Il regalo di Natale per i milanesi è la scomparsa del cantiere che occupa la metà (o quasi) della piazza d'Armi del Castello Sforzesco. Anche se la nuova pavimentazrione sarà finita solo nel 2004. «É un lavoro imponente -spiega Ermanno Arslan, soprintendente del monumento più rappresentativo di Milano -. Imponente e difficile da conciliare con il contesto monumentale voluto da Luca Beltrami: anche perché la pavimentazione deve dare tutte le garanzie non solo per il passaggio degli handicappati ma anche per il transito dei carichi pesanti». Virgolettato che, intanto, il segretario della commissione Cultura del Comune annota sul taccuino insieme ai dettagli della nuova pavimentazione: i mattoni sostituiti con pietre color mattone, corsia centrale in beola fiammante e l'acciottolato simile a quello esistente nelle piazze d'arte fiorentine. Dettagli importanti per i membri della commissione Cultura di Palazzo Marino: infatti, è il sopralluogo di verifica dei lavori di rinnovo dell'impianto museografico. Una visita guidata che parte dal pianterreno del palazzo dellla Corte Ducale. «Sarà qui il nuovo ingresso dei musei del Castello, il punto di partenza con tanto di biglietteria centrale per accedere a tutto il sistema museale - fa sapere Arslan -. Ma soprattutto ci sarà una nuova collocazione degli oggetti che ricostruirà il percorso originario. Percorso accessibile anche ai disabili: entro fine anno saranno infatti eliminate tutte le barriere architettoniche». Ma la vera sorpresa, Arslan, la riserva nella «Sala delle Asse»: «Si è salvata tutta la pavimentazione originaria contenendo al minimo gli interventi. Come? Abbiamo ispezionato le cavità sotto i pavimenti e scoperto che erano sufficienti per la ricablatura di tutta l'impiantistica. Situazione che ci ha poi consentito di ripulire ogni traccia dì interventi successivi al 1960 e di riproporre anche i punti luce originari, "blocchi illuminanti" che daranno al visitatore la possibilità di godere al massimo di tutte le opere museali. Operazione ottenuta anche storicizzando il lavoro dello studio Bbpr dell'architetto Belgioioso». Una rivoluzione tecnologica di impianti «destrutturati e obsoleti» avvenuta - sottolineano i tecnici che accompagnano la commissione durante il sopralluogo - senza mai «blindare» il Castello ma lasciando invece ai visitatori la possibilità di accedere alle opere d'arte più famose. «Come queste volte dipinte da Leonardo da Vinci che, insieme al Cenacolo, sono la sola traccia pittorica del suo passaggio milanese» osserva Arslan. E di sala in sala si arriva alla Pietà Rondanini, l'opera estrema di Michelangelo, cantiere nel cantiere. Che vede all'opera i restauratori della Cbc, l'istituto di conservazione dei beni culturali di Roma. «Sulla Pietà è stata fatta un'indagine con il georadar - racconta Sabina Vedovelle, la responsabile dell'equipe che già si è segnalata per il restauro di altre opere michelangiolesche -. Che ci ha permesso anche di analizzare come Michelangelo abbia lavorato a questa sua opera. Analisi che stiamo informatizzando e che presenteremo agli specialisti e al pubblico a fine 2004. È stata fatta poi un'indagine conoscitiva anche sulla "sporcabilità" di questo manufatto che non è affatto semplice spostare dall'Ara su cui è posato». Tra le scoperte del Cbc - illustrata alla commissione Cultura - c'è infatti anche l'esistenza di un perno tra l'Ara e il pavimento e di una cavità tra la Pietà Rondanini e l'Ara, «Sul retro dell'opera abbiamo infine trovato, una serie di depositi di malta». E aggiunge Arslan: «Adesso anche i disabili potranno ammirare la Pietà: sarà possibile accedere a questo spazio con un'ascensore. Resterà invece loro preclusa la visita alle merlate ma questo è comprensibile in un edificio risalente al Quattrocento». Un continuo richiamo alle barriere architettoniche che, prima dei lavori, non rispondevano affatto ai canoni della legge 626. Ascensore che consentirà ai disabili anche di visitare i depositi delle raccolte d'arte che sono alloggiati nei sotterranei della Rocchetta, «Siamo intervenuti sugli spazi con ottimi risultati - spiega Arslan -. Spazi che ospiteranno materiali destinati a restare qui oppure a essere ricollocati nella Pinacoteca: opere tutte imballate con cura e immerse in un microclima». I milanesi potranno anche vedere questo spazio attiguo ad una sala dove saranno esposte una raccolta di terracotte del Quattro-Cinquecento: «Adesso si trovano in un deposito esterno al Castello, ma presto verranno collocate in questa sala». La commissione guarda, domanda ed esprime soddisfazione: i soldi dei milanesi sono stati ben spesi. Il Castello Sforzesco è adesso al passo coi tempi. Anzi, è una delle strutture storiche più all'avanguardia d'Europa. DEGLI AFFRESCHI La «caffetteria» sorgerà a lato della Porta Vercellina, sul lato sinistro del Castello. «Ai primi del Cinquecento c'era lo Spedale degli Spagnoli -spiega Arslan-, Ristrutturando le volte abbiamo scoperto un ciclo di affreschi, di cartigli che riportano il Credo. Sarà una sorpresa per i milanesi. Che, tra l'altro, potranno godere di questo spazio, di questa tavola fredda anche dì sera: infatti, l'ingresso alla Caffetteria è indipendente dal Castello». La sorpresa di fine anno per i milanesi sarà la scomparsa del cantiere nella piazza d'armi del Castello. Anche se i lavori per «mettere a norma» la pavimentazione interna dureranno per tutto il prossimo anno. Il Castello Sforzesco fu restaurato tra '800 e '900 dall'architetto Luca Beltrami.