Caro direttore, ha ragione Salvatore Settis (vedi Repubblica del 17 ottobre) a far suonare il campanello d'allarme per i rischi che la finanziaria, il condono edilizio e la Patrimonio s.p.a. fanno correre ai beni culturali. Sicuramente, l'amore per il patrimonio artistico e il susseguirsi di segnali poco rassicuranti lo hanno spinto a un comprensibile scetticismo. Mi spiace che in questa diffidenza abbia voluto accomunare Regioni ed Enti locali, nella convinzione che solo lo Stato centrale possa garantirne la difesa. Su questo non sono d'accordo con lui. Ma voglio rimanere sulle ragioni pratiche che, per essere criticate, debbono prima essere conosciute. La Toscana non è assolutamente allineata alla devolution bossiana. La nostra richiesta d'autonomia per i beni culturali sta dentro la costituzione, che affida la tutela del patrimonio artistico all'insieme delle istituzioni (art. 9) e stabilisce che l'unità del sistema sia assicurata grazie alla valorizzazione delle autonomie locali e al decentramento (art. 5). Dunque nessuna contrapposizione fra Stato e Regione. A ognuno precisi compiti: valorizzazione e gestione sono competenze della Regione, mentre tutela, indirizzo, modalità e criteri per il restauro e la conservazione appartengono allo Stato, Con la nostra proposta la Regione verrebbe associata alla funzione di tutela. I beni culturali, insieme al paesaggio, sono la nostra principale risorsa. Siamo consapevoli del loro valore. Per questo vogliamo gestirli al meglio. Sono una leva per aumentare occupazione e migliorare l'offerta. Vogliamo inventare nuove occasioni e modalità di fruizione, coinvolgendo scuole, associazioni di volontariato, privati, fondazioni, laboratori di ricerca e botteghe artigiane in sinergia con musei comunali e universitari. Abbiamo la responsabilità e le capacità per assumerci questo compito. Non ci sfiora nemmeno l'idea di mettere in vendita questo patrimonio. Saremmo anzi un baluardo di fronte ad abbandoni e svendite. Abbiamo effettuato una dettagliata mappatura dei beni che potrebbero essere trasferiti dallo Stato alla Patrimonio s.p.a. per essere venduti. Ne abbiamo contati 80 con un valore storico e architettonico! Su di essi abbiamo chiesto l'applicazione di una notifica che vincoli utenti o acquirenti al rispetto di rigorosi parametri, ed impedisca scempi e speculazioni. Caro Settis, non è questa un'azione che va nel senso delle tue preoccupazioni? Chi ha fatto altrettanto? Non intendiamo togliere la teca di protezione ad alcun capolavoro, né ridurlo a merce di scambio. Vogliamo invece realizzare un'esperienza pilota per la valorizzazione di questo patrimonio. Non pensiamo certo a fare quattrini con i musei. Anzi sappiamo che dovremo investire, e far investire alle imprese toscane. Dunque, proponiamo che i beni culturali e artistici dello Stato che si trovano in Toscana vengano trasferiti ad Enti locali e Regione, con la sola eccezione di quegli Istituti che svolgono funzioni nazionali: la Biblioteca nazionale, l'Opificio delle pietre dure, ecc. Potrebbe inoltre essere garantita autonomia a musei, archivi e altre istituzioni in un quadro di apertura e collaborazione con l'Università e con gli Istituti di ricerca scientifica. Non vogliamo neppure distruggere il modello Soprintendenza, ma renderlo un tassello indipendente" fra Stato e Regione, dotato di forti e autorevoli competenze, di poteri di controllo, di vincolo e di indirizzo per la tutela, il restauro. Pensiamo alla Soprintendenza come a una sorta d'Authority, eventualmente nominata d'intesa tra ministero e Regione, che rimanga un solido baluardo contro ogni deturpazione. Non sarebbe dunque un sovrintendente degradato a funzionario regionale. Ci sono dei precedenti: staccandosi dai ministeri, i responsabili del genio civile o dei centri per l'impiego hanno acquistato efficienza e professionalità. In Toscana ci sono circa 20mila luoghi d'interesse artistico e oltre 400 musei. Già oggi la Regione finanzia quasi la metà dei costi di funzionamento di questo sistema. Con maggior autonomia potremmo farlo ancora meglio e, magari, con qualche beneficio in più per la cultura italiana tutta. (Claudio Martini è presidente della Regione Toscana)
La Toscana che difende l'arte
Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, risponde a Salvatore Settis, che ha sollevato preoccupazioni sulla finanziaria, il condono edilizio e la Patrimonio s.p.a. Martini sostiene che la Toscana non è allineata alla devolution bossiana e che la richiesta di autonomia per i beni culturali è dentro la costituzione. La Regione vuole gestire i beni culturali al meglio, valorizzandoli e coinvolgendo scuole, associazioni di volontariato e privati. Non si tratta di mettere in vendita il patrimonio, ma di realizzare un'esperienza pilota per la valorizzazione.
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