Si conclude un'avventura iniziata 23 anni fa. Ecco come si presenterà ai visitatori E' il giorno del Museo. Un giorno atteso per decenni e che corona ancora parzialmente l'idea progettuale, nata nel lontano 1984, poiché al completamento della ristrutturazione mancano ancora due quinti dell'area complessiva del convento di San Pasquale. Si era in pieno dibattito sulla trasferta degli Ori di Taranto a Milano, per la grande mostra di "Brera 2", svoltasi tra il dicembre 1984 e marzo 1985, quando si comprese che l'organizzazione museale era ormai inadeguata per garantire, da un lato, la fruibilità dell'esposizione, dall'altro l'operatività della soprintendenza, che conviveva col Museo uno spazio ormai divenuto inadeguato. Iniziò in pieno luglio l'attività progettuale che sarebbe scaturita poi, due anni più tardi, nella concessione dei finanziamenti Fio e nell'avvio di un complesso iter, caratterizzato da alti e bassi, da lentezze a volte necessarie a volte esasperate, in un gioco di incastri che presupponeva, prima ancora dell'avvio della ristrutturazione del Museo, di fatto avviata solo nel 2000, la ristrutturazione, anch'essa avvenuta con tempi biblici, del convento di San Domenico, dove trasferire la soprintendenza per lasciare spazio al Museo, e la disponibilità del convento di Sant'Antonio, per realizzarvi i laboratori di restauro, dopo il trasferimento del carcere circondariale a via Speziale. In quella metà degli anni Ottanta, il grande pubblico, anche quello locale, scoprì che il Museo, quell'austero immobile contiguo alla chiesa di San Pasquale, voluto lì, nella piazza centrale della nuova Taranto di fine Ottocento, perché avesse visibilità e accesso dalla centralissima corso Umberto, custodiva dei tesori così belli e preziosi che le più grandi capitali mondiali se ne contendevano la disponibilità per esperii nelle proprie vetrine. Erano gli anni della Milano da bere e infatti fu proprio Milano la prima a inaugurare il tour degli Ori che furono assenti dalle bacheche del Museo per alcuni anni ma fecero parlare tutto il mondo. Erano anche gli anni del cosiddetto "edonismo reaganiano", quando le istituzioni centrali e locali spendevano, sperperando il denaro pubblico e creando una voragine che ancora oggi stiamo cercando di colmare, ma alimentavano, attraverso l'effimero, un certo gusto della cultura pubblica, mai più sperimentato negli anni della seconda Repubblica. E infatti, agli anni dell'entusiasmo finanziario e dell'inflazione alle stelle, furono stanziate risorse in seguito sempre lesinate. Gli stessi fondi Fio, per un certo periodo furono anche revocati perché non spesi e solo in parte rassegnati solo tre anni dopo. Pesaro, sulla lunghezza dell'iter anche le incertezze progettuali e le difficoltà operative sulle quali ancora un anno fa si discuteva in ambito parlamentare a seguito di alcune interrogazioni che chiedevano spiegazioni sulla protratta chiusura del museo. Quello che il ministro per i Beni culturali e vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, inaugurerà questa sera alle 18, è il blocco centrale e certamente più importante dell'allestimento complessivo del Museo, i cui lavori al piano superiore saranno cantierizzati nei prossimi giorni. Una volta che ristrutturazione e riallestimento saranno conclusi, il visitatore entrerà nella hall, dove ci sarà lo smistamento. Si potrà fare il biglietto, usufruire dei vari servizi che saranno a sua disposizione, compreso il bar e il bookshop. Da qui salirà, a piedi o con l'ascensore, al secondo piano e qui trova l'introduzione: gli verranno forniti riferimenti topografici e storici essenziali. Quindi inizierà il suo percorso: il Neolitico, l'età del Bronzo, i contatti col mondo antico, la fondazione di Taranto, la città in epoca classica. Esaurito il circuito del secondo piano, si scende al primo, quello che ora si apre in buona parte questa sera. Qui trova la documentazione riferita al periodo tardo classico-ellenistico, le ceramiche a figure rosse, monumenti funerari, "naiskoi", la famosa tomba degli Ori di Canosa, i vetri alessandrini, l'ipogeo di Vaste che viene riproposto con tutta la facciata, con le cariatidi. Poi c'è tutta una serie di monumenti funerari mai esposti prima. Quindi si arriva alla parte romana, con i mosaici, le "domus", le emergenze del centro storico e così via. Oltre alla hall e alla sala degli incontri, al piano terra rimarrà anche lo spazio a disposizione di mostre temporanee, così come è stato usato in questi anni (tranne che in questi giorni). Potranno essere mostre ospitate, prodotte da terzi o da noi stessi.