Nella mostra "Nostoi, capolavori ritrovati" esposte opere riconsegnate allItalia dal Getty Museum di Malibù e dal Metropolitan di New York gratuita In progetto un museo per esporre a rotazione tutte le opere darte tornate in Italia -------------------------------------------------------------------------------- È una mostra eccezionale e fino a poco tempo fa impensabile quella che si apre venerdì, fino al 2 marzo, in una delle più belle gallerie del Quirinale: si potranno vedere per la prima volta tutti insieme 68 pezzi di grande valore e bellezza, restituiti da alcuni dei più grandi musei del mondo che li avevano acquisiti nonostante provenissero da scavi illegali. Si tratta di ceramiche, statue in bronzo, in marmo e in ceramica, frammenti di decorazioni, una splendida maschera in avorio, opere che raccontano 900 anni di storia dellarte antica del bacino del Mediterraneo, dal 700 a.C al 200 d.C. Tutti tornati a casa, "nostoi", grazie ad una politica seguita con tenacia dal governo italiano, che, ha sintetizzato il ministro dei Beni Culturali Rutelli, mira a «togliere lacqua in cui navigano i trafficanti dopere darte». Togliere lacqua, concretamente, dissuadere dal malcostume di vendere sottobanco grandi capolavori impoverendo la cultura dei paesi ai quali vengono sottratti, si può solo fare convincendo musei e collezionisti privati a non comprarli più, adottando unetica diversa. E ci si sta riuscendo, come testimonia questa mostra nella quale sono esposti pezzi che erano appartenuti alle collezioni del Paul Getty Museum di Malibu, del Metropolitan Museum di New York, del Museum of Fine Arts di Boston, dellUniversity Museum of Art di Princeton, della Royal Athena Galleries di New York. Pezzi che sono stati tutti restituiti ricorrendo a un concordato extragiudiziario, basato più che altro su patti di scambio di opere darte, per periodi anche lunghi, dai musei italiani ai musei e alle gallerie che restituiscono "il mal tolto". Perché, ha spiegato il ministro, sono sempre di più i collezionisti, le gallerie e i musei che si adeguano a questo stile. E la riprova è una piccola splendida statua etrusca in bronzo, esposta alla mostra, appena uscita dal caveau di una banca svizzera. Questo è il nuovo terreno da dissodare, nella ricerca delle opere darte perdute: perché se è difficile per musei e gallerie tenerle nascoste, a volte sono proprio le banche a custodire nei propri forzieri tesori rubati. Le splendide sale della Galleria di Alessandro VII affrescate da Pietro da Cortona e appena restaurate ospitano ora il risultato di questa campagna di recupero, a cui si aggiungeranno via via altri pezzi. Per ospitare questi capolavori ritrovati, ha detto il ministro, si sta studiando lipotesi di un museo ad hoc, in cui a rotazione possano trovare spazio i capolavori che tornano a casa, come la Venere di Morgantina, che il Getty Museum di Los Angeles si è impegnato a restituire entro il 2010. Tra le opere più belle esposte, una terracotta etrusca del V secolo a.C con una Menade e un Sileno danzanti, un vaso a forma di oca, anchesso etrusco, del 300 a.C., due grifi di marmo che sbranano una cerva, del 300 a.C, sostegni di una mensa trafugati tra il 76 e il 78 da uno scavo di una tomba ad Ascoli Satriano. Dalla stessa tomba proviene anche un bacino di marmo dipinto con Nereidi, sempre del '300 a.C. Viene invece dalla zona di Anguillara Sabazia, da un sito identificato dalle indagini dei Carabinieri, lo straordinario frammento di volto di statua in avorio, del l secolo a.C, che potrebbe raffigurare Apollo o Giunone. E sono stati i Carabinieri italiani a ritrovare il busto di kore, rubato probabilmente nellisola di Paro, che il governo greco ha prestato al nostro per questa mostra: un segno in più di una collaborazione che sta cominciando a dare i suoi frutti.