Venezia. Un sistema di 12 musei che comprende anche 5 biblioteche aperte al pubblico(di cui quella del Museo Correr è la numero uno per larte veneta) e ha il suo fiore allocchiello nel Palazzo Ducale: con quasi un milione e mezzo di visitatori nel 2005 ha superato perfino gli Uffizi di Firenze. Strano ma vero i Musei civici veneziani hanno un bilancio in pareggio, un giro daffari di tutto rispetto, 2 milioni e rotti di visitatori lanno e danno lavoro a circa 300 persone. Merito della collaudata autonomia riconosciuta alle diverse sedi, ma con un saldo governo centrale? Oppure di un sistema di gestione che ha affidato a una cordata di imprese i servizi per il pubblico? Lo abbiamo chiesto a Giandomenico Romanelli, storico direttore dei Musei civici veneziani che sta per tenere a battesimo anche la nascita di una nuova fondazione dei musei lagunari. Romanelli, i Musei civici di Venezia sono stati fra i primi a sperimentare laffidamento a esterni dei servizi per il pubblico e ora si accingono a un ulteriore, ancora più delicato, passaggio. «E' da una decina danni che abbiamo unificato tutta la macchina museale civica, facendone ununica direzione. Dopo di che, linsufficienza del personale, inadeguato per il rilancio, ci ha indotto a scegliere la strada dellappalto dei servizi, con una formula molto particolare». Cioè? «Abbiamo messo in gara una vastissima gamma di servizi - guardiania, biglietteria, book-shop, ristorazione, assistenza didattica, distribuzione dei libri nelle biblioteche, fototeca - che si è aggiudicata una cordata di imprese». Come funziona il sistema? «Sono le imprese che impiegano il personale - solo una cinquantina dipende dal Comune - e sono le stesse imprese che incassano direttamente dai servizi erogati, garantendo a noi circa il 40 per cento dei ricavi. Questo vuol dire che più gente viene, più movimentazione cè, fra mostre, iniziative, ecc., maggiore è il vantaggio reciproco. Sono motivati a fare sempre meglio, ma già così, con gli incassi della biglietteria, copriamo interamente le spese di gestione della struttura». Se è un metodo di gestione che funziona, perché creare una Fondazione dei Musei civici? «Ci siamo resi conto che questa macchina risente molto delta contrazione progressiva dei bilanci degli enti locali, al punto di essere sempre più penalizzati nella redistribuzione del reddito». Che vantaggi può dare la fondazione? «Una maggiore libertà di movimento, perché usciamo di fatto dalla macchina comunale. Con la possibilità di gestire direttamente le risorse, di stabilire rapporti a lunga scadenza con istituti che per esempio siano in grado di finanziare i restauri, o di stipulare un mutuo con un istituto di credito, cosa che adesso non possiamo fare. Ma anche fare nuove assunzioni o garantire prospettive di crescita al personale che già lavora allinterno». E in che rapporti sarete con il Comune? «Il nostro legame con lamministrazione comunale resta fortissimo perché la nostra sarà una fondazione di partecipazione, quindi con un unico fondatore - il Comune - che possiede il 100 per cento delle quote: il sindaco nomina presidente e consiglieri di amministrazione e il patrimonio rimane di proprietà comunale. Inoltre ci portiamo dentro il nostro modello gestionale e quindi al Comune non chiederemo nulla, potendo contare su partner che entreranno come soci contributori, a metà strada tra lo sponsor e il mecenate». A che punto è questo processo? «Il 2008 sarà un annodi transizione e la Fondazione andrà a regime nel 2009, anno in cui contiamo di raccogliere contributi aeniuntivi rispetto alle nostre entrate attuali percirca 34 milioni di euro». Solitamente queste operazioni si arenano su problemi sindacali, voi come pensate di risolverli? «Il personale interno ha avuto una fase di resistenza perché non aveva chiare le prospettive. Va però precisato che esiste una clausola tale per cui in caso di scioglimento della fondazione, il personale viene riassorbito ai livelli raggiunti dentro la fondazione. Inoltre, ha alcuni mesi per scegliere se restare in Comune o passare alla fondazione: senza con questo subire interruzione del rapporto di lavoro, ma potendo accedere a progressioni di carriera e miglioramento economico».