Nuovo auditorium, sette gli architetti in gara: 70 mila mq, due sale per 3 mila posti Compatto e squadrato per Isozaki, Moneo punta sulleffetto traslucido, mistero Natalini, Casamonti guarda alle Cascine A Roma, la commissione presieduta dal direttore generale dello spettacolo, Salvatore Nastasi, sta lavorando a tempo pieno per non scavalcare il 31 dicembre e così perdere i finanziamenti governativi legati ai 150 anni dellUnità dItalia. Curiosità e voci su come sarà il nuovo Comunale si sprecano. La gara obbliga i progettisti al silenzio. «Per quanto ci riguarda il Parco della musica non sarà un semplice sostitutivo del Comunale. Ma un teatro di grandi ambizioni, capace di mettere Firenze al centro dellattenzione internazionale. Sul tipo della Scala e dellAuditorium romano di Renzo Piano. Quanto al nostro progetto, non possiamo anticipare niente, solo che abbiamo cercato di farne uno di grande respiro», fa sapere lo studio italiano di Arata Isozaki che ha partecipato al concorso in team con la società internazionale di ingegneria Hove Arup, con il noto esperto di acustica Toyota e con la ditta Baldassini -Tognozzi-Pontello. Ogni architetto è in coppia con limpresa costruttrice. Lo spagnolo Rafael Moneo, in questo momento uno dei massimi architetti europei, gioca in tandem con le cooperative (Ccc, Consorzio Etruria, Montecatini e Cellini) più la Cpf dei fratelli Fratini. I due fiorentini in gara, lo Studio Archea di Marco Casamonti e Adolfo Natalini sono, il primo, insieme alla ditta Giafi, e il secondo con la Cesi di Imola. Da Roma partecipano i fratelli Valle, gli ideatori dellaeroporto di Fiumicino, con le ditte Salini e Castelli lavori e larchitetto Paolo Desideri con Sac e Igit. Lo studio barese MorelliPastore è con la Dec. Ognuno ha avuto in pratica carta bianca, il bando del ministero dava molte indicazioni tecniche ma poche e vaghe architettoniche. In comune, gli architetti hanno i metri quadri, le due sale, la cavea esterna sul tipo di quella dellAuditorium di Roma, lobbligo di conservare uno spazio per i laboratori e di predisporre un parcheggio sotto terra, nonostante il nuovo teatro sarà ottimamente servito dai mezzi pubblici, la tramvia che ferma davanti e la stazione ferroviaria Leopolda a due passi. Tutti hanno dovuto cimentarsi con una torre scenica importante e da grande teatro, fatta a croce, con un fronte affacciato sulla platea, ma anche uno retrostante e due ali laterali per rendere possibile lallestimento in contemporanea di più lavori, come chiede sovrintendente Giambrone per alternare unopera allaltra. Le voci parlano di un progetto, quello di Achea, che dialoga con le Cascine e si preoccupa di togliere il teatro dalla sua posizione retrostante, dietro la Leopolda, proiettandolo verso viale Rosselli. Di uno assai più compatto e squadrato di Isozaki, di un altro traslucido perché rivestito di vetro cemento di Moneo. E in mattoni e pietra quello di Natalini? Larchitetto non risponde ma rimpiange che «dopo aver parlato di questo teatro da ventanni, la gara sia stata bandita così in ritardo da dare solo due mesi secchi ai progettisti e in modo assolutamente laconico». Si consola però Natalini. «Concorso male organizzato ma con già un risultato, avere interessato due tra i più grandi architetti del mondo: Moneo e Isozaki». Un bando con poche indicazioni. Più ottimisticamente «unoccasione per fare davvero ognuno il suo progetto», secondo Casamonti. Di certo, la scarsità di tempo ha obbligato a partecipare solo gli studi più grandi che hanno potuto fare lavorare a ritmo serrato ognuno dalle 50 alle 100 persone.