Secondo il giurista interpellato dai gestori pronti a ricorrere al Tar, il Comune può decidere da solo e sbloccare il braccio di ferro ----------------------------------------------------------------- «La delibera sui dehors varata dalla giunta poggia su riferimenti normativi in tutto o in parte non pertinenti, oltre a essere, come da destra e da sinistra si è osservato, contraria al buon senso» scrive il professor Giulio Volpe docente di Legislazione dei beni culturali alluniversità «Roma tre» e al Dams. Il parere del docente è stato richiesto dallavvocato Franco Potitò che patrocina una decina di osti e baristi già ricorrenti al Tar contro la stessa delibera di palazzo dAccursio. ---------------------------------------------------------------- Il parere di un giurista sul braccio di ferro con la Soprintendenza il cui parere "è obbligatorio ma non vincolante" "Sui dehors il Comune può decidere da solo" La valutazione è stata chiesta dal legale che assiste alcuni dei locali che hanno annunciato lintenzione di ricorrere al Tar ---------------------------------------------------------------- La delibera della giunta comunale relativa ai dehors poggia «su riferimenti normativi in tutto o in parte non pertinenti, oltre a essere, come da destra e da sinistra si è osservato, contraria al buon senso». In estrema sintesi è questo il parere di Giulio Volpe, già consigliere del ministero dei Beni culturali, docente di Diritto dellimmagine al Dams e di Legislazione dei Beni culturali alluniversità «Roma tre». Il professore ha espresso un parere scritto sullatto del Comune che ha stabilito, riguardo il rilascio delle concessioni per linstallazione dei dehors, un preventivo parere vincolante della Soprintendenza ai Beni architettonici e monumentali. In pratica, tutti i commercianti che intenderanno allestire una veranda esterna al locale (ammessi solo tavolini e sedie), dovranno presentare la domanda prima alla stessa Soprintendenza e successivamente, in caso di assenso, al Comune. Questa procedura è stata duramente contestata dalle associazioni del commercio che si sono dette pronte a ricorrere al Tar. Dal canto suo, lavvocato Franco Potitò, il quale già patrocina una decina di baristi e ristoratori che hanno ricorso singolarmente, ha chiesto un autorevole parere al docente. Questultimo ha di fatto demolito larchitettura legale di cui è fatta la delibera. Il primo punto contestato è quello riguardante il carattere vincolante del parere delle Belle arti. Contrariamente al Comune, Volpe ritiene che larticolo 52 del Codice dei beni culturali stabilisce semplicemente il carattere «obbligatorio, ma non vincolante» del parere della Soprintendenza. Pertanto, il Comune potrebbe autorizzare i dehors anche di fronte alle perplessità dellente ministeriale. Nemmeno centra larticolo 21 dello stesso codice, tirato in ballo a sproposito, secondo il docente, nella delibera. Quella parte della legge, infatti, «non ha nulla a che vedere coi dehors, bensì riguarda casi di demolizione o spostamento di beni» e altre cose di questo tipo. Stesso dicasi degli articoli 146 e 159 che riguardano «interventi distruttivi o modificativi», nonché degli articoli 10 (comma 1) e 12. In definitiva, secondo Volpe, «largomentazione adottata dal Comune e da noi già contestata in passato (un anno fa n.d.r.), viene ora pretestuosamente o tendenzialmente riprodotta nella recente delibera sui dehors». Il professore aggiunge anche considerazioni non di legge, ma relative al contesto cittadino, prima fra tutte quella che tavoli e sedie ravvivano i centri storici «rendendo visibile, stimolante e partecipata la loro stessa vita».