Il nostro Paese, con 41 siti riconosciuti, è primo al mondo nella lista dell'Unesco. Il fatto, però, non si deve trasformare unicamente in una corsa a mantenere il primato. «La strategia dell'Italia - ha sottolineato Francesco Bandarin, direttore del Centro del patrimonio mondiale Unesco, intervenendo ieri a Firenze alla quinta conferenza dei siti italiani -deve essere soprattutto quella di fare di più in campo internazionale, di attivarsi per il riconoscimento di realtà che coinvolgono più Paesi, come i siti fenici o la Magna Grecia, perché la convenzione Unesco significa cooperazione. E lo sviluppo della convenzione è un'altra delle priorità che l'Italia si deve dare». Anche per Francesco Rutelli, vicepremier e ministro dei Beni culturali, la presenza ricorrente nella lista «è motivo di orgoglio», ma deve servire soprattutto come sprone perché tutta l'Italia, con i suoi centri storici, i borghi, il paesaggio «si ponga l'obiettivo di raggiungere gli standard chiesti dall'Unesco». «Non è necessario - ha aggiunto Rutelli - trasformare le città in musei. Bisogna, invece, saper coniugare il rispetto dell'identità di una realtà con le esigenze imposte dalla modernità». In Finanziaria - ha spiegato il ministro - c'è un impegno in questo senso. Sono state, infatti, approvate quattro norme che vanno in quella direzione e che favoriscono la politica dell'Unesco. Una prima disposizione riguarda gli incentivi alla mobilità sostenibile nelle realtà riconosciute patrimonio dell'umanità, una seconda favorisce i comuni nell'accensione di mutui per il recupero di edifici inseriti nella lista Unesco, una terza assicura fondi per la manutenzione dei siti archeologici siciliani "certificati" dall'Unesco, una quarta - di carattere più generale -stanzia 15 milioni all'anno per il prossimo triennio per distruggere gli ecomostri, le brutture che hanno devastato il paesaggio italiano. A proposito di paesaggio, Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, ha indicato nella collaborazione la via maestra per tutelarlo. «Affidarne la protezione - ha detto - alsolo Stato, piuttosto che alle Regioni o agli organismi internazionali, sarebbe una sciagura». «La collaborazione - gli ha replicato Danielle Mazzonis, sottosegretario ai Beni culturali - è una delle vie percorse dal ministero nella revisione della parte del Codice dei Beni culturali dedicata al paesaggio». Riforma che vedrà presto la luce.