A colloquio con Anna Paola Albanese, presidente degli Amici dei musei Una delle associazioni che più dla vicino ha seguito le vicende del Museo nazionale, ma facendolo ha attuato semplicemente il proprio mandato statutario, è l'Associazione amici dei musei, che ha svolto un'intensa attività convegnistica per approf'ondire temi legati specificamente all'archeologia. Abbiamo perciò colto l'occasione della riapertura del Museo nazionale per rivolgere qualche domanda ad Anna Paola Albanese che, oltre ad essere la presidente della sezione locale ne è soprattutto l'anima. Quale significato ha, secondo lei, hi riapertura del Museo nazionale? Ho notato un senso di gioia diffuso, come se la città tirasse un sospiro di sollievo, pensando di poter cominciare da capo. I.a città ha bisogno di valori simbolici. Il Museo è sempre stato il punto attorno al quale ha ruotato il tentativo di risalire alla conoscenza del passato per questo il significato è alto. Gli amici dei musei hanno svolto un'attività prevalentemente orientata proprio alla valorizzazione del patrimonio archeologico e del Museo nazionale. Per questo avete un angolo di visuale molto particolare. Abbiamo puntato sempre a creare un legame tra la città e il suo Museo: un'idea che molti si sono trovati a condividere. Ritengo che, col passare del tempo, esso abbia mutato un po' il senso della propria presenza, prima calibrato su un pubblico prevalentemente scolastico e in un'ottica un po' passatista, diventando a poco a poco: un "luogo del desiderio". Per questo credo che l'apertura del Museo sia stata attesa con ansia così come la chiusura era subita con sgomento. Poi. se dovessimo addentrarci a valutare i motivi delle lungaggini, dovremmo prendere in considerazione tanti problemi relativi ai finanziamenti, alla complessità della materia. Ma è un discorso che esula dal momento attuale. E per il futuro? La Tarante magnogreca riuscirà ancora a parlare alla Tarante contemporanea? Ne sono convinta. Per quanto riguarda me personalmente, non so se riuscirò a vedere realizzarsi il sogno di un itinerario archeologico che finalmente consenta di mostrare tutti i tesori e le vestigia residue pur presenti nella città, ma se questo avvenisse, avendo per riferimento il Museo, si compirebbe questo "dialogo ideale". Per il resto, ritengo che se, come qualcuno ha detto, i tarantini riescono a trovare la fiducia anche in un momento di difficoltà come l'attuale, lo si deve alla loro voglia di essere nella modernità. L'evento Museo è uno di quei segnali capaci di rafforzare quel senso di speranza e di letizia., anche se molti lo recepiscono solo in maniera larvale. Ecco, direi che forse i nostri concittadini sono, in questo momento, desiderosi di avere ideali un po' più alti. Ma soprattutto ora, attorno al Museo è necessario aprire un dibattito culturale che elevi il tenore complessivo della città e individui modalità di sviluppo della conoscenza e della memoria.