Molti sindaci e anche alcuni tecnici bocciano la rivoluzione Rutelli prepara l'ennesima rivoluzione delle Soprintendenze con un provvedimento che se andrà in porto avrà forti ripercussioni in Toscana. Dalle Soprintendenze miste di oggi, che si occupano di beni architettonici e artistici, ma anche di ambiente e paesaggio, si dovrà passare alle Soprintendenze tematiche, che scinderanno le loro funzioni. Il sottosegretario ai beni culturali Andrea Marcucci lo spiega così: «Oggi alla guida delle Soprintendenze miste abbiamo quasi sempre storici dell'arte. Forse è il caso che di beni naturali e ambientali se ne occupino architetti del paesaggio». Fin qui è soltanto un concetto, ma quando si passa all'elaborazione del progetto ne scaturisce una vera e propria rivoluzione. L'attuale mappa delle Soprintendenze, nella Toscana litoranea, è articolata intorno a due enti, quello di Pisa, che ha competenza anche sulla provincia di Livorno e sulle isole dell'arcipelago e quello di Lucca, con giurisdizione anche nella provincia di Massa-Carrara. Il resto della Toscana litoranea, Grosseto e la Maremma, sono invece gestiti dalla Soprintendenza di Siena. Lo sdoppiamento delle funzioni passa, secondo il progetto del sottosegretario ai beni culturali, il lucchese Andrea Marcucci, per la creazione di una nuova Soprintendenza, a Grosseto. E qui sta il nodo principale: Siena resterebbe il polo artistico e culturale, il capoluogo maremmano quello ambientale e paesaggistico, annettendosi l'intera provincia di Livorno e le isole. Lo stesso farebbe Lucca, che diventerebbe il polo ambientale del proprio territorio ma anche di Pisa e Massa-Carrara. Pisa, infine, perdendo le competenze ambientali di Livorno e le proprie, avrebbe in compenso le funzioni artistiche e monumentali di Lucca e Massa-Carrara. I sindacati hanno già messo le mani avanti: lo sdoppiamento o la realizzazione di nuove Soprintendenze potrebbe creare problemi nell'organizzazione del lavoro. E' quanto sostiene la Uil, anche se il sottosegretario Marcucci ribatte che non vi saranno trasferimenti di personale e tanto meno esuberi. «Anzi - dice Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto - probabilmente ci saranno nuovi posti di lavoro, oltre al riconoscimento del valore storico del nostro territorio, sia per gli scavi etruschi, sia per la presenza del Parco della Maremma e per i temi che stanno venendo avanti legati alla realizzazione di importanti infrastrutture viarie». Il sindaco di Grosseto, però, è il solo ad essere contento. I suoi colleghi sono insoddisfatti e anche preoccupati. A cominciare da quelli dell'Elba. Roberto Peria, primo cittadino di Portoferraio, vede subito una conseguenza: «Se passa questo progetto noi ci troveremo ad avere due interlocutori invece di uno. La Soprintendenza di Pisa per i beni artistici e storici e quella di Grosseto per l'ambiente e il paesaggio. Mi sembra tutto meno che una razionalizzazione e una semplificazione». Ancora più dura la posizione di Catalina Schezzini, sindaco di Rio nell'Elba e presidente delle Isole minori: «L'arcipelago è davanti a Livorno, i nostri interessi gravitano in quell'area. Non ci capita di andare a Grosseto, invece abbiamo rapporti costanti con la Provincia di Livorno, l'università e l'ospedale di Pisa, gli uffici della Regione che sono a Firenze. E poi Pisa e Livorno sono due città medicee, che hanno affinità storiche e culturali che può trascurare solo chi non conosce il territorio». Catalina Schezzini, con una battuta, introduce anche un elemento interessante: «Se permettete, possiamo morire pisani...» Non è una questione di campanile e il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, mostra un attendismo che non è solo prudente: «Io con Pisa sto bene... Adesso siamo in una fase progettuale e qualche volta l'informazione corre troppo velocemente. Preferisco aspettare prima di pronunciarmi, ma se si dovesse andare in questa direzione, allora anche Livorno avrebbe da dire la sua. Se sul tappeto ci sono problemi ambientali, non riguardano solo la provincia di Grosseto». Anche a Pisa questo sdoppiamento delle competenze ha creato un notevole malessere. Mauro Del Corso, presidente della federazione italiana Amici dei musei, lo affronta guardando all'intero panorama nazionale: «Avevamo le soprintendenze miste - a nostro avviso una fortuna (come quella con sede a Pisa, ma non solo), ora si spezzano le superstiti con un miscuglio di competenze che andranno spesso a sovrapporsi ed intersecarsi. Soprattutto se i rispettivi soprintendenti non fossero tra loro in amichevoli rapporti, come può capitare e capita». «Nel recente passato - dice ancora Del Corso - sono state istituite nuove soprintendenze (Verona, Lecce, Lucca) di chiaro sapore elettoralistico, che oggi navigano dunque in imprevedibili difficoltà di strutture e risorse». E' la stessa critica che avanza Gianfranco Cerasoli, segretario generale del coordinamento nazionale della Uil beni e attività culturali: «Non vorremo pensar male, ma la sensazione che se ne ricava è quella di voler creare posti per esigenze della politica, come nel caso della Toscana, regno del sottosegretario Marcucci o nel Lazio e in Lombardia, per dare un posto alle solite note e ai soliti noti. E sono tuttora irrisolti i problemi delle Soprintendenze che istituì politicamente il ministro Urbani per fare un favore a Lunardi, Pera, la Poli Bortone».
TOSCANA - Nuove soprintendenze, un coro di no
Il ministro dei beni culturali, Andrea Marcucci, ha presentato un progetto per creare nuove Soprintendenze tematiche in Toscana, che sostituiranno le attuali Soprintendenze miste. Il progetto prevede la creazione di una Soprintendenza per la Toscana litoranea, con sede a Grosseto, che si occuperebbe di beni naturali e ambientali, mentre la Soprintendenza di Pisa si occuperebbe di beni artistici e storici. I sindaci di Grosseto, Livorno e Lucca hanno espresso preoccupazioni e critiche sul progetto, affermando che potrebbe creare problemi nell'organizzazione del lavoro e che non è una razionalizzazione e semplificazione.
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