ROMA - I dati dei musei dei Sud italiano, cioè di Napoli, soprattutto la clamorosa crisi di Reggio Calabria nonostante la presenza di due simboli dellarte antica come i Bronzi di Riace? «La prova che il fascino del nostro Meridione, il tradizionale mix tra natura e intervento delluomo, non bastano più ad attirare turismo. Penso solo alla questione della sicurezza personale di un cittadino straniero. Può certo ottenerne di più in Turchia, nonostante gli sporadici episodi di terrorismo, che a Napoli e, appunto, a Reggio Calabria. Per questo il turismo anche culturale ormai guarda altrove: la Grecia, la Spagna. La Turchia». Non parla un intellettuale leghista del Nord. Ma Nicola Spinosa, napoletano, ex allievo di Giulio Carlo Argan, tra il 1984 e il 1992 soprintendente ai Beni culturali e storici di Napoli e da quellanno responsabile del nuovo Polo museale napoletano: Capodimonte, Villa Pignatelli, Castel SantElmo, San Martino, Duca di Martina. Nonostante lassoluta meraviglia di Capodimonte, i visitatori nel 2006 non hanno superato i 174.000 e questanno, a ottobre, erano a quota 83.000. Ma la mostra temporanea «Capodimonte. Da Caravaggio a Picasso», dal 24 ottobre al 18 dicembre, ha già totalizzato 47.912 visitatori. La riflessione di Spinosa parte dal Colosseo: «E fatale che quel monumento attiri pubblico. Cè la straordinaria miscela di mito e storia, arte e architettura, romanità e cristianesimo. Ma intorno funziona un sistema museale unico al mondo, dalla galleria Borghese alla Barberini, e un servizio di buona accoglienza: ristoranti e prezzi ragionevoli, hotel civili, una sicurezza decente nonostante gli ultimi episodi...». Tutto ciò che manca, accusa Nicola Spinosa, in città come Napoli o Reggio Calabria: «Per questa ragione la tendenza di molti turisti nei confronti di Pompei è arrivare, ammirare, scappare. Lo stesso succede a Napoli, dove si rischia continuamente uno scippo...». E che dire della questione dei servizi? «Esiste a Napoli una linea metropolitana realizzata ventanni fa che sfiora Capodimonte e non si ferma. Nessuno pensò al potenziale turistico di una straordinaria reggia, uno dei più grandi musei del mondo. Non basta pubblicizzare una "Arte card" per lingresso ai musei cittadini. Per fare del sistema museale una risorsa economica occorre più vivibilità». E Reggio Calabria? «Chi arriva non ha ragione per fermarsi. Ristoranti mediocri, alberghi discutibili, nessuna attrattiva urbana». Il messaggio di Spinosa è chiaro, anche se duro: «Dobbiamo muoverci. Perché la bellezza del passato non basta in un mercato turistico sempre più esigente». Concetto analogo a quello espresso da Michele Trimarchi, docente di Economia della cultura allUniversità di Bologna, altro uomo del Sud: «Si sta passando dal consumo iconico, legato allimmagine, al consumo di territorio nel suo complesso. II turista chiede sempre più di vivere una "esperienza". Il caso di Venarla Reale, pur tenendo conto dellelemento novità, è molto significativo. Gli Uffizi che decrescono? Anche la fatica di sottoporsi a tre ore di fila e di visitare dì corsa un museo in mezzo alla folla diventa sempre meno giustificata. Per dirla in parole povere: basta con la confusione nei grandi musei. I visitatori dimostrano più intelligenza e capacità critica dei gestori dei musei italiani, legati, a un modello organizzativo ancora troppo antico». Lultima osservazione di Trimarchi è su Reggio Calabria: «il museo è bello, Bronzi di Riace a parte. Ma Reggio Calabria è lontana. E non cè alcuna politica di comunicazione intorno a quei tesori. Solo silenzio. Un errore catastrofico, in unEra mediatica come la nostra».
Sud, il successo svanito dei Bronzi. Qui i turisti guardano e fuggono
Il turismo culturale sta cambiando, con i visitatori che cercano esperienze più autentiche e vivibili. Città come Napoli e Reggio Calabria, con i loro musei e attrazioni, non sono in grado di offrire questo tipo di esperienza. Nicola Spinosa, ex soprintendente ai Beni culturali e storici di Napoli, sostiene che il sistema museale italiano è ancora troppo antico e non offre abbastanza servizi per i visitatori. La mostra temporanea "Capodimonte. Da Caravaggio a Picasso" a Napoli ha già totalizzato 47.912 visitatori, ma il museo non è in grado di attirare più turisti. Spinosa sostiene che la bellezza del passato non basta in un mercato turistico sempre più esigente.
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