POLITICHE ABITATIVE Gli avvocati veneziani bocciano la politica della residenza di questi ultimi anni e Ugo Bergamo (nella foto) "bacchetta" il sindaco Massimo Cacciari per il suo disinteresse nei confronti di una eventuale seconda Corte d'appello a Verona. Questi gli argomenti salienti emersi nel corso del convegno "L'indotto economico della giustizia a Venezia", promosso dal centro studi Ava nella splendida cornice dello Studium generale marcianum, alla Salute. «Gli albergatori non desiderano un'economia cittadina monoturistica, ma una città viva - hanno affermato nella prolusione il presidente Ava Franco Maschietto ed il direttore Claudio Scarpa - perciò ci impegniamo nel favorire incontri su tutti i temi che riguardano Venezia ed il suo futuro. La Giustizia come tutti gli uffici direzionali creano indotto per la città, prima di tutto culturale ed in seconda battuta economico». «La Giustizia deve rimanere a Venezia - ha detto Stefano Ancilotto, sostituto procuratore Antimafia - ma le categorie e la classe dirigente politica debbono rendersi conto come sia difficile trattenere un indotto culturale ed economico come questo a fronte di una città così cara. Molti operatori della Giustizia, come i cancellieri e gli ufficiali giudiziari, provengono da fuori Venezia; la residenza in città è pressoché impossibile ed i buoni pasto non coprono il costo di un toast. Inoltre le sedi di Giustizia crollano a pezzi e per cavilli fra diverse proprietà ci troviamo a lavorare in modo disagiato». «Venezia necessità di attività interagenti e compensative al turismo - gli ha fatto eco Alfredo Bianchini, del Foro di Venezia - pensiamo a quante persone possano gravitare attorno ad una causa, fra avvocati, magistrati, testimoni, consulenti: abbiamo tuttora 26mila pendenze civili e 18mila penali. Se ci fosse una sufficiente politica abitativa dedita ai poli di residenzialità, Venezia non correrebbe alcun rischio di vedere dislocate altrove le proprie sedi di Giustizia. Si vorrebbe realizzare una seconda Corte d'appello a Verona; auguriamoci che non accada, altrimenti molte sarebbero le domande di trasferimento in quella sede, più facile da vivere». «La Giustizia non è estranea all'economia e alle categorie - è intervenuto Mauro Pizzigati, presidente dell'ordine degli Avvocati - Rialto da sempre ha rivestito la funzione di venezianità della giustizia, ma anche la cittadella prevista a piazzale Roma segna il passo, prima per la scoperta di reperti archeologici , poi perché non ci sono fondi per realizzare neppure il primo lotto». «In merito alla Giustizia a Venezia - ha concluso Ugo Bergamo, componente del Csm - le risposte dell'amministrazione comunale non possono essere ambigue. Il fatto che Massimo Cacciari si sia detto indifferente al problema di perdita di funzioni della Corte d'appello non depone a favore della sua intelligenza e della sua capacità amministrativa. Il Csm ha già rilevato come una sede veronese non rivesta alcuna esigenza tecnica. Venezia deve lottare per trattenere tutti gli uffici direzionali, dal momento che una città svuotata delle funzioni sancisce la sua morte». Al termine dell'incontro, l'Ava ha conferito il secondo premio "Alvise Maschietto" alla memoria dell'avvocato Lanfranco Caniato, scomparso recentemente, ricordandolo come una delle figure veneziane più vivide del secolo scorso, per il suo impegno forense, ma soprattutto per l'amore e per le sue riflessioni riguardo alle trasformazioni della città. Il figlio, Giovanni Caniato, ha nell'occasione citato "Il fiore reciso", raccolta dei tanti interventi di Lanfranco ne "Il Gazzettino", e presentato il nuovo volume "Ricordando Lanfranco", ricco di lettere private e di interessi teatrali.