II ministro vuole smembrare la storica collezione per portare un Caravaggio a Palazzo Barberini. Che razza di pasticciaccio brutto alla romana è scoppiato in seno alla Soprintendenza capitolina. La Galleria Corsini, gioiello del Polo museale romano, rischia improvvisamente la chiusura, tanto che una sfilza di nomi eccellenti, studiosi e non solo, ha lanciato un appello a Rutelli per la sua salvaguardia. E perché il ministro finora non s'è fatto sentire? Ma come, direte voi. Il ministro a Roma l'abbiamo sentito eccome, poche settimane or sono, annunciare al mondo la scoperta del Lupercale, la grotta al Palatino ove furono trovati i gemelli con la lupa. L'abbiamo poi rivisto sul medesimo colle per tagliare il nastro alla casa di Augusto, presto accessibile (a trent'anni dalla scoperta). Lì l'abbiamo visto prima mettersi in posa col sindaco Veltroni, per farsi bombardare dai flash, le spalle agli affreschi appena restaurati; poi a favore delle telecamere, verso l'affaccio sul nuovo loft del Pd, però solo per mostrare il panorama de Roma bbella. Il pasticciaccio della chiusura della Corsini era iniziato l'anno scorso con un'apertura: il ministro, forbici in mano, inaugurava le nuove sale di Palazzo Barberini, principale sede del Museo Nazionale di Arte Antica. Rutelli era lì a farsi sentire e a sentire a sua volta il soprintendente al Polo Museale, Claudio Strinati, che spiegava come presto si arriverà dove altri hanno fallito, dando vita alla Grande Barberini, con dozzine di dipinti da tirare fuori dai depositi nonché dall'altra sede del Museo Nazionale, la storica Galleria Corsini a Trastevere. Ma come, quella del pasticciaccio? Eh, sì. Perché smembrandola - spiegava Strinati -, e destinando gli spazi ad altro, si avrebbe «la possibilità di vedere un quadro di Caravaggio in più» a Palazzo Barberini e varie voci di spesa in meno da mettere a bilancio. Caspita, un progetto da grandeur d'altri tempi. O no? Eh, no. Perché: 1 ) Intanto alla Corsini, in direzione, nessuno era stato informato; 2) II pasticciaccio è proprio questo: il Polo Museale Romano, con questo scivolone, s'andava mutando in Polo Museale... alla romana. Perché la galleria di Palazzo Corsini alla Lungara - noto ai più quale sede dell'Accademia dei Lincei -, situata nel medesimo edificio e nei medesimi ambienti in cui nacque nel XVIII secolo ad opera della famiglia di papa Clemente XII, è oggi la stessa di quando fu donata allo Stato nel 1883. Con gli stessi dipinti, le stesse cornici, gli stessi arredi che si possono apprezzare tuttora. Proprio no, dunque. Al punto che il 28 novembre scorso, guidati dal dipartimento di Storia dell'arte dell'Università di Roma Tre, un gruppo di studiosi insigni, docenti di Storia dell'arte, Economia pubblica e Diritto dei beni culturali, ha sentito il bisogno di indire una giornata di studi dal titolo inequivocabile: "Problemi e prospettive dei musei storici romani: il caso della galleria Corsini". E Strinati c'era? No, non c'era. E il ministro Rutelli? No, non s'è fatto sentire. I singoli relatori hanno sciorinatole ragioni contro lo scempio di cui sopra: meritano di essere portate all'attenzione nazionale, avendo infatti il caso Corsini tutti i presupposti per rivelarsi cartina tornasole di certe tendenze nella gestione museale e dei beni culturali in genere - in atto nel Belpaese. Le ragioni: 1) La rilevanza storica della Galleria Corsini, tanto centrale per l'amministrazione pubblica dei Beni culturali quanto negletta dalla medesima, da rilanciare immediatamente a partire da una sua migliore promozione proprio ad opera del Polo, come è stato per la Borghese (Enzo Borsellino). 2) La salvaguardia dei contesti e la necessità di una politica unitaria sul turismo tra Regione, Provincia e Comune, scandalosamente carente a fronte di un numero gigantesco di visitatori avulsi da ogni accettabile principio di turismo culturale e incanalati verso sole tre cose -Colosseo, Foro, Vaticani - secondo criteri di valore ormai non più artistico ma puramente simbolico (Paolo Leon). 3) La difesa della capillarità museale rispetto alla smania di concentrazione, espressione di princìpi tramontati con la crisi del modello centralistico rispetto alla quale la soppressione della Corsini in favore di un megacontenitore dal richiamo sensazionalistico risulterebbe un'operazione non solo antistorica, ma anche anti-culturale perché incentiva il turista mordi e fuggì (Fabrizio Lemme). 4) La mancanza di chiarezza in seno al Polo Museale circa un progetto per cui l' obliterazione dell'istituto servirebbe giusto a prelevare una decina di opere necessarie ad "allineare" la costituenda Galleria Nazionale a - nientemeno - gli Uffizi, quando l'unico problema della Corsini, che in condizioni di apertura normale registra 15000 visitatori all'anno, è la mancanza di fondi necessari a pagare una mezza decina di custodi, in mancanza dei quali già dal prossimo gennaio - allarme! - non sarà possibile garantire le aperture (Sivigliano Alloisi, direttore della Corsini). 5) L'assurdità di cancellare una galleria preservatasi integra quando all'estero si mira alla ricostruzione di intere gallerie scomparse e ormai si tenta in tutti i modi di diversificare i flussi turistici per evitare le conseguenze distruttive del turismo di massa nei musei e nei tessuti urbani (Sybille Ebert-Schifferer). 6) Lo svuotamento del concetto di galleria "nazionale", sorto in epoca postunitaria ma ridotto ormai a mera indicazione di appartenenza amministrativa (Marisa Dalai Emiliani). Il ministro Rutelli, pochi giorni fa, mentre i promotori del convegno rivolgevano il pubblico appello di cui sopra, ha presenziato alla seduta del Consiglio Superiore per i Beni culturali che ha votato all'unanimità un ordine del giorno con cui si invitava a salvaguardare l'integrità della Galleria Corsini. Vedremo. C'è però un sottosegretario del Suo dicastero, Danielle Mazzonis, che ancora poco tempo fa insisteva a dire che alla Corsini, una volta sgombrata, ci si porta la ricchissima collezione che l'industriale Terruzzi intende cedere allo Stato. Come la mettiamo? Sarà mica questa l'origine del pasticciaccio?