Come stanno il Castello di Rivoli e il sistema dellarte torinese e piemontese? Ne parliamo con lassessore regionale alla Cultura Gianni Oliva. Che chiede maggiore coordinamento tra gli "attori" e mette in guardia dal pericolo che una realtà come quella che si prospetta alle ex Ogr, candidate a divenire nuovo centro dellarte contemporanea, affossi il museo rivolese. Assessore Oliva, il museo di Rivoli non decolla in quanto a numero di visitatori. E sbagliato aspettarsi di più? «Il Castello di Rivoli ha il grosso merito di essere riuscito ad affermarsi come punto di riferimento internazionale. Sta di fatto che una mostra come quella di Gilbert George al Beaubourg avrebbe avuto un numero diverso di visitatori. Ancora, se il Museo del Cinema fosse a Rivoli, avrebbe gli stessi problemi legati allaccessibilità, al fatto che quello è un luogo in cui devi andare apposta. Ma secondo me la questione è anche unaltra». Quale? «Quella della promozione. Io opterei per una mostra in meno, ma per una maggiore comunicazione. Non mi riferisco alle uscite su giornali e tv, che sono in numero elevato, ma alla promozione sul territorio, presso il grande pubblico. La qualità alta dellinformazione non necessariamente crea i grandi numeri. Il Castello di Rivoli è di nicchia, si rivolge agli intenditori. Ma si deve cambiare, la chiave di proposizione deve essere diversa». Prendiamo appunto la mostra di Gilbert George, dai risultati insoddisfacenti. Come attirare più persone? «Certamente il numero di visitatori che la mostra ha ottenuto finora è inadeguato. Occorre costruire una serie di eventi collaterali: al Castello di Rivoli vai se hai letto le pagine di cultura dei maggiori quotidiani, altrimenti non ti accorgi che cè. Perché non portarci per esempio un testimonial che non sia un critico o un addetto ai lavori, fatta salva la qualità del personaggio? Cè poi un altro problema. Rivoli sta puntando sullarte contemporanea consolidata, è venuta meno la dimensione giovanile: bisognerebbe puntare di più su sperimentazione e ricerca». Il rischio è lisolamento rispetto a realtà più dinamiche, non crede? «Il museo di Rivoli ha compiuto finora un percorso eccezionale, dal niente è diventato quello che è. Adesso occorre fare un altro pezzo di strada, trovare le formule per renderlo appetibile, fruibile, per rilanciarlo in termini di comunicazione. Bisogna insomma inserire una marcia diversa, senza abdicare alla vocazione che ha costituito la storia di questi anni». Lei ha incoraggiato tra cinema, teatro e arte, penso ad Artissima, diversi cambi della guardia, in una recente intervista a Repubblica ha dichiarato poi che come i politici anche i responsabili della cultura non dovrebbero rimanere in carica più di dieci anni. Sta pensando di sostituire Ida Gianelli, ai vertici del museo dal 1990 e in scadenza a fine 2008? «Non cè una regola generale per la durata dei direttori, ogni caso va valutato a sé. E vero però che ognuno lega il suo nome a una stagione. I ricambi fanno bene, non so dire se dopo dieci anni o venti. Io immaginerei adesso che cosa serve per il rilancio di Rivoli per parlarne con chi cè, con la Gianelli: poi si vedrà se il nuovo percorso potrà essere avviato da lei o se sia meglio cambiare. Ma cè un altro rischio per Rivoli, legato al progetto delle Ogr». In che senso? «La Fondazione Crt intende acquistare quegli spazi per farne la nuova sede della Gam e creare anche una collezione di arte giovane. Mi auguro che abbiano pensato anche a come raccordarsi con Rivoli, ho il timore invece che si tratti di una forma di concorrenza che indebolirebbe e renderebbe marginale un museo che ha già lhandicap della lontananza. Laugurio è che ci sia presto un tavolo di ragionamento comune, che si pensi in termini di integrazione. Mi fa piacere che tra i responsabili di Crt ci sia Giovanni Ferrero, uno dei padri di Rivoli, ma finora non ho ricevuto rassicurazioni in merito. A parte il fatto che non so se Torino possa reggere così tante realtà per il contemporaneo». Come vede lintero sistema piemontese? «Anche la Gam, rispetto alla sua collocazione e ricchezza, ha un numero di visitatori inadeguato, mancano inoltre da un bel po di tempo grandi mostre. Palazzo Bricherasio è ben avviato, le sue scelte coincidono con i gusti del grande pubblico. Una realtà assai interessante è la Fondazione Ferrero di Alba, con cui abbiamo in progetto di realizzare mostre, va bene anche il Filatoio di Caraglio e procede con successo la mostra della Guggenheim a Vercelli. Da ultimo vorremmo creare a Villa Palazzolo di Stresa, di proprietà della Regione, la sede distaccata di unistituzione di arte contemporanea torinese».
TORINO - Oliva: credo sia utile un cambio di marcia
Il Castello di Rivoli ha un numero di visitatori inadeguato. L'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva sostiene che il museo non decolla e che il pericolo è che una realtà come le ex Ogr possa affossarlo. Il Castello di Rivoli ha il merito di essere riuscito ad affermarsi come punto di riferimento internazionale. L'assessore Oliva sostiene che il museo dovrebbe cambiare la sua promozione, non solo aumentare il numero di visitatori, ma anche comunicare di più sul territorio. Il Castello di Rivoli è di nicchia e si rivolge agli intenditori, ma si deve cambiare per attirare più persone. L'assessore Oliva propone di costruire eventi collaterali e di utilizzare testimonial per promuovere la mostra.
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