Con squisito gusto del pericolo, business e cultura giocano d'azzardo e puntano al raddoppio. E' il caso della V edizione del Salone dei Beni e delle Attività Culturali, in programma dal 27 al 30 novembre negli spazi del terminal Passeggeri del Tronchetto, presentata ieri nelle austere sale dell'Università Cattolica di Milano. Un'Expo che pur proponendosi in uno scenario talvolta agonizzante, che vede analoghe manifestazioni in evidente debito di ossigeno, si permette di duplicare gli spazi espositivi e il numero degli espositori rispetto alla precedente edizione. Qualche cifra per capire la portata della manifestazione: 14000 mq di spazio allestito, 4 sale conferenze, 220 espositori, circa 180 i relatori nei convegni ufficiali del Salone. Ma i numeri e gli aspetti quantitativi dell'evento non devono mettere in ombra i contenuti qualitativi, che quest'anno, ancora di più, si sostanziano in dibattiti e convegni di alto livello. Una qualità che scaturisce dalla proficua sinergia creatasi tra l'efficacia organizzativa di Venezia Fiere (determinata dalle figure del presidente Lorenzo Marinese e dell'amministratore delegato Fulvio Landillo), la direzione dell'Expo di Maurizio Cecconi e il pungolo strategico di Armando Peres assessore alla cultura del Comune di Venezia. Su tutto è prevalso l'obiettivo di confermare questo evento come uno dei principali appuntamenti per gli operatori dei beni culturali privilegiando la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, con particolare attenzione al rapporto tra pubblico e privato, all'innovazione tecnologica, alla gestione del «servizio al cliente-fruitore», alla gestione manageriale delle risorse, alle nuove figure professionali. In questo contesto sorge l'esigenza di decolpevolizzare la gestione del patrimonio culturale dal peso di una fisiologica «liason fatal», che talvolta gli fa strizzare l'occhio alle esigenze del «business» e tendere la mano al fascino dei flussi turistici. Un'esigenza che -come ricorda Armando Peres - vede in Venezia la sua sintesi paradossale con circa 14 milioni di turisti, che consentono un pareggio del bilancio, ma generano un impatto estremamente pericoloso per la conservazione del patrimonio. Inoltre - come sostenuto da Maurizio Cecconi - c'è l'esigenza di leggere il patrimonio culturale con occhi più moderni, capaci di adottare filtri comunicativi e informativi in sintonia con lo stile attuale: pensiamo ai musei via Web o alle esperienze di chioschi informatici per la divulgazione dentro e fuori i musei. Infine c'è la preoccupazione di garantire un'adeguata formazione dei giovani e un rinnovato legame con l'Università. Un impegno che, nell'Expo veneziana, vedrà protagonista l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con un corso d'Alta Formazione post-laurea dedicato alla valorizzazione dei Beni Culturali che utilizzerà il Salone di Venezia come grande laboratorio interdisciplinare attenti ai temi dello sviluppo sostenibile del patrimonio artistico culturale. Proprio un esempio di sviluppo sostenibile fondato sulla valorizzazione «moderna» del patrimonio culturale verrà discussa da Micail Piotrovsky, direttore del Museo Statale dell'Ermitage di San Pietroburgo precursore di alcune soluzioni più aggiornate sollecitate anche dagli studi di maestri del marketing dei servizi culturali come Philip Kotler. Ma l'Expo non si ferma qui Tanti i temi da discutere e altrettanti i convegni con interventi di personalità del mondo dell'arte e della cultura della politica e dell'imprenditoria. Al Salone di Venezia si discuterà di Finanziamenti, organizzazione e gestione nella cultura, di Musei del domani: ipotesi a confronto di Innovazione tecnologica: nuovi prodotti per la valorizzazione dei beni culturali di Nord e Sud. Si affronteranno le questioni connesse all'occupazione col convegno Cultura e beni culturali nel processo produttivo e nella formazione e ci si interrogherà sulla Produttività del bene e commercializzazione compatibile.