LA IV Conferenza nazionale delle biblioteche che si è svolta di recente a Firenze ha portato alla luce un dibattito di estremo interesse non solo sul piano scientifico ma anche su quello direttamente politico-culturale. Il "Corriere della Sera", con Stefano Bucci, in occasione di questo incontro, ha dato un contributo significativo con un articolo dal titolo: "Riforma della cultura, un no dalle biblioteche". Ma l'assise di Firenze ha avanzato un dibattito di estremo interesse e di coinvolgimento. Sia il sottosegretario del Ministero per Beni e le Attività culturali, Nicola Bono, sia gli altri organismi hanno contribuito a lanciare un messaggio di cooperazione all'interno della questione cultura attraverso un "tavolo" di partecipazioni e coinvolgimenti. Una Conferenza nazionale che ha offerto spunti per un approfondimento generale su temi più eterogenei. L'impegno di Bono è a tutto tondo su una materia che oggi va necessariamente riconsiderata, soprattutto alla luce della ristrutturazione dei dipartimenti del ministero. Investire sul libro e sulle biblioteche è investire su una memoria che diventa futuro e investimento, il Ministero per i beni e le attività culturali è una garanzia di tutela e di progettualità riferito al patrimonio storico. Il Direttore Generale del Ministero, Francesco Sicilia, ha più volte sottolineato i punti nevralgici che riguardano in modo particolare il dialogo tra cultura, strutture bibliotecarie e professionalità in una società avanzata sul piano telematico. Da anni impegnato su questi temi, ha strutturato delle linee che restano portanti nella direttiva biblioteca-libro. Un discorso tutto aperto, che pone al centro il Ministero in questione, con una serie di valutazioni e verifiche su una progettualità territoriale che punta all'educazione alla lettura e ad una maggiore sinergia tra istituti. C'è da registrare ormai un interessante dibattito che riguarda sì i beni culturali nella loro settorialità, ma la vivacità della discussione e la problematicità che pone tocca più ambiti tra loro ben collegati. La progettualità culturale deve partire dalla specificità dei dati di base che sono quelli del patrimonio posseduto dal nostro Paese. Indubbiamente, ancora oggi, come era emerso dalla "Dichiarazione di Are et Senan" dell'ormai lontano 1972 e commentata positivamente dal "Rapporto sull'economia della cultura in Italia 1980-1990", discutere di cultura e sulla cultura "significa parlare di grandi mezzi di comunicazione di massa, di industrie culturali: dal giornale al libro, dal disco alla videocassetta, dal cinema alla pubblicità...". Ed è anche vero che resta fermo un problema posto da Girard addirittura nel 1965, il quale affermava che "Ciò che si misura non è la cultura, ma sono i mezzi della cultura". Su questo argomentare vanno impostate, in una società come la nostra, le nuove realtà del sapere e della conoscenza. Si parla dei nuovi saperi non più con una logica soltanto pedagogica o rigorosamente specialistica, ma con un ragionamento interattivo che mette insieme culture e realtà nei contesti territoriali. Andiamo verso una progettualità totalizzante del recupero e degli investimenti. In questo quadro i beni culturali sono al centro, appunto, del dibattito. I beni culturali sono testimonianze nel tempo che ha attraversato le civiltà e ritornano sotto le diverse forme a raccontare storie. Se non raccontassero storie sarebbero senza anima. Ma restano a ritagliare il passato e si vivono nella nostalgia del futuro, tra riferimenti che sottolineano l'importanza della memoria che si decodifica come identità. Paola Dubini, in un testo di qualche anno fa, aveva sostenuto: "Lo sviluppo di nuovi musei o nuove biblioteche si configura in genere come un arricchimento e ampliamento di un museo preesistente, o nella costituzione di un sistema sul territorio; in altri casi, i nuovi entranti sviluppano modelli di museo radicalmente innovativi, dove - per esempio - le finalità didattiche sono prioritarie rispetto a quelle di conservazione". II più delle volte ci si dimentica che discutere sui beni culturali significa, ormai, puntare i riflettori su una vasta problematica che riguarda i musei certamente, le biblioteche, gli archivi, le soprintendenze ma anche le cosiddette attività culturali, che vanno specificate come spettacolo, teatro, cinema e poi ancora collegamenti con il turismo e con lo sport. Dai musei alle biblioteche, ci sono aspetti che rivelano uno spaccato particolare della vita culturale di una Nazione. Occorre un'armonica politica sulle biblioteche e sui beni librari, che sia basata su un progetto culturale che tenga conto delle realtà della grande editoria, ma necessariamente c'è bisogno di realizzare un rapporto sereno tra piccola editoria e mercato in quelle realtà in cui deve realizzarsi una maggiore sinergia tra mezzi di comunicazione e formazione. Le biblioteche hanno una loro storia. In fondo la storia della cultura in Italia la si può leggere attraverso la storia delle biblioteche. Le quali non sono soltanto dei contenitori di testi antichi e moderni, ma dovrebbero essere considerati dei veri e propri laboratori di cultura La storia della biblioteca parla diversi linguaggi. Il rapporto tra università e biblioteca è un rapporto non tanto istituzionale quanto di ricerca. Così il costante dialogo tra l'educazione al libro e l'educazione alla consultazione dei testi. Il ruolo delle biblioteche dovrà essere rivitalizzato con incentivi di ordine educativo e formativo alla luce di una più chiara politica del libro, che significa politica sulle attività di quelle economie che vengono definite sommerse ma che contribuiscono ad una più ampia visione di quelle risorse produttive che diventano attività economiche vere e proprie. Anche da questo punto di vista la cultura è strettamente legata alla funzionalità delle biblioteche in quanto centri di partecipazione, centri di discussione, centri di mobilitazione di idee. E non mi riferisco soltanto alle biblioteche statali. Si pensi alle biblioteche dei conventi e dei monasteri. Alle biblioteche ancora degli Enti locali e del mondo associazionistico. Si parla, da più parti, di una caduta di lettori, o meglio, di un non incremento di lettori (ma comunque anche qui c'è necessità di comparazioni e di verifiche). Questo discorso tocca più aspetti. Da uno profondamente educativo ad uno economico. Da uno editoriale ad uno riferito al libro inteso come prodotto. Tutto questo, comunque, dovrebbe rientrare in un progetto di politica culturale inerente un intervento sull'editoria. Politica editoriale, mercato librario e rapporti tra organismi culturali, biblioteche e case editrici. Su questi indirizzi, il rapporto u;a economia, ricerca culturale e distribuzione, deve basarsi il progetto per una educazione alla lettura che pone i nostri territori, attraverso una politica di investimento sui vari settori della cultura, al centro dell'attenzione. La politica della distribuzione, della piccola e media editoria, dal Sud al Nord, deve trovare dei punti vendita-contatto in tutto il territorio nazionale. Il patrimonio di una civiltà passa attraverso la conoscenza e la consapevolezza di quelle eredità storiche che sono appunto dentro le testimonianze che vivono nei territori. D'altronde, l'educazione alla lettura è educazione alle culture. La multiculturalità passa attraverso la consapevolezza dell'identità della parola e quindi del libro. L'educazione al libro è aiutare anche a frequentare i luoghi della lettura. E in questo discorso indubbiamente rientrano direttamente i legami tra gli Enti locali e i Paesi europei. Si pensi per esempio agli scambi culturali non solo tra gli studenti ma nel mondo dell'associazionismo culturale e in tal senso il Ministero per i beni e le attività culturali svolge un compito importante. Si pensi alla promozione di una campagna europea per la lettura. Si pensi al ruolo che possono giocare gli scrittori e gli operatori culturali. Qui la promozione istituzionale che svolge il ministero di competenza, nella sua direzione specifica, è di grande valore, un valore che precisa incentivazioni che vanno all'insegna della promozione e, appunto, dell'educazione. La IV Conferenza nazionale delle biblioteche è stata un riferimento forte.