VENEZIA-La "bomba" Biennale scoppia inattesa, in una giornata difficile, mentre le coscienze di tutto il Paese sono impegnate a piangere gli eroi di Nassiriya. Tentiamo di racimolare alcuni commenti a caldo, mentre il testo del decreto viene scambiato per email tra pochi fortunati. La sorte vuole che noi siamo tra questi, per cui domani avremo spazio ed agio per illustrare ogni particolare della "rivoluzione" Urbani. Cerchiamo il presidente della Biennale Franco Bernabé che però sceglie il silenzio e non rilascia dichiarazioni; cerchiamo il presidente Galan, ma è impegnato in una Conferenza Europea. Il sindaco di Venezia, Paolo , Costa si riserva di parlare dopo aver letto il testo ufficiale, il capo dell'opposizione, Renato Brunetta fa lo stesso. Col passare delle ore, la patata scotta sempre di più, è bollente. È stata una mossa che ha preso tutti in. contropiede. Siamo più fortunati con due consiglieri della Biennale, il prof. Amerigo Restucci e il giornalista Valerio Riva, nominati rispettivamente da Provincia e Regione. Restucci, di area Ds, è di sasso: «Mi pare la liquidazione della Biennale. Da quel che capisco mi pare svuotata di tutti i suoi ruoli, che si appaltino a soggetti terzi tutte le sue cose. Sono molto perplesso». Chiede una immediata convocazione del Cda da parte del presidente Franco Bernabé e auspica la mobilitazione di Venezia per l'autonomia della sua Biennale. «Più che una modifica di statuto - conclude - mi pare una celebrazione della fine della Biennale. Ma non la accetteremo facilmente». Valerio Riva, l'uomo di Galan in Biennale, è sconcertato: «Questo decreto ricalca o peggiora tutte quelle cose che erano uscite nei giorni scorsi dalla bozza trapelata e sulle quali erano state fatte molte critiche, in ordine soprattutto all'autonomia della Biennale. È una bella cosa che diventi una Fondazione, purché qualcuno si degni di spiegarci di quale patrimonio reale potrà disporre. Ma sinora nessuno ce l'ha detto, si parla vagamente che potrà avere questo e quello, ma dov'è, cos'è. In secondo luogo, l'invenzione di questa "Consulta" il cui scopo è semplicemente quello -a quanto mi è dato di capire- di dettare gli indirizzi programmatici e addirittura i programmi delle manifestazioni della Biennale. Non mi pare che laBiennale abbia il diritto di interloquire sui programmi, sulle nomine delle altre istituzioni: non è scritto che la Biennale ha gli stessi diritti che gli altri hanno su di lei. Questo limita grandemente l'autonomia della Biennale: tutto quello che deciderà di fare dovrà passare attraverso questi pareri resi dalla Consulta. È vero che questo organismo è voluto per "coordinare" l'attività di tutti questi enti, ma in realtà, l'articolo 11 stabilisce pesantissimi condizionamenti, tra cui la nomina dei direttori (previsto nell'art 13). Cioè, gli altri deliberano le loro iniziative, la Biennale si deve uniformare a quelle, sia nella formulazione dei programmi sia nella nomina dei direttori. Più grave di tutto è la possibilità, in caso di manifestazioni particolarmente complesse, di nomina di un collegio di tre direttori. Mi domando quale direttore che abbia perlomeno un po' di dignità possa prestarsi a dividere le sue responsabilità con altri due. Già deve sentire il parere della Consulta, poi deve accordarsi con gli altri due. Come si fa, non lo capisco». L'on. diessino Martella, che aveva ricevuto ieri una rassicurante risposta in Commissione Cultura alla sua interrogazione al ministro dei Beni Culturali sulla materia da parte del sottosegretario Bono, va giù deciso: «Hanno messo le mani sulla Biennale. Dovremo esprimerci nuovamente in Commissione: è evidente che ci batteremo per l'autonomia della Biennale attraverso procedure e organismi che la possano garantire».
Restucci: Viene svuotata di tutti i suoi ruoli; Riva: C'è il rischio di limitarne l'autonomia
La Biennale di Venezia è stata "liquidata" con un decreto che la trasforma in una Fondazione, con l'autonomia limitata. Il presidente della Biennale, Franco Bernabé, non ha rilasciato dichiarazioni. Il sindaco di Venezia, Paolo Costa, si è riservato di parlare dopo aver letto il testo ufficiale. Il capo dell'opposizione, Renato Brunetta, ha fatto lo stesso. Due consiglieri della Biennale, Amerigo Restucci e Valerio Riva, hanno espresso critiche contro il decreto. Restucci ha chiesto una convocazione del Cda e ha affermato che la Biennale è stata svuotata dei suoi ruoli.
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