essere presentata bene, resa nota al grande pubblico. Chiariamo, questo non è alternativo a mostra di carattere scientifico, più specifico, E non è detto che una mostra-evento non possa anche avere un alto contenuto di ricerca...». Insomma, manca l'evento... «Almeno una volta l'anno. E senza aver paura di accostare la divulgazione all'evento, anche se so bene che questo può far storcere il naso a qualcuno». Ma quanto contano la promozione, la comunicazione, la qualità dei servizi offerti da un museo? «Tantissimo. Lo scorso anno la mostra su Turner al museo Correr fu visitata da centomila persone. Se si considera l'artista, il suo rapporto con la città, la sede, non sono numeri soddisfacenti. Si poteva puntare tranquillamente al triplo in quattro mesi di apertura. Segno che c'è qualcosa da rivedere, che si può lavorare in modo migliore dal punto di vista della programmazione». Senta, ma con i risultati ottenuti e considerando che si è laureato a Ca' Foscari, come mai non ha mai lavorato a Venezia? «Perché non mi hanno mai chiamato. Io ho il mio modo di lavorare, credo in determinati progetti. Evidentemente c'è chi ha idee diverse, ma non ne faccio un cruccio».
VENEZIA - La politica condiziona troppo gli eventi culturali
Marco Goldin, un privato trevigiano, ha fatto esplodere il "caso Treviso" con la società "Linea d'Ombra" dal 1998 al 2003, rilanciando Ca' dei Carraresi con 2 milioni di visitatori in sei mostre. Oggi, Goldin è stato chiamato a dirigere il primo Executive Master italiano per curatori di mostre organizzato dall'Università Iuldm di Milano. Goldin sostiene che il ruolo dei privati nella organizzazione di eventi culturali è marginale in Italia, mentre all'estero è una realtà consolidata. Secondo Goldin, i privati possono coprire il 95% dell'organizzazione di un evento, ma in Italia il ruolo dei privati è ancora limitato al 10-20%.
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