LINTERVISTA "Metterei in vendita la Provincia non il gioiello di via DAzeglio" "E come se mettessimo sul mercato la basilica di San Petronio" "In quell strutture io ci vedrei bene una scuola o una biblioteca universitaria" «Vendere lex maternità? E un po come se vendessimo San Petronio». Scherza, ma fino a un certo punto Pierluigi Cervellati, professore e urbanista, perché il nocciolo del problema è esattamente questo: «Non possiamo svendere il nostro patrimonio pubblico». Soprattutto non cominciando da uno dei suoi gioielli: lex maternità di via DAzeglio. La culla di Bologna, nel vero senso del termine, per prestigio e storia. Se la prende con la Provincia, Cervellati, che ipotizza di vendere ledificio a qualche catena alberghiera. «A che serve un altro mega hotel nel centro storico? Non ci sono nemmeno i parcheggi». E allora che fare del grande convento abbandonato? «Una scuola per esempio, o aule universitarie. Uno spazio di uso pubblico, gestito dal pubblico». Professor Cervellati, non le è proprio piaciuta lidea di Palazzo Malvezzi. «Affatto. Io sono assolutamente contro la privatizzazione di beni pubblici. E un omaggio al mercato che non apprezzo, perché impoverisce la città dei suoi tesori. Gli immobili appunto, un grande patrimonio della collettività che deve restare alla collettività. E un po come se pretendessimo di vendere San Petronio. Chi sarebbe daccordo?». E un paragone ardito. Eppure qualcosa bisogna fare. Ledificio che ospitava la ex maternità fino al 1999 è quasi completamente abbandonato. «E questa è una vergogna. Una vergogna che sia rimasto così per anni. Che ha fatto la Provincia in questo lasso di tempo, prima di decidere di vendere tutto? Perché non ha cercato di trovare una soluzione per questo stabile di immenso valore?». Per mancanza di fondi ad esempio. Ledificio ha bisogno di una ristrutturazione. «E la ristrutturazione costerà sempre di più, più passa il tempo. Per trovare i fondi si potevano tagliare le spese e gli sprechi, che a Palazzo Malvezzi ho limpressione che siano molti». La decisione invece è di venderlo nel 2010, dopo la valorizzazione ottenuta con il varo del Psc. Secondo larchitetto Cuppini, che ha seguito il progetto, quella struttura si adatterebbe a diventare un hotel. «Sono molto sfavorevole a questa idea alla radice. Primo, come ho detto, perché sono contrario alla vendita. Secondo, perché di altri alberghi nel centro storico non cè assolutamente bisogno. Lex maternità ha una estensione di 14mila metri quadri, quindi ne uscirebbe un hotel da almeno 250 stanze. Una struttura gigantesca in una zona che manca di parcheggi e di servizi adatti per accogliere tanta gente». Negli anni Settanta però lei avviò un recupero della città che utilizzava i fondi per ledilizia popolare per restaurare il centro storico. Non si potrebbe fare così anche per la ex maternità? «Ma questo è un immobile pubblico di grandissimo pregio. Non va privatizzato. Va restituito alla collettività attraverso il pubblico». Lei cosa ci vedrebbe bene? «Una scuola, estendendo lasilo che già ospita la struttura. O una biblioteca, o aule universitarie. La Provincia doveva trovare un modo per farlo fruttare prima, e non abbandonarlo. Altrimenti se quando mancano i fondi si svende il patrimonio finirà che non avremo più nulla. E allora cosa si farà? Si venderà anche la Provincia e i suoi consiglieri? Anche se su questo, a dire il vero, non avrei molti dubbi».