I capolavori trafugati e ritrovati dovevano essere 67, ma all'ultimo momento se ne è aggiunto un altro, un bronzo del II secolo a.C, arrivato una settimana fa. A restituirlo un collezionista svizzero, dopo un complicato «giro» tra Europa e Stati Uniti. Il collezionista «pentito» ha voluto unirsi ai «donatori» più noti, come il Metropolitan Museum di New York che ha contribuito con 5 opere, al Boston Fine Arts con 12, al Getty di Malibu con 42, all'Athena Galeries di Jerome Eisenberg con 5, al Princeton Museum con 1. Più la Grecia che ci ha prestato una bellissima «kore» in marmo pario, appena recuperata grazie anche al contributo dei carabinieri del Nucleo Tutela Culturale guidati dal generale Gianni Nistri. Ed eccoci così ai 68 capolavori di «Nòstoi», la mostra dell'orgoglio nazionale ospitata dal Quirinale, che espone i gioielli archeologici restituiti dai musei che li detenevano illegalmente, prima serie destinata presto ad arricchirsi di altre opere come il Cratere di Eufronio in arrivo il 20 gennaio o il «carro sabino» che la Gliptoteca di Copenhaghen dovrà ridarci presto. Più gli altri capolavori in via di restituzione da Cleveland, Monaco di Baviera, J'okyo. È il consigliere della Presidenza della Repubblica, Louis Godart, professore di micenealogia, ad averla voluta chiamare «Nòstoi». In greco, i ritorni. Sono tornati alcuni grandi capolavori che dopo una dozzina d'anni, attraverso difficili e laboriose trattative, l'Italia ha riportato a casa. Come la grande statua imperiale di Vibia Sabina moglie di Addano, il cratere a calice del pittore Asteas del 350 a.C. col mito d'Europa e il Toro, il gruppo del Trapezophoros in marmo asiatico dipinto con i due grifi che sbranano la cerva, l'Antefissa con Sileno e Menade danzanti in terracotta del 500 a.C, il Kantharos configurato a maschera dionisiaca del 480 a,.C attribuito al Pittore della Fonderia. Dovunque si guardi, sembrano risuonare le parole che ieri il ministro Rutelli ha pronunciato con forza: «Con questo recupero abbiamo voluto dimostrare una grande determinazione, per farla finita col traffico d'arte... È un cambio epocale, se si prosciuga l'acqua del commercio illegale, diventa più difficile l'attività dei tombaroli». Nella restaurata «Galleria di Alessandro VII Chigi», sotto gli affreschi che coprono le pareti commissionate da quel papa a metà '600, oltre alle opere sembrano aggirarsi i fantasmi di questa lunga serie di titolati direttori di musei, che coi tempo si sono dovuti piegare alle richieste: personaggi difficili come Philippe de Montebello del Metropolitan, James Wood prima e Michael Brand poi del Getty (più Marion True, scaricata dal «trustee» di Malibu e ancora sotto processo a Roma), Susan Taylor e Michael Brew di Boston. Oppure, prima di loro, come Thomas Hoving, che quando alla testa del Metropolitan incautamente si vantava delle acquisizioni illegali. Acqua passata. Come Melina Mercouri che in passato aveva tentato, invano, una crociata per riavere dal British Museum i fregio del Partenone e che ieri, al Quirinale, era rappresentata da Vivi Vassilopoulos, direttrice delle antichità greche, che lodando la comune battaglia si è augurata che la mostra venga portata anche ad Atene. «Per questi capolavori è stata una vera Odissea - ha aggiunto il ministro -che si conclude qui dopo che sono stati trafugati e ridotti a bellezze senz'anima, avulsi dal loro contesto». E pensare che il bellissimo cratere del «Ratto d'Europa» firmato dal ceramografo pestano Assteas era stato pagato al tombarolo un milione di lire e un maialino. A Malibu, nel Getty, era uno dei pezzi di maggior attrazione. Al Quirinale è il pezzo numero 47. Ancor più bello.
Nòstoi, i capolavori recuperati
Il governo italiano ha riportato a casa 68 capolavori di arte antica trafugati e ritrovati, tra cui una grande statua imperiale di Vibia Sabina e un cratere a calice del pittore Asteas del 350 a.C. La mostra, chiamata Nòstoi, è stata organizzata al Quirinale e include opere provenienti da musei come il Metropolitan di New York, il Boston Fine Arts e il Getty di Malibu. Il ministro Rutelli ha dichiarato che il recupero è un cambio epocale e che il traffico d'arte illegale è diventato più difficile. La mostra include anche opere provenienti da collezionisti come il collezionista svizzero che ha restituito un bronzo del II secolo a.C.
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