Tra le somme da destinare alle soprintendenze una parte dovrà servire per restaurare i restauri riusciti male. A esprimere tale necessità sono i direttori dei centri di ricerca per il restauro giunti a Palermo da 27 Paesi del Mediterraneo per un convegno nel quale si è firmata una risoluzione sulla "Carta dei rischi" del patrimonio artistico mediterraneo. Un patto di mutuo soccorso in caso di minacce al patrimonio monumentale. Tra i rischi «fisici», al primo posto, i terremoti come quelli tra la Sicilia e la Turchia, poi la minaccia per i siti archeologici lungo le coste per linnalzamento del livello del mare come a Eraclea Minoa. Tra i rischi umani, quelli generati dalle crescenti esigenze abitative delle città spinte fin sotto se non addirittura dentro i siti archeologici, come ad Agrigento. Oppure, i danni procurati dalleccessivo sfruttamento anche a fini di spettacolo di teatri greci e romani. Lelenco potrebbe continuare con i danni procurati dalle multinazionali del petrolio, del metano e del biodiesel, come la minaccia di trivelle a Noto. I governi spesso curano gli effetti ma raramente le cause. Monumenti per i quali si mette in moto la «filiera del restauro» gestita dalle Soprintendenze. La novità emersa al convegno di Palermo è che oltre a riparare i danni appena elencati ci si dovrà preoccupare anche dei restauri riusciti male. Un accanimento terapeutico contro il quale Salvatore Settis, direttore della Normale di Pisa, puntò il dito sulle pagine di Repubblica del 3 ottobre, chiedendo assieme a Carlo Ginzburg una moratoria per porre un argine ai restauri dannosi. Uno di questi discussi «restauri di restauri» è quello della Villa del Casale di Piazza Armerina. Un progetto finanziato con 18 milioni di euro non tanto per mettere in luce nuovi ritrovamenti ma per rimodernare il vecchio restauro di Franco Minissi, larchitetto che nel 1958 affidandosi ai materiali dellepoca coprì con una tettoia di plastica i mosaici della "ragazza in bikini". Copertura allepoca allavanguardia ma oggi ritenuta obsoleta e dannosa. Un restauro celere, fatto in fretta, prima che lopra del Minissi compia cinquantanni e venga annoverata tra larte contemporanea da tutelare e quindi inamovibile. Dopo 49 anni e qualche mese si è deciso che quelleffetto serra soffoca i visitatori ed è colpevole del distacco di alcune tessere. Un modo di restaurare incerto, tendente essenzialmente alleliminazione dei vistosi effetti dei danni subiti nel tempo mentre nulla è speso per eliminare le cause che con tanta dovizia di particolari sono state elencate durante i quattro giorni di convegno a Palermo. Quelli rimarranno. In questo modo il «rischio» è che tra qualche anno si tornerà a ri-ri-restaurare la Villa Romana.