A VENTICINQUE anni il centro storico di Firenze fa parte: dei siti italiani iscritti nel patrimonio dell'Unesco e ieri in Palazzo Vecchio si è conclusa la quinta edizione della conferenza nazionale dei siti italiani Unesco, a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Obiettivo della conferenza: sviluppare i temi relativi alla tutela, conservazione, valorizzazione e gestione dei siti italiani anche con il contributo degli esperti e dei rappresentanti delle istituzioni. Ha intensamente partecipato all'organizzazione dell'appuntamento l'assessore alle attività economiche e al turismo Silvano Gori. «Sono stati commenta tre giorni molto importanti anche per la quantità di ospiti che si sono fermati in città. E' stato fatto il punto sulle regole e i piani di lavoro dei siti Unesco». Gori ha colto l'occasione per porre almeno un paio di problemi. «Quando si parla di siti Unesco o di patrimonio dell'Unesco spiega l'assessore non credo sia giusto parlare solo di patrimonio storico artistico. Credo invece, e su questo ho trovato l'accordo di molti specialisti del settore, che sia giusto accendere i riflettori anche sullo stile di vita di queste città. SU COME chi vive in queste città riesce a interpretare e conservare questo patrimonio che fa parte della sua vita di tutti i giorni. Perché è questa la differenza: saper lavorare sulla trasformazione del territorio, sulla sua innovazione senza penalizzare il patrimonio artistico, ma al contrario vivendolo come un prezioso valore aggiunto». Gori fa riferimento al sempre difficile rapporto con le attività economiche che spesso vivono male le imposizioni degli amministratori a tutela della città. «Tocco con mano ogni giorno lo scollamento fra il mondo dell'economia e l'interesse collettivo. Gli esempi sono infiniti come la battaglia sull'occupazione del suolo pubblico. Eppure non è difficile comprendere che una occupazione più decorosa è un vantaggio per tutti. Così come non è difficile capire che se cerchiamo di frenare la rendita dei fondi è perché vogliamo una città che sia abitata dai fiorentini e non solo area di passaggio per i turisti. Affittare un fondo in centro deve essere possibile altrimenti tagliamo le gambe ai fruttivendoli e agli artigiani che, invece, svolgono un servizio e un ruolo importante in ogni zona della città. L'assessore poi coglie l'occasione anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Abbiamo bisogno di maggiore flessibilità nelle trattative da parte delle categorie economiche e di una maggiore autonomia rispetto alle leggi regionali o nazionali. Una città d'arte, patrimonio dell'Unesco, appunto, deve poter tutelare quel patrimonio storico artistico senza per questo essere costretta a inficiare lo sviluppo delle proprie attività economiche. Tutela culturale e sviluppo economico devono poter trovare un comune terreno di confronto». SECONDO aspetto, il rapporto con l'educazione civica e i programmi scolastici in generale. «Fino dalle scuole elementari insiste Gori dobbiamo insegnare ai nostri figli a rispettare le città che sono patrimonio del mondo. Il rispetto di un luogo, anche da parte dei turisti, passa attraverso il grado di attenzione a ciò che ci circonda che, per primi, riusciamo a trasmettere. Fare le multe a chi mangia sui gradini del Duomo o ai graffittari che sporcano i muri non è sufficiente. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi ad avere per prima la coscienza del patrimonio di cui anche loro sono chiamati ad essere custodi. E la scuola deve fare la sua parte».
Gori: L'Uneseo ci premia, ma non pensiamo solo all'arte
La quinta edizione della conferenza nazionale dei siti italiani Unesco si è conclusa a Palazzo Vecchio a Firenze. L'assessore alle attività economiche e al turismo Silvano Gori ha sottolineato l'importanza di sviluppare temi relativi alla tutela, conservazione, valorizzazione e gestione dei siti italiani. Gori ha anche sollevato problemi come il rapporto tra attività economiche e tutela del patrimonio artistico, e ha chiesto maggiore flessibilità nelle trattative con le categorie economiche. Inoltre, ha enfatizzato l'importanza dell'educazione civica e dei programmi scolastici per trasmettere il rispetto per il patrimonio culturale.
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