Con un ricorso al Tar l'amministrazione chiede un risarcimento danni di 700mila euro a Soprintendenza e Ministero Bloccati i progetti di scuola e palestra. Il comitato per il Monastero: «Mossa incomprensibile» Il Comune chiede i danni alla Sovrintendenza. Oltre 700mila euro, per l'esattezza. Il motivo? Gli ostacoli frapposti dall'ufficio veneziano (e quindi, di riflesso, anche dal Ministero per i beni culturali ) ai progetti urbanistici del Comune nell'area adiacente il brolo del monastero cistercense di San Giacomo. Risale all'inizio di novembre, ma la notizia è stata diffusa solo ieri, la stesura di un ricorso al Tar del Comune contro la Sovrintendenza di Venezia e il Ministero retto dal vicepremier Francesco Rutelli (e che vede controinteressate le monache) nel quale il sindaco Giancarlo Scottà chiede l'annullamento del decreto di revoca della tutela indiretta sull'area del brolo. Come si ricorderà, pochi mesi fa la Sovrintendenza avviò il procedimento per l'imposizione del vincolo diretto, cioè totale, di inedificabilità sull'area del brolo, impedendo così anche la costruzione della famosa palestra seminterrata, alta non più di sei metri, che in un primo tempo era stata concessa, proprio in virtù del vincolo "solo" indiretto. Parallelamente, il primo cittadino chiede il risarcimento dei danni che, secondo lo stesso Scottà, sarebbero derivati dalla revoca del vincolo indiretto, deciso dai sovrintendenti il 6 novembre 2003, per lasciare spazio al diretto. Un danno pari alle spese fin qui sostenute dall'amministrazione comunale per l'acquisto dei terreni e le progettazioni di scuola e palestra, e che sono stati quantificati (così almeno si legge nel ricorso di 26 pagine) in oltre 727mila euro "di cui si chiede il ristoro". "Abbiamo presentato ricorso al Tar perché non possiamo bloccare un progetto perché ad un certo punto qualcuno si sogna di ricorrervi contro" spiega Scottà. Ma la mossa del sindaco non convince il comitato per la salvaguardia del Monastero e dell'ambiente: "Il nuovo ricorso del Comune - afferma il presidente del comitato, Luigi Villanova - presenta due aspetti stranissimi e quasi incomprensibili. L'amministrazione comunale non ha chiesto la fissazione di udienza, né per discutere la sospensione dell'avvio del procedimento della Sovrintendenza, né per discutere se il Comune abbia subito o meno un danno. Il ricorso, così come è stato strutturato, potrebbe rimanere sospeso anche per anni. L'interesse a proporlo o c'è e allora si chiede la fissazione di un'udienza o non c'è e allora non si inizia un ricorso, salvo che non si voglia qualcos'altro". Villanova ricorda che la Sovrintendenza deve ancora decidere sul vincolo diretto e ipotizza che Scottà, con questo ricorso, possa volere "influenzare l'esito" della decisione stessa.