Una raffica di abitazioni tra Paderno e Verderio hanno ormai modificato il tessuto sociale del paese Leggenda vuole che la skiline dell'Adda che scorre abbia ispirato persino il genio di Leonardo da Vinci. E' storia, invece, che il ponte San Michele sia un'opera (datata 1889) di alta ingegneria: interamente in ferro, alto 88 metri, con una sede stradale ed una ferroviaria è la copia «in orizzontale» della torre Eiffel. Ma una copia sbiadita che non si «fila» nessuno e della quale persino molti «indigeni» ignorano l'esistenza. Ma a far parlare di sè non sono le spinte turistiche quanto, ahinoi, l'invasione di cemento che - a Paderno come in molti centri dell'ex verde Brianza - ha cambiato il volto del paesino, 3500 abitanti e un'espansione anche demografica sempre più massiccia. A fare discutere, in particolare, sono gli insediamenti lungo via Festini, decine e decine di nuovi appartamenti sorti come funghi negli ultimi dieci anni. Prima erano campi - quei campi che nell'urbanistica di qualche decennio fa servivano per «dividere» un paese dall'altro - ora sono palazzine, condomini e villette a schiera in copiosa quantità. In pratica un intero quartiere sorto dall'oggi al domani che ha occupato zone verdi a ridosso del parco dell'Adda in zone un tempo dedicate all'agricoltura, a ridosso delle cascine Sant'Antonio e Fornace, tra via del Cavrioli e strada Fornace e strada delle Variselle. Blocchi e blocchi di cemento uno sull'altro a destra ed a sinistra di via Festini che hanno aggiunto in pratica due nuovi quartieri al nucleo storico di Paderno d'adda, lungo la direttrice che dal ponte San Michele porta a Verderio. Scendendo da nord a sud si vedono condomini a profusione, ben 16 palazzine una a fianco dell'altra stese su migliaia di metri quadri di campi. Ci sono almeno 60 appartamenti, più o meno belli, con minor o maggior gusto stilistico nella realizzazione. Ma non è questo che interessa, è la colata di cemento ? non si può chiamarla altrimenti ? che ha cambiato il volto del paese. E se sulla sinistra si vedono palazzine da quattro o sei appartamenti, con mattoni a vista e colori vari, dall'ocra al marrone, è sul lato destro di via Festini che le costruzioni incombono ancora di più. Tre «alveari», come vengono comunemente chiamati, blocchi di cemento da venti appartamenti cadauno, in colore giallo, facciate lunghe decine di metri che incombono sulla strada, finestre e balconi che si affacciano sulla via più che trafficata, separati solo da qualche metro di terreno, una recinzione ed una piccola siepe dal flusso incessante del traffico. Per evitare queste colate «servono prudenza e coraggio degli amministratori comunali», dice Erminio Locatelli, storico esponente dei verdi, portavoce e membro di Legambiente, prima consigliere comunale in paese ed ora consigliere provinciale. «Se parlassi emotivamente dovrei dire che sono un pugno nell'occhio ? dice Locatelli ? ma vorrei fare un ragionamento su questo intervento. Dal punto di vista paesaggistico non vorrei addentrarmi, però da quello urbanistico si poteva fare di meglio. Purtroppo quando è stato fatto il piano regolatore generale non si è pensato a come sarebbero venute successivamente quelle costruzioni. Il fatto è che non si è pensato che un'estensione urbanistica così accentuata avrebbe occupato territorio, e quando il territorio è occupato non si può tornare indietro. Purtroppo le amministrazioni comunali vivono di oneri di urbanizzazione, con i continui tagli ai trasferimenti questa diventa una delle poche entrate certe e quindi è difficile dire di no agli operatori immobiliari. Cerchiamo però di riproporre gli errori del passato nel futuro, quello che serve adesso è che vengano previste case compatibili con la bioarchitettura. Basta con la corsa di ogni abitazione alla propria caldaietta, ora con il riscaldamento centralizzato ed i ripartitori di consumo si consuma molto meno e non si spreca». E' un fatto di filosofia generale di programmazione urbanistica: «Si deve scegliere quale vocazione si vuole dare al paese, io propenderei per quella turistica, abbiamo l'Adda, i Navigli, l'ecomuseo, l'archeologia industriale. Ci sono paesi che vivono di turismo e non solo di industria, Paderno potrebbe essere uno di questi».