E se sognate un lungo weekend all'insegna della bellezza, la meta sicura è Roma: Gauguin, Rothko, Canova, la Cina e al Quirinale i tesori ritrovati -------------------------------------------------------------------------------- ROMA. C'è il giovane Apollo segnato per sempre dai denti della ruspa. O il grande bacile in marmo dipinto strappato da una ricchissima tomba apula mai più ritrovata. Eccoli, uno più emozionante e prezioso dell'altro, i tesori restituiti all'Italia dai musei Usa, gallerie, privati. A riunirli, in una delle sale più belle del Quirinale, una mostra senza precedenti che da domani al 2 marzo sarà aperta al pubblico. Per l'Italia, capofila nella battaglia contro i trafficanti d'arte, il giorno dell'orgoglio. L'insieme è di quelli da far girare la testa. In tutto 68 opere restituite dal Getty di Los Angeles, dal Fine Arts di Boston, dal Met di New York, Princeton New Jersey, oltre a gallerie e privati. Nostoi, intitola la mostra, "coloro che ritornano", come nei poemi epici, greci, come in una Odissea. Ieratica e bellissima dall'alto dei suoi oltre due metri, la grande statua di Vibia Sabina, la moglie dell'imperatore Adriano, introduce il percorso tra mille meraviglie. Di fronte a lei una Khore in marmo, prestata per l'occasione dal governo greco, che pure l'ha avuta indietro dal Getty. Raccolti nella Galleria Alessandro VII Chigi, quella con gli affreschi da poco ritrovati e restaurati di Pietro da Cortona, ci sono vasi firmati da Assteas e da Eufronio, kylix, crateri, anfore di incomparabile bellezza. Vetrina dopo vetrina si susseguono affreschi strappati da ville vesuviane, statue, coppe, persino bronzi etruschi rubati da musei. Straordinario e unico oltre che di valore inestimabile, fa notare il direttore dei beni archeologici del ministero Stefano De Caro, un gruppo scultoreo con due grifoni che sbranano una cerva. Proviene, come il grande bacino in marmo dipinto, da una tomba apula (siamo nel IV secolo a.C) così sfarzosa da essere "degna di un principe". Depredata da un tombarolo però. E mai più ritrovata. Strappato alla terra, questa volta nel Lazio nei dintorni di Bracciano, anche il frammento di una maschera d'avorio della seconda metà del I secolo a C, forse il ritratto di Giunone o d'Apollo, un'opera così raffinata da sembrare greca, sottolineano gli studiosi. Razziato da Sant'Agata dei Goti, l'enorme cratere firmato dal pittore pestano Assteas con il ratto d'Europa. Per anni ha fatto bella mostra di sè nelle sale del Getty Museum di Los Angeles. «Il tombarolo fu pagato con un milione di lire e un maialino», rivela il generale dei carabinieri dei beni culturali Gianni Nistri. Ultimo arrivato, un bronzo etrusco del II secolo a.C., esposto a parte. I carabinieri dei beni culturali, racconta il minitsro Rutelli, lo hanno recuperato proprio pochi giorni fa in Svizzera da un privato che ha capito di doverlo restituire. «I tempi sono cambiati», sottolinea il ministro, i grandi musei «sono i primi a non comprare più merce dai trafficanti. E segno forse più importante è che cominciano a restituire anche i privati». Giornata dell'orgoglio, ma anche dei ringraziamenti. Per i magistrati, gli avvocati, i carabinieri, sottolinea il ministro. Per la stampa americana. E per il Presidente della Repubblica, che durante la battaglia con i musei d'oltreoceano, rivela Rutelli, «è sempre stato informato, sempre al nostro fianco».
Nostoi, sono tornati a casa A Roma da domani i capolavori restituiti all'Italia da musei e privati
A Roma, una mostra senza precedenti apre al pubblico dal 1° marzo, con 68 opere restituite all'Italia dai musei Usa, gallerie e privati. I tesori ritrovati includono statue, affreschi, vasi, coppe, bronzi etruschi e un grande bacile in marmo dipinto. La mostra, intitolata "Nostoi", celebra i ritorni di questi capolavori, come nei poemi epici greci. I pezzi sono stati restituiti grazie alla collaborazione tra il ministero dei beni culturali, i carabinieri dei beni culturali e i magistrati. La mostra si apre nella Galleria Alessandro VII Chigi e sarà aperta fino al 2 marzo.
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