Lidea di un Paese magico Economisti e politologi avevano studiato il successo italiano: per milioni di britannici lItalia era un luogo di gran lunga più affascinante rispetto alla realtà Il confronto con la Gran Bretagna: la nostalgia della bellezza e il bisogno di produttività Tra i momenti più traumatizzanti del periodo del declino britannico, dalla la metà degli anni '60 alla metà degli '80, ci fu il sorpasso dellItalia avvenuto nei primi anni '80. Fu un vero e proprio choc. Francia e Germania erano avversarie di vecchia data, sin dal XIX secolo: che nel dopoguerra avessero rapidamente rimesso in piedi le loro economie, in fondo, per quanto mortificante, non costituiva certo una sorpresa. Ma lItalia... un Paese il cui processo di industrializzazione era in ritardo, che era stato povero per buona parte del XX secolo, al quale i britannici erano abituati a guardare dallalto in basso... Che lItalia potesse dare origine a un tenore di vita superiore a quello britannico era davvero preoccupante. Nondimeno, proprio mentre era in corso il "sorpasso", la Gran Bretagna stava già cambiando. I fattori che avevano determinato il suo declino - scarsa produttività, miseri investimenti, un movimento sindacalista troppo potente e protetto dalla politica, una totale noncuranza per la concorrenza - stavano subendo una brusca metamorfosi per mano di Margaret Thatcher e del suo conservatorismo, che in realtà era una forma di radicalismo del libero mercato. Negli anni '90, il sorpasso aveva già cambiato rotta: allinizio di quel decennio la Gran Bretagna poteva vantare, e di fatto vantò, leconomia più importante dEuropa. Negli anni '70 e '80 gli economisti e i politologi avevano studiato il successo italiano; avevano preso in esame le concentrazioni delle piccole e medie imprese nel centro e nel nord dellItalia che davano agli imprenditori lo spazio necessario a sviluppare le loro idee; avevano capito limportanza fondamentale del design e del marketing; avevano osservato la gran quantità di banche aventi una conoscenza intima delle industrie del territorio e dei mercati locali; e preso atto perfino della prudenza del Partito comunista, considerato più flessibile e moderno rispetto al Partito laburista invischiato nella lotta di classe. In quello stesso periodo, inoltre, per milioni di britannici, in gran parte appartenenti alla middle class, lItalia era diventata "LItalia". "LItalia" erano gli Uffizi, il cappuccino preso seduti al bar di una piazza medievale, la pizza di Napoli, la Costiera Amalfitana, i cipressi alti e schietti che si stagliano contro il sole che tramonta sullo sfondo, Piazza San Marco e la Torre di Pisa. Questa "Italia" era sì lItalia reale, ma al tempo stesso era un luogo di gran lunga più affascinante rispetto a quello che la realtà avrebbe mai potuto essere. Con tutto ciò, poiché era anche reale, e considerato che lindustria dei viaggi e i voli low-cost hanno saputo alimentare questa magia, quellItalia affascinante è durata ed è cresciuta. Per i britannici lItalia era stata il Paese nel quale gli aristocratici avevano fatto il loro "grand tour" nell800, la meta culturale prediletta dagli intellettuali e dagli artisti del XX. Negli anni '60, stava già diventando "LItalia", un luogo nel quale gli europei del nord potevano rifiorire, perdere le loro inibizioni, dar vita a una "Italia" tutta loro. Per questa "Italia" il relativo declino economico è stato trascurabile. Anzi, in una certa qual misura ha costituito quasi un vantaggio, perché lItalia - più e meglio di qualsiasi altro grande Stato europeo - ha saputo conservare il proprio passato, in parte prendendo le distanze da un certo tipo di modernizzazione. E il passato è sicuramente un bene per il turismo. Adesso, però, si registra uninversione di rotta. Adesso, in Gran Bretagna e anche in altre regioni dellEuropa italofila, sta iniziando a diffondersi la sensazione che l"Italia" tanto amata possa essere pregiudicata dalle realtà italiane. Adesso, quando alle cene della middle class si parla di Italia, sorgono spontanee varie domande. Rispetto alla politica ci si chiede: il sistema politico italiano potrà mai dar vita a un governo stabile, gravato come è sempre dallesigenza - a destra, ma in particolar modo a sinistra - di formare coalizioni con i partiti più estremisti che possono bloccare le riforme? Esiste una leadership politica italiana che abbia una chance di poter essere eletta e abbia la volontà di imporre tramite le riforme cambiamenti alle norme sindacali, ai sistemi pensionistici, al settore pubblico e alleconomia del sud, tali da determinare un concreto cambiamento complessivo di atteggiamenti e comportamenti? Romano Prodi giorni fa ha riferito a un giornalista americano che mentre discuteva del problema del forte assenteismo nel settore pubblico con i responsabili degli enti statali, questi ultimi gli hanno proposto di pagare di più chi si presenta al lavoro regolarmente. Si tratta di unaberrazione o di un sintomo dellItalia reale? Rispetto alle questioni economiche ci si chiede: esiste uneffettiva possibilità di sopravvivenza per le piccole e medie aziende, considerate un tempo i pilastri delleconomia e alle prese oggi con lincalzante concorrenza di Cina, India e altre economie in via di sviluppo? La qualità italiana sarà in grado di competere con i prezzi dellOriente? Lanno scorso ho domandato a un illustre economista italiano se secondo lui non sarebbe possibile per lItalia abbandonare leuro e riguadagnare competitività operando una svalutazione, come accadeva in passato con la lira. Lui si è detto inorridito, mi ha risposto che questo era un espediente tipicamente anglosassone. Può anche essere, ma il regime delleuro funziona solo se un Paese ha una classe politica capace di effettuare i cambiamenti che il suo rigoroso regime impone. In mancanza di ciò, infatti, uneconomia si ritrova col peggio di entrambe le situazioni: è imprigionata in un sistema di valute più forti e non è in grado di operare una svalutazione. Rispetto alla società ci si chiede: la popolazione italiana sta invecchiando a ritmo incalzante, è questo a impedire ai sistemi sanitari e del welfare di stare al passo con i cambiamenti demografici? Limmigrazione potrà migliorare le cose? Ma è davvero bene accetta? A Firenze, città di origine di mia moglie, è consueto incontrare uomini e donne anziane assistiti nelle loro passeggiatine da badanti asiatiche. A Prato, gli operai cinesi costituiscono la componente della forza lavoro a più rapida crescita. Nelle periferie di Roma, Bologna e Milano, romeni, albanesi e altri immigrati cercano di sbarcare il lunario come possono, spesso illegalmente. Per una società che in passato ha conosciuto più emigrazione che immigrazione le tensioni sono quanto mai evidenti: potranno essere tenute a bada da una politica liberale? Rispetto alla storia ci si chiede: la magnifica cultura, la splendida storia classica italiana non saranno forse troppo ingombranti per il suo presente? Non sono queste a inibire i cambiamenti, seducendo gli italiani e gli stranieri in egual misura, immobilizzandoli in un sogno permanente di passata grandeur e di bellezza? Allinizio di questo mese abbiamo assistito a uneccellente rappresentazione del Macbeth nel delizioso teatro dellopera di Pavia risalente al periodo austro-ungarico. La mattina seguente, mentre ero in viaggio diretto a Bergamo per prendere un aereo per Londra, ho trovato luscita autostradale bloccata da colonne di camionisti in sciopero e insieme a molte altre decine di persone ho perso il volo della Ryanair. Mi è parso che lepisodio avesse un suo significato. Nessuno che conosca bene lItalia al di là delle apparenze può fare a meno di cogliere questi segnali. A noi britannici riportano in mente il nostro stesso passato. LItalia, più di ogni altro Paese, suscita e ha suscitato per lungo tempo negli stranieri una sorta di amore invidioso. Ma se lItalia reale non cambierà, questo amore per la magica "Italia" non potrà sopravvivere. (Traduzione di Anna Bissanti)
la Repubblica
18 Dicembre 2007
SE SUL GRANDE PASSATO FIORISCONO LE ROVINE
JO
John Lloyd
la Repubblica
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