A trentacinque anni dalla sottoscrizione della Convenzione Unesco sui Patrimoni dell'Umanità e a venticinque anni dall'iscrizione in quella lista del Centro storico di Firenze è forse finalmente possibile dire qualcosa che abbia orecchie sensibili per essere ascoltata. L'orgoglio di essere iscritti nelle liste dell'Unesco non può essere né scambiato, né barattato con la rinuncia alla vitalità del nostro patrimonio, sia storico-artistico, che paesaggistico-culturale. Sia l'uno che l'altro quando vengono iscritti nelle liste dell'agenzia dell'Onu per la cultura, la scienza e l'educazione non pagano il fio dell'ibernazione della cimice majakovskiana, in attesa di essere scongelati a comando in un tempo a venire, che nelle intenzioni delle vestali dell'intangibilità dell'arte non dovrebbe venire mai... L'ISCRIZIONE nelle liste unescane è un atto convenzionale di rilevanza intemazionale, volto a tutelare un bene, che a giudizio degli esperti dell'Unesco riveste un rilievo mondiale per la sua unicità e la sua importanza estetica e storica; tale "protezione" è garantita dal diritto internazionale e in senso più comune da tutta l'umanità, che da quel momento è eletta come sua custode morale, ma è soprattutto garantita dalle leggi del Paese di cui fa parte. Ciò non vuole affatto dire che ogni intervento è escluso, a meno che esso non risulti offensivo per la sensibilità culturale nazionale e internazionale, come da recente è stato il caso della Val d'Orcia o delle minacciate trivellazioni alla ricerca di riserve naturali di idrocarburi nel Val di Noto: in casi del genere e secondo procedure rigorosamente previste nell'accordo del 1972 è possibile intervenire, anche se finora tali procedure non sono state poste in essere - ad eccezione di qualche salutare avvisaglia - per nessun sito italiano iscritto nelle liste dell'Unesco. LA FRUIZIONE di un luogo o di monumento o di un centro storico (e questi ultimi sono in maggioranza nelle lista unescana!) non può, in via di principio, escludere che nel tempo possano essere introdotti elementi e varianti, che l'uso, le condizioni generali e particolari o altre situazioni sociali o ambientali imprevedibili all'atto dell'iscrizione, possano rendere necessari. Ciò però è possibile solo a due condizioni, a) che le novità vengano, in primo luogo, verificate e accettate dalle autorità competenti dello Stato nel quale il sito è collocato, secondo le leggi e le regole di quel Paese, dichiarandole compatibili con l'iscrizione; b) che venga aperto un tavolo di negoziazione con l'Unesco, per concordare eventuali modificazioni e conseguenti motivazioni. Ha perfettamente ragione il nostro ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, quando sostiene che un bene culturale non può essere né ingessato, né museificato, nell'accezione negativa del termine. Il valore di un bene culturale - ci ha insegnato un grande filosofo tedesco contemporaneo, Th. W. Adorno - sta nella sua vitalità e nella sua capacità di essere fruibile e fruito nel tempo senza essere né avvolto, né travolto dalla ipertrofia della propria stessa memoria. Guai se un monumento, una città o un paesaggio fossero isolati dalla realtà contestuale della loro quotidianità vissuta giorno per giorno, diventerebbero icone sbiadite di un tempo anemico. FIRENZE non fa eccezione a questo discorso: la sua bellezza sta anche nella sua capacità di conservare l'integrità del suo fascino, sapendo ricollocare le sue magnificenze nella dinamica cangiante della contemporaneità, categoria questa invero sempre mobile nella diacronicità del suo vissuto. Se l'antidoto alla corrosività dello smog sia il tram, confesso che non sta a me dirlo: so di sicuro che la tutela dell'integrità del centro storico di Firenze passa attraverso la riduzione delle emissioni di gas novici per i monumenti, non meno che per gli uomini. Del resto se questa soluzione è stata approvata dai tecnici della Sovrintendenza, delle due l'una o ne accettiamo la competenza e le conclusioni oppure, prima di chiamare in causa l'Unesco, rimuoviamo i nostri tecnici e ne verifichiamo le opinioni. Fondamentale è smettere di usare - o pensare di potere usare - l'Unesco per battaglie politiche interne al nostro Paese, assumendo di volta in volta ruoli di accusatore o di difensore del nostro patrimonio culturale, secondo l'appartenenza politica del pubblico amministratore o dell'avversario politico da contestare o da difendere per la presunta violazione estetica. Peraltro l'Unesco sa da sola se e quando muoversi, avendo intelligenza politica, coscienza civile, competenza professionale e maturità culturale. Anche senza suggeritori e consiglieri.
La tutela di Firenze passa per la riduzione dell'inquinamento
Il Centro storico di Firenze è stato iscritto nelle liste dell'Unesco 25 anni fa. L'orgoglio di essere iscritto non può essere scambiato con la rinuncia alla vitalità del patrimonio culturale. L'iscrizione è un atto convenzionale di rilevanza internazionale che tutela il bene culturale per la sua unicità e importanza estetica e storica. Tuttavia, non esclude l'intervento, a meno che non sia offensivo per la sensibilità culturale nazionale e internazionale. La fruizione di un luogo o di un monumento non esclude l'introduzione di elementi e varianti nel tempo, ma solo se verificate e accettate dalle autorità competenti e concordate con l'Unesco.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo