Padre Sergio, trentanni di solitudine nella biblioteca dei record Celebra la messa tutti i giorni alle 16 e la domenica anche al mattino, ma soltanto destate capita che vi siano fedeli "Prego, coltivo lorto e raccolgo libri. Quando arrivai a Marmora ne avevo circa duemila Ora sono oltre 50mila" Val Maira I segreti del monaco che custodisce la chiesa più alta dEuropa Fa freddo, molto freddo, nel monastero più alto dEuropa. Labbondante nevicata della notte ha reso il paesaggio affascinante, ma ha anche ricoperto la strada di un insidioso strato di ghiaccio su cui arrancano malferme le ruote da neve della nostra auto. Marmora, alta val Maira, provincia di Cuneo profonda: il monastero dei record sta quassù, a 1548 metri, sospeso tra i prati bianchi e il cielo azzurro e leggero, il Monviso sullo sfondo quasi lo puoi toccare, tanto la trasparenza dellaria ne amplifica la maestosa sagoma. Chi si aspetta uno scenario da "Il nome della Rosa" si prepari a restare deluso. Qui non ci sono abati, amanuensi e bibliotecari votati alla trasmissione erudita del sapere da unepoca allaltra, né tantomeno eretici e assassini. Però cè lui, padre Sergio De Piccoli, monaco benedettino di 77 anni portati come un sorriso: «Sono solo qui. E la prossima primavera arriverò a trenta: trentanni di solitudine sulle cime di questa valle fuori del tempo». Ripercorriamo il filo di una vita originale, coraggiosa, controcorrente. Quella di un frate che dagli sfarzi liturgici della basilica romana di San Paolo Fuori le Mura si ritrova nellisolamento assoluto di un remoto avamposto montano. «Ero a Roma negli anni seguenti il Concilio. Sembrava dovesse aprirsi una nuova stagione nella Chiesa, una stagione di rinnovamento e maggiore apertura ai problemi profondi delluomo. Quando capii che non sarebbe stato così, decisi di andarmene, scelsi la periferia, il nascondimento». Un isolamento cercato, quello di padre Sergio, ma mai vissuto come una fuga dal mondo. «Anzi, lidea era di dare vita a una comunità che condividesse lo spirito originario del Concilio. Ci provai prima a Giaveno, alle porte della pianura, con altri due fratelli. Ma non mi bastava: sentivo che queste montagne mi chiamavano e che solo qui avrei potuto vivere fino in fondo la mia vocazione. In un certo senso forzai la mano: e mi ritrovai da solo. Non mi volle seguire nessuno dei miei compagni». La chiesa di San Massimo risale al XIII secolo, è in stile romanico-gotico, impreziosita da affreschi in perenne lotta col tempo. Padre Sergio vi celebra la messa tutti i giorni alle 16, la domenica anche al mattino, ma soltanto destate capita che vi siano fedeli ad assistervi. A Marmora, dinverno, cè giusto la neve, la presenza umana praticamente un miraggio. Di fronte alla chiesa cè la grande canonica, rimessa a posto con le sue stesse mani. Nella cucina riscaldata dalla stufa a legna siamo accolti da due ragazzi che ci offrono il caffè. Ecco la sorpresa: a Marmora ci sarà anche un solo monaco, ma gli ospiti non mancano quasi mai. «Arrivano senza telefonare, io li ospito senza chiedere da dove vengano. In tanti anni ho accolto uomini in fuga, dal proprio passato, da altri uomini o da se stessi. Mi hanno tenuto compagnia nelle lunghe giornate che si succedevano uguali come le stagioni, pur non colmando quel senso di solitudine che mi deriva dal fatto di essere lunico monaco. La comunità monastica è quanto mi manca di più. Mi è sempre mancata». Che cosa possa fare un uomo di fede e di cultura appartato in cima al mondo è presto scoperto. «Oltre a pregare e mandare avanti lorto, ho iniziato a raccogliere libri. Mi piaceva sfogliarli e leggerli fin da bambino, sicuramente instradato da mio padre che era di Milano e faceva il tipografo rilegatore. Quando arrivai a Marmora ne avevo circa 2000. Ora sono oltre 50.000». Non è un errore: sono davvero così tanti, un intero piano della vecchia baita è adattato a biblioteca, con alti scaffali in legno e assi sospese sul soffitto per accogliere ogni genere di volumi. Lassegno mensile dellotto per mille se ne va quasi tutto in libri: tanto, per andare avanti sono sufficienti le offerte in viveri dei visitatori occasionali e le sporadiche discese a valle per fare spesa al negozio di alimentari. Padre Sergio ci mostra con orgoglio il sistema di archiviazione elaborato al computer, unica concessione alla modernità. Cè anche la lista di quanti, preso un libro a prestito, non lhanno più restituito. «Non avranno più trovato la strada per arrivare qui», chiosa sornione padre Sergio, spirito ottimista a due passi dal suo cielo.
PIEMONTE - Il frate del monastero delle vette
Padre Sergio De Piccoli, un monaco benedettino di 77 anni, vive da trent'anni in solitudine nella chiesa di San Massimo a Marmora, in val Maira, provincia di Cuneo. Ha lasciato la basilica romana di San Paolo Fuori le Mura dopo il Concilio Vaticano II, sentendo che non sarebbe stato un momento di rinnovamento e apertura nella Chiesa. Si è ritirato in un remoto avamposto montano per dare vita a una comunità che condividesse lo spirito originario del Concilio. Non ha trovato compagni, ma accoglie spesso ospiti che si fermano senza preavviso.
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