Il Codice Atlantico, la più grande raccolta di disegni e scritti di Leonardo, conservata a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana, è brutalmente aggredito dalle muffe, che hanno già macchiato molti dei milleduecento fogli ripartiti in dodici volumi. La notizia trapela prima di tutto a Firenze, ma è destinata a richiamare lattenzione dello sterminato mondo dei cultori di Leonardo da Vinci. Apprendiamo ora, con stupore, come la prima segnalazione del grave pericolo, trapelata soltanto adesso, sia stata data addirittura un anno e mezzo fa, nellaprile 2006, dalla studiosa americana Carmen Bambach, membro dello staff del Metropolitan Museum. Avendo notato molte macchie e brutti gonfiori su alcune delle carte originali e sui fogli di supporto, dette subito lallarme ai vertici dellistituto milanese, allora diretto da monsignor Gianfranco Ravasi. Ma studiosi e amatori non vennero informati. Presto la segnalazione venne confermata dagli esperti, avvertiti dalla Ambrosiana e giunti subito dallOpificio delle Pietre Dure di Firenze, listituto statale preposto alla conservazione e al restauro di carte e disegni antichi. Dopo la prima preoccupata conferma scaturita dal sommario esame iniziale fatto dagli specialisti fiorentini, la Biblioteca stese una relazione per la soprintendenza ai beni artistici di Milano, che dunque segnalò lemergenza al ministero dei Beni culturali. Eravamo a metà del 2006. Nessun provvedimento finanziario o organizzativo è stato preso da allora. Quattro esperti dellistituto fiorentino hanno allora deciso di recarsi di quando in quando a Milano, col beneplacito dellAmbrosiana. Si sono mossi per oltre un anno, talvolta come singoli talvolta in delegazione, sempre a proprie spese perché non esistono fondi di alcun genere stanziati a tale scopo, e così hanno portato avanti quel minimo di osservazioni che può essere condotto senza una piattaforma di intervento. La gravità della situazione ci viene dunque rivelata, senza un mandato ufficiale, per appassionata buona volontà, dagli studiosi Gabriele Coccolini, Cecilia Frosinini, Letizia Montalbano, i quali anche di recente hanno potuto osservare le preziose carte, assieme al climatologo Roberto Boddi, che ha preso in particolare considerazione la qualità dellatmosfera del caveau dove si conserva il Codice, e gli sbalzi di temperatura e datmosfera cui i volumi sono sottoposti per la consultazione. Sono fuori discussione la serietà e la competenza del gruppo, che agisce col silenzioso assenso del direttore dellOpificio professor Ciatti, che tuttavia evidentemente non dispone adesso di fondi speciali. Le preoccupazioni di questi esperti per la più importante delle raccolte originali di lavori grafici di Leonardo appaiono molto serie. Hanno trovato e fotografato tracce di muffe di vario tipo e colore tanto sui disegni di mano leonardesca, quanto sui fogli, grandi ben 50 centimetri per 79, che sostengono gli originali dei dodici volumi. I quali, è opportuno ricordarlo, sono stati rilegati nella forma attuale tra il 1968 e ìl 1972, dopo un restauro presso il monastero di Grottaferrata. Gli esperti dellOpificio non sanno ancora quanti e quali siano precisamente i danni. Non possono precisare né entità né cause. E chiaro come nessuna diagnosi oggettiva e nessun intervento possano essere eseguiti durante esami estemporanei dei volumi. Nessun aiuto concreto è però arrivato finora per la programmazione e lesecuzione di interventi difficili e lunghi. Gli esperti tentano di spiegarci il campo di osservazione: le muffe possono dare macchie colorate, nere, rosse, viola, a seconda delle condizioni in cui si sviluppano. Possono avere origine dallumidita dellambiente o delloggetto, o anche dalla presenza di parassiti che distruggono la cellulosa e, con particolare accanimento, la colla delle carte. Il sospetto di umidità permanente è molto forte: manca tuttavia la certezza, che si potrebbe ottenere solo con ispezioni continuate e sistematiche. Dunque un intervento, che al momento non può essere neppure prospettato, dovrebbe comprendere le seguenti operazioni: asciugare i volumi se e quanto necessario, pulire i fogli, togliere le spore e analizzarle, smacchiare e disinfettare, approntare trattamenti atossici, cioè privi di ossigeno. È del tutto impensabile, dicono gli esperti, svolgere in loco tali interventi, senza la preparazione di locali adatti. Sarebbe come effettuare trapianti dorgano in una camera dalbergo. Le procedure durgenza da affrontare sono comunque contenute in un protòcollo a suo tempo consegnato invano ai responsabili degli uffici periferici del ministero. Per una diagnosi esatta - ripetono i restauratori - servono analisi a tappeto delle carte, poi uno studio dei particolari di vitalità delle muffe e infine una valutazione degli ambienti. Almeno tre conservatori e biologi devono risiedere a Milano per il tempo necessario. Ma al momento non cè offerta di fondi, né dalla soprintendenza, né dallAmbrosiana, né dallOpificio. Ha chiesto più volte notizie del Codice la studiosa americana che scoprì il danno, ma le risposte dolenti sul disinteresse degli organi dello Stato lhanno preoccupata molto. Dunque potrebbe nascere uno spiacevole caso internazionale. Gli esperti dellOpificio soffrono per limpossibilità di fare una diagnosi della gravità e dellestensione dei danni. Naturalmente sono in ansia, perché non possono stabilire con certezza le cause del fenomeno. «Comunque sottolinea Cecilia Frosinini, vice direttrice dellOpificio - dopo il pronto soccorso dovremmo dare una vita diversa al grande malato».
MILANO - Leonardo, il codice attaccato dalle muffe
Il Codice Atlantico, una raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci conservata a Milano, è stato colpito dalle muffe. La notizia è stata segnalata nel 2006 da una studiosa americana, ma non è stata seguita da azioni concrete. Gli esperti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze hanno iniziato a visitare regolarmente la Biblioteca Ambrosiana per monitorare la situazione, ma non hanno ricevuto fondi per un intervento. I restauratori hanno identificato tracce di muffe sui disegni e sui fogli, e hanno proposto un protocollo per la diagnosi e il trattamento, ma non hanno potuto eseguire gli interventi a causa della mancanza di fondi.
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