Crediamo sia utile, ai fini della discussione sulla 'minacciata' riforma delle strutture territoriali del Ministero BAC, fare alcune doverose precisazioni: le Soprintendenze cosiddette 'miste', che si occupano del paesaggio e dei beni architettonici, storici, artistici ed etnoantropologici, tradizionalmente sono state sempre affidate alla guida di un architetto che, di consuetudine, si avvaleva della stretta collaborazione di un funzionario anziano nel ruolo degli storici dell'arte, con compiti di coordinamento delle attività afferenti al settore dei beni storico artistici. Un'unica eccezione nel panorama nazionale è stata in passato la Soprintendenza 'mista' di Arezzo dove all'inverso al dirigente storico dell'arte si affiancava con compiti di coordinamento un funzionario architetto. Attualmente, a quanto risulta, non sono certo numerose le Soprintendenze 'miste' affidate a dirigenti storici dell'arte che si riducono soltanto alla Soprintendenza 'mista' di Perugia e a quella di Lucca, affidata ad interim e quindi in via provvisoria, ad un, fra l'altro ottimo, dirigente storico dell'arte. In uno spirito di vero rinnovamento sarebbe stato auspicabile, anche in considerazione del ruolo diverso che hanno assunto nel tempo le soprintendenze, certamente più aperte che in passato a forme di collaborazione con gli enti locali, alla condivisione di progetti e maggiormente indirizzate verso la programmazione, che la selezione dei dirigenti fosse basata, al di là delle specificità professionali, proprio sulla verifica delle capacità gestionali e organizzative. Rimaniamo quindi della nostra personale opinione circa l'insensatezza di concorsi per l'accesso alla dirigenza che di fatto sottopongono i funzionari a prove del tutto simili a quelle affrontate per l'ingresso nel Ministero e che non hanno l'obiettivo di verificare le capacità indispensabili per la conduzione degli uffici periferici, la cui efficacia in termini di tutela, in condizioni di cronica insufficienza di risorse umane e finanziarie, deve misurarsi anche su modalità di coinvolgimento del personale e sul riconoscimento e la valorizzazione dei funzionari. La notizia di un ripensamento da parte del Ministro relativamente alla proposta riorganizzativa ci sembra dunque un'ottima notizia, soprattutto se la frenata data ad un'ulteriore frettolosa riforma servirà ad analizzare, prima di ogni altra iniziativa, la situazione generale, tenendo ben presente peraltro che il concetto di 'bene culturale' elaborato in Italia a partire almeno dagli ultimi decenni ha il suo punto di forza proprio in una visione organica di paesaggio, architetture e opere d'arte, come sembra del resto ribadire la recentissima riunificazione in un'unica direzione generale delle competenze in sede centrale sui beni architettonici e storico- artistici e etnoantropologici. Antonia d'Aniello (storico dell'arte), Maria Teresa Filieri (storico dell'arte), Glauco Borella (architetto), Alba Macripò (storico dell'arte).