L'idea di potere vendere l'isola di Pianosa, così come viene fatto per una qualsiasi abitazione privata è qualcosa di inimmaginabile. Eppure potrebbe accadere dal momento che rientra in quell'elenco di beni indicati come alienabili pubblicato nella Gazzetta ufficiale nell'agosto 2002: 275 in Toscana. Certo, questo non significa che siano automaticamente in vendita, ma neanche che non lo siano. Nel senso che allo stato dei fatti niente lo potrebbe impedire. Senza nessuna condizione, nessun vincolo che fissi almeno dei parametri di vendita. L'istituzione del vincolo per molti di quei beni diventa dunque uno strumento indispensabile di tutela. Per questo la Regione Toscana ha proposto per 80 di questi l'istituzione del vincolo, sono 130 quelli selezionati dalla Sovrintendenza regionale mentre 17 sono già vincolati. «Il vincolo di per sé - precisa il soprintendente regionale Mario Lolli Ghetti - non esclude che i beni storico artistici vengano comunque trasferiti alla Patrimonio spa e messi in vendita, ma vengono garantite determinate condizioni come la destinazione e il tipo di progetto». C'è di più. Nel caso di vincolo, qualora un bene fosse messo in vendita, il ministro delle Finanze sarebbe tenuto a concertare i termini della negoziazione insieme al ministro dei Beni culturali. Non solo. Sarebbe salvo anche il diritto di prelazione, a vantaggio, prima dello stato e poi degli enti locali. Ciò significa che nel caso di presenza di acquirenti per un determinato bene lo Stato e gli enti locali hanno la precedenza di negoziazione. La questione del vincolo non riguarda comunque i beni archeologici che non possono essere alienati. In ogni caso la Toscana corre ai ripari e cerca di tutelare il proprio patrimonio dall'ingordigia dei vari appetiti sul mercato. In lista ci sono l'isola di Pianosa ovviamente, ma anche quella di Gorgona, la biblioteca Marucelliana e l'ospedale militare di San Gallo di Firenze. Secondo una selezione che non ha potuto ignorare la condizione dei 50 anni di antichità, fondamentale perché un bene possa essere notificato come vincolato. «Un vero peccato - dice l'assessore alla Cultura della Regione Mariella Zoppi - ci sono esempi di architettura dignitosa come l'archivio di Stato di Firenze, progettato da Italo Gamberini che sono rimasti esclusi dall'elenco». Ma per molti altri non è stato così. Non basta per dichiararla regione non a rischio, ma è un effettivo passo avanti. «Certo, la Toscana è una regione meno a rischio delle altre», conferma Zoppi. Anche perché per la prima volta può contare su una mappatura digitale dei beni culturali sottoposti a vincolo: un vero archivio che cataloga ben 7.322 vincoli censiti, tra cui 302 siti paesaggistici, 327 archeologici e 6.693 architettonici, con una concentrazione maggiore nelle province di Firenze, con 1700, e Siena, con 1600. Un lavoro immenso che ha coinvolto oltre alla regione e alle Soprintendenze anche il Laboratorio per la metereologia e la modellistica ambientale. Per un anno intero. «Si è trattata di una ricostruzione faticosissima - spiega l'assessore Zoppi - spesso avvenuta solo usando il materiale cartaceo». Così, nella carta tecnica regionale viene indicata l'area vincolata nella sua estensione, accanto compare il decreto che individua il vincolo. Un vero e proprie archivio che verrà quanto prima messo in rete e reso disponibile a tutti. «Ancora una volta la Toscana ha dimostrato di essere una regione all'avanguardia - continua il soprintendente Lolli Ghetti - oltre a disporre di un incredibile patrimonio culturale ha realizzato un'importante azione ricognitiva». Che sarà via via aggiornata di tutti gli eventuali nuovi vincoli in arrivo. «La mappatura è indispensabile - conclude Lolli Ghetti -anche alla luce dell'alienabilità del patrimonio demaniale». Una questione questa dell'alienabilità dei beni architettonici che pone gli enti locali di fronte a nuove responsabilità. Da quando l'entrata in campo del patrimonio Spa e prima ancora dalla messa in vendita degli edifici del demanio militare ha di fatto annullato per sempre il principio di inalienabilità dei beni di interesse storico culturale. «A differenze di prima - conclude l'assessore Zoppi - quando il patrimonio dello stato e della chiesa praticamente si autovincolava».