Porto franco di Ginevra, settembre 1995. I carabinieri impegnati dal 69 contro il traffico delle opere darte sono ancora del Nucleo Tutela Artistica. Più tardi si trasformeranno in Tutela Culturale. Il maresciallo capo Serafino DellAvvocato, oggi in servizio nelle Marche, è in missione a Ginevra sulle tracce di alcuni faccendieri. Ma ecco che passando davanti a un magazzino con la porta socchiusa intravede impalcature colme di tesori archeologici. Qualche giorno dopo, munito di autorizzazione, il maresciallo torna. Ed ecco che si spalanca la grotta di Ali Babà. Dentro, in mezzo a migliaia di reperti e di immagini, ci sono gran parte delle opere che sono state riportate ora a casa, cedute dagli incauti accaparratori doltreoceano oggi pentiti. Ma in quel momento il traffico è ancora tutto da scoprire. II caveau appartiene a un curioso personaggio del litorale romano, Giacomo Medici, operativo a Cerveteri, con una villa a Santa Marinella dotata di piscina, campi da tennis e parcheggio in cui, stazionano Mercedes Clk e Maserati. Dentro il magazzino ginevrino ci sono tremila reperti archeologici, molti con attaccata la targhetta della casa daste Sothebys, ma soprattutto ci sono documenti: lettere, pagamenti, cedole di assegni, diecimila istantanee, moltissime polaroid, con «kantharos» e ogni sorta di bendiddio mentre sono estratti dalla terra o sono in braccio al tombarolo. Impressionante,come lo è lultima stanza dove sono conservati affreschi interi staccati dalle pareti di domus romane. «Le indagini sono partite subito - ricorda il generale del Tpc Giovanni Nistri -. Ma per lo studio incrociato di docu menti e immagini, teso alla ricognizione delle opere e alla detenzione presso collezionisti, gallerie e musei, abbiamo dovuto aspettare il 1999 quando tutto il materiale ci è stato finalmente consegnato». Eccoli là, in quelle preziose carte, i nomi di Marion True e di Robert, Hetch, di Robin Symes e di tanti altri, come lex capitano della Guardia di Finanza Pasquale Camera morto poi misteriosamente in un incidente dauto, nel cui bagagliaio era conservata la foto del grande vaso apulo di Assteas, il Ratto dEuropa, in braccio a un tombarolo esultante. In casa dellamico di Camera, Danilo Zicchi, i carabinieri fanno subito un nuovo colpo: rintracciano lorganigramma dei trafficanti, redatto a lapis, con le filiere operative che fanno capo al grande «Bob», quellHetch oggi ottantottenne sotto processo a Roma insieme al lex curatrice delle antichità del Getty Marion True. Sotto Hetch ecco spuntare Gianfranco Becchina, il gran collettore del sud, titolare della «Kunst Palladion» di Basilea e Castelvetrano (perquisito a sua volta, frutterà la scoperta di lo mila oggetti e di moltissima documentazione, che sintreccia con quella di Medici). E sotto Becchina ecco i nomi di Aldo Bellezza di Foggia, Raffaele, Monticelli per tutta la Puglia, Mario Bruno dislocato su Lugano, Cerveteri, Torino. Lo stesso avviene per gli altri due filoni, Etruria e centro Italia: lelenco dei predatori darte purtroppo è molto lungo. I musei doltreoceano resistono a lungo allincalzare politico-diplomatico della delegazione ministeriale guidata dallavvocato Maurizio Fiorilli. Sono i carabinieri spesso a muso duro a chiedere ai direttori: «Ma come spiega che la statua di Apollo sia segnata sul fianco da quel colpo di penna?». E ancora: «A Gubbio, quando fu dissotterrato, il Lisippo perse per un colpo di vanga una grossa incrostazione marina, che la Procura di Pesaro sta facendo analizzare...». A Symes, invece, costretto a restituire nel 2003 la famosa maschera davorio, bastò mostrare una scheggetta: «Come si spiega che sinserisca così perfettamente nella maschera che lei dice di aver pagato dieci milioni di dollari?». Aggiunge ora il generale Nistri: «Noi non smettiamo di ricordare a tutti i musei queste quattro semplici regole per non finire nei guai. Verificare nei propri archivi la documentazione degli acquisti. Valutare scientificamente la provenienza delle opere. Verificare se nei propri atti figurino nominativi in contatto con i delinquenti del settore. Controllare le donazioni di anonimi...».