Caro direttore, la puntualissima cronaca del Mattino sull'inaugurazione della mostra di Hackert a Caserta mi costringe a replicare all'intervista del soprintendente del Polo museale. È stato il soprintendente Enrico Guglielmo a lamentare il mancato prestito del Museo di Capodimonte. Come riferisce il Mattino non ho mai nominato Spinosa, come le centinaia di ospiti che hanno seguito la mia lunga illustrazione possono testimoniare. Al visitatore sorpreso che in mostra mancano «La caccia alle folaghe sul lago Fusaro», «La mietitura a Carditello» e «La vendemmia a Carditello» ho replicato, con qualche vena d'ironia, che ce ne erano molte che provenivano da Oslo, Berlino, Madrid. Le vedute di Capodimonte sono state chieste in prestito alla Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici di Caserta in data 12 marzo e rifiutate in una prima e in una seconda istanza, con la motivazione che, ricorrendo il cinquantesimo anniversario del museo, le tre opere «costituiscono parte integrante del percorso espositivo». Tanto integrante e indispensabili sono le opere che il soprintendente non ha esitato a inviarle a fine novembre alla Pinacoteca di Monterrey nel Messico. «La mietitura a Carditello» e «La vendemmia a Carditello» sono dipinti, delicatissimi e in non buone condizioni, misurano ben 141 cm per 219. Tanto integrante e indispensabili sono le opere che il soprintendente non ha esitato a inviarle a fine novembre alla Pinacoteca di Monterrey nel Messico. «La mietitura a Carditello» e «La vendemmia a Carditello» sono dipinti, delicatissimi e in non buone condizioni, misurano ben 141 cm per 219. Spinosa si duole anche di non avere ha mai ricevuto una telefonata da me! Claudio Strinati, soprintendente del Polo romano, ha prestato una bella tela e può testimoniare che io non gli ho mai telefonato: così come non ho telefonato a nessuno dei direttori dei musei che ho incontrato in questo ultimo anno per selezionare le opere. I rapporti tra museo e museo sono rapporti istituzionali che ha tenuto solo Ferdinando Creta, funzionario di alacre dedizione a questo compito preposto. Spinosa, invece, candidamente dichiara che «i prestiti si ottengono grazie ai rapporti di amicizia, di cordialità, di stima che spesso sono personali». Insomma da compare a compare! Il vero disastro è che Spinosa coltiva un errato concetto dell'alto ruolo istituzionale che ricopre: ritiene d'essere un feudatario e pretende che il museo (o il curatore) che chiede un'opera presenti supplica come fosse, la sua, personale elargizione. Il Direttore generale che ha autorizzato (sic?) il prestito in Messico dovrebbe spiegargli che è egli è solo il custode di un bene pubblico, non il padre-padrone: una consolidata procedura ministeriale vuole che un prestito richiesto in marzo da un museo italiano abbia la precedenza su una missione azzardata in Messico di otto mesi dopo. Il museo nazionale di Capodimonte è nel Guinness dei primati per prestiti provvidi e improvvidi: nel mio recente volume «Bella Italia» cito un esemplare articolo di Cesare Brandi che severamente giudicava la politica di largesse perseguita allegramente da Capodimonte. Ho motivo di ritenere che Spinosa non nutra una gran stima per un eccellente pittore come Hackert: infatti, nella mostra sui Campi Flegrei a Villa Pignatelli, gli attribuì opere di collezione privata inglese dal farlo rivoltare nella tomba. Comunque il soprintendente Spinosa, carico d'esperienza, chiusa la mostra di Monterrey l'8 dicembre, può inviare domani stesso le opere in questione alla Reggia di Caserta che dista solo venti chilometri. Sarebbe l'unico modo dignitoso per chiudere una vicenda assai delicata e imbarazzante.
LA LETTERA Io, Hackert e il feudatario Spinosa
Il direttore del Mattino replica all'intervista del soprintendente del Polo museale su un articolo sulla mostra di Hackert a Caserta. Il soprintendente Enrico Guglielmo lamenta il mancato prestito del Museo di Capodimonte di alcune opere di Hackert. Il direttore del Mattino replica che le opere erano state richieste in prestito alla Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici di Caserta, ma rifiutate a causa della loro importanza per il percorso espositivo. Il direttore del Mattino sostiene che le opere sono state inviate a una pinacoteca messicana e che il soprintendente Spinosa ha un concetto errato dell'alto ruolo istituzionale del museo.
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