Franco Purini, architetto e intellettuale del secondo dopoguerra, nel 91 scrive un importante articolo sulla rivista Casabella che lancia lo slogan "un paese senza paesaggio" aprendo la strada al concetto di paesaggio come bene culturale, da preservare. Una campagna che adesso è un cavallo di battaglia del ministro Rutelli. Sono passati quasi ventanni... Quel titolo venne fuori dal celebre tiolo di Arbasino Un paese senza. Ma i letterati, come i conservatori, vedono solo il lato estetico. Il paesaggio, invece, è frutto di produzione materiale, di cose, non è un dato naturale. Prima delle teorie sul "sublime" le Alpi non le guardava nessuno. Giulio Cesare nel suo De bello gallico non spende neanche una parola sulle Alpi. Chissà quante vittime avrà avuto: cavalli, soldati assiderati, precipitati nei burroni. Un paesaggio è il rapporto tra la scena naturale e lintervento delluomo e un paesaggio vero si trasforma sempre. Non è il cambiamento di per sé che è un disvalore, ma la mancanza di pianificazione estetica di questi cambiamenti. Qui cè il limite di un certo ambientalismo italiano che tende a dire solo no. Un progetto fatto bene, invece costruisce paesaggi. Difficile costruire nuovi paesaggi nel Belpaese... Il paesaggio italiano che fu mito in Europa tra Settecento e Ottocento non esiste più, quel patrimonio immenso è stato dilapidato. Ora ci sono due possibilità: o si ricostruisce come era ai tempi di Goethe, ed è la visione dei conservatori, o si prende atto di quel che è successo, e si cerca di operare dentro la condizione contemporanea. Oggi milioni di persone girano il mondo per vedere cose moderne. Si pensi al caso Bilbao. Voglio dire: begli outlet in luoghi significativi, perché no? Avere degli svincoli più belli di quelli di Seul o di Los Angeles. Progettare uno stadio come hanno fatto due giovani architetti a Siena. È questa la scommessa. Pensare che il turismo sia incompatibile con la modernizzazione del paesaggio è un'eresia. Siamo di fronte a unemergenza paesistica, come sostiene Rutelli? Lemergenza esiste da più decenni. Basta ripensare alle battaglie di Cederna, dello stesso Pasolini, alla sua grande sensibilità per le mutazioni antropologiche. Al famoso articolo sulle scomparsa delle lucciole... Le responsabilità? Lo scollamento tra politiche e territorio arriva dopo la guerra. La cultura cattolica giustifica un certo lassismo: il paesaggio non e affare delluomo, ma del trascendente. La sinistra che non si occupa del territorio perché lo aveva fatto il fascismo con 1"architettura arte di stato". Oggi, dopo lindustrializzazione del paese e la grande crisi degli anni 70, siamo davanti a una sensibilità nuova nellopinione pubblica. Con una controindicazione però. La sottovalutazione degli stessi aspetti strutturali del paesaggio. Il paesaggio è sì un fatto estetico, però solo a posteriori. Prima nasce da trasformazioni che luomo induce perché deve vivere. Un contadino non pianta un ulivo perché è bello. I filari di ulivi sono a una data distanza perché più vicini non vivrebbero e più lontano il suolo non sarebbe sfruttato. Invece, ecco la Toscana che diventa una sorta di eden dove si conservano paesaggi che non hanno più senso. Con i contadini che fanno i giardinieri, perché i nuovi abitanti, da Sting al turista tedesco, vogliono quel paesaggio lì. Non hanno tutti i torti... Certo, ma bisogna ribadire che un paesaggio entra nella storia dellarte attraverso i quadri. Che la battaglia di Asor Rosa a Monticchiello è giusta se lui trova un alternativa. Lui può dire che quella case lì non si costruiscono, ma devedire dove si devono costruire. Se non si incanalano, le forze vitali del territorio prevarranno sempre. Prendiamo le infrastrutture. Le autostrade di per sé possono essere uno straordinario arricchimento. Basta andare in Svizzera e ammirare i tunnel di Rino Tami. Anche lAutostrada del Sole è magnifica. Per progettarla gli ingegneri fecero a piedi tutto il percorso. Fu modellata curva di livello dopo curva di livello... Poi senza dubbio negli ultimi trenf anni la qualità delle nostre infrastrutture è crollata. I viadotti prefabbricati non sono belli, non cè niente da fare... In Italia è possibile lavorare come nellInghilterra di Blair, importare le "green belts" pensate da Rochard Rogers per Londra, oltre il quale non si può edificare? Non dappertutto. LItalia è unaltra cosa. Occorre invece organizzare una tastiera di interventi molto differenziati e molto mirati. Prendiamo Roma. Il punto non è che il Lazio è troppo costruito, ma lopposto. Lei vada a Cori, a neanche cento chilometri, e sta ancora in Medioevo. Il problema di Roma dunque è che unisola allinterno del non costruito. Bisognerebbe appoggiarne lo sviluppo non più su Roma stessa, ma sui centri attorno. Al nord la situazione è completamente diversa... Siamo di fronte a una "punteggiata" talmente fitta che richiede un "riammagliamento" paziente che ciascun comune dovrebbe fare. Connettendo aree verdi, costruendo servizi. Oggi è ancora possibile fare del Veneto uno straordinario luogo paesistico, rinverdire lo spirito di Palladio. Ma allinterno di unidea di Veneto come parte della grande città lineare che va da Trieste fino a Torino. Poi cè il Meridione... È inutile nasconderci, ma al sud la qualità edilizia del dopoguerra è scarsa. Si è costruito troppo, si è costruito male. Bisogna demolire. Ma occorre un rilievo, i comuni devono dire quali sono le situazioni insanabili. E li fare progetti di demolizione. Il punto chiave è il progetto. Senza progetto non cè niente. Non cè demolizione, non cè paesaggio. Questo devono capirlo gli ambientalisti e i conservatori. Loro pensano che se butti giù le Vele di Secondigliano hai ricostruito un ambiente urbano. Non è vero, hai ricominciato appena.
Emergenza paesaggio. Intervista allarchitetto Franco Purini
Franco Purini, architetto e intellettuale, nel 1991 scrive un articolo sulla rivista Casabella che lancia lo slogan "un paese senza paesaggio". Questo concetto è diventato un cavallo di battaglia del ministro Rutelli. Purini sostiene che il paesaggio è frutto di produzione materiale e non è un dato naturale. Egli critica l'ambientalismo italiano che tende a dire solo no e sostiene che un progetto fatto bene costruisce paesaggi. Purini propone di ricostruire il paesaggio italiano come era ai tempi di Goethe, ma riconosce che questo è difficile.
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