IL SINDACO E LO SCRITTORE Il comune di Saluggia , sua patria, impedisce agli studiosi di leggerne le carte , mentre sta per uscire lepistolario con Achille Giovanni Cagna -------------------------------------------------------------------------------- Gianfranco Contini, uno dei massimi filologi e critici letterari italiani, lo apprezzava moltissimo, tanto da scrivere che grazie alle sue opere narrative «il Piemonte si allineava linguisticamente allUcraina di Gogol, al Berry della Sand, alle contee settentrionali di Emily Brontë e di George Eliot, allimminente Sicilia di Verga». Stiamo parlando di Giovanni Faldella, piemontese di Saluggia, ora in provincia di Vercelli, dove nacque nel 1846 e morì nel 1928. Fu avvocato, deputato, ma soprattutto giornalista eccezionale e scrittore della Scapigliatura felicemente inventivo e dalla lussureggiante «violenza espressionista»; un «rappresentante importante», per citare ancora Contini, «di quella eterna «funzione Gadda» che va da Folengo e gli altri macaronici, così efficaci su Rabelais, al Joyce di Finnegans Wake. Il valore dellautore di Una serenata ai morti e di Roma borghese, in buona sostanza, è assodato, ed è di sicuro il cittadino più illustre che Saluggia, paese di fagioli e adesso di tecnologia avanzata nel campo biomedico, possa vantare. Non tutti, però, sembrano pensarla così. Sarà singolare, un po comico e triste se si vuole: fatto sta che oggi, a osteggiare Faldella, è nientemeno che il sindaco di Saluggia, Marco Pasteris, a capo di una giunta di centrodestra e che siede sullo stessa poltrona che venne occupata con pubblica riconoscenza da Francesco Faldella, il padre di Giovanni. Che cosa è accaduto? È presto detto. Intanto lamministrazione locale, qualche settimana fa, ha tolto il patrocinio alla rappresentazione teatrale di un testo giovanile di Faldella, Un bacan spiritual, con la motivazione che la commedia offenderebbe la memoria di un sacerdote saluggese dellOttocento. In secondo luogo, poi, il Comune ha negato lautorizzazione ad alcuni studiosi dellUniversità del Piemonte Orientale a potere consultare il fondo epistolare faldelliano, in particolare il carteggio con Achille Giovanni Cagna, narratore scapigliato a sua volta (celebre il suo Alpinisti ciabattoni), amico e discepolo dello scrittore amato da Contini. Un fondo, oltretutto, di proprietà della Regione ma depositato a Saluggia. Tutto ciò è avvenuto sebbene Marco Carassi, sovrintendente per i Beni e le attività culturali di Torino, avesse espresso parere favorevole alla consultazione. Il risultato è che il volume che raccoglie il carteggio fra Faldella e Cagna, curato da Monica Schettino per Interlinea, nellambito della collana diretta da Giovanni Tesio e Giuseppe Zaccaria, uscirà a fine anno senza il corpus delle lettere custodite a Saluggia. Lassurda guerra del paese vercellese al suo figlio più conosciuto ha sollevato polemiche. E Zaccaria ha scritto un duro commento sul bisettimanale La Sesia, in cui afferma tra laltro che «la cultura del territorio si salvaguarda e si promuove lavorando; la censura è sempre oscurantista e reazionaria. Ma forse qualcuno rimpiange ancora i tempi felici del SantUffizio». Che cosa avrebbe pensato Faldella di questa vicenda? Forse avrebbe scritto uno dei suoi vertiginosi racconti umoristici, lui che, in una lettera a Cagna, si rallegrava delle «forti randellate per mettere in croce Benedetto Croce» e glorificava «la maldicenza, quando ha pagine splendide!».