Doveva essere il giorno dell'addio di Davide Croff e del ritorno di Paolo Baratta ma all'avvicendamento sulla poltrona di presidente delle Biennale si sostituisce l'alta tensione sulla linea Venezia Roma. In un bizzarro sovrapporsi di coincidenze, mentre il presidente uscente Croff si accomiatava dal suo consiglio di amministrazione a Venezia (specificando che la sua lettera di dimissioni al ministro Rutelli porta la data del 23 novembre scorso), a Roma si svolgeva una riunione infuocata per il nuovo Palazzo del Cinema. Intorno alla Fondazione Veneziana in affanno, ormai ufficialmente senza presidente ma ancora in attesa del suo successore visto che manca la ratifica di Rutelli, si stringe una matassa particolarmente aggrovigliata. Pietra dello scandalo, per Franco Miracco, consigliere in quota regionale della Biennale e portavoce del governatore Giancarlìo Galan, è proprio la lettera di dimissioni ignorata per tre settimane da Rutelli. «E' vergognoso l'atteggiamento del governo - tuona Miracco - in una situazione di palese ritardo per il rinnovo dei vertici della Biennale, con l'impellenza di affidare gli incarichi ai direttori dei settori, in primis architettura, il ministro si permette di lasciar passare quasi un mese. A quest'ora avremmo potuto essere già ai lavoro e lo stesso Baratta potrebbe, a questo punto, sollecitare Roma». Per la Regione si tratta delle fatidica goccia, visto che il clima era già molto caldo a causa della nomina del subcommissario regionale al Palazzo del Cinema (l'architetto padovano Danilo Turato) che ancora non arriva da Roma. Uno sgarbo che ha fatto infuriare Galan nei giorni scorsi e che si è trasformato in una scenata, ieri mattina alla conferenza dei servizi per il nuovo palacinema. «A Roma, per la Regione - conclude Miracco - ci è andato Mariano Carraro che ha comunicato lo sdegno di Galan, la risposta del portavoce del commissario Antonio Maffey è stata che probabilmente le carte per la nomina del subcommissario si sono perse sul tavolo di Prodi, è questo il modo di trattare un'istituzione come la Biennale?». Toni accesi, che ricordano la querelle sui festival del cinema delle due città. Toni a cui si unisce anche il sindaco Massimo Cacciali che ieri ha dovuto battagliare su diversi fronti, rutti targati Biennale. Da un lato la rabbia per la nomina mancata del subcommissario regionale che rischia di rallentare l'iter del nuovo palazzo con la Regione, uno dei principali finanziatori, sul piede di guerra. Dall'altro, si complica anche il percorso dell'acquisizione da parte dell'amministrazione dell'Ospedale al Mare del Lido che servirà proprio a finanziare il nuovo Palazzo del Cinema. I vincoli monumentali e paesistici, imposti nel '99 dalla Sovrintendenza, sono tornati sul tavolo della trattativa con l'Asl che non ha gradito la nuova complicazione. «A questo punto - dice l'assessore ai Lavori Pubblici di Venezia Mara Rumiz - firmeremo comunque il preliminare a giorni per mettere un punto fermo in questa faccenda, poi, prima del rogito, cercheremo di chiarire la cosa». Un fronte frastagliato di complicazioni, liti e proteste che convergono, quasi tutti, sulla capitale. Il tutto conia scadenza, ormai incombente del bando per la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema bandito, fra l'altro, proprio a Roma dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con disappunto dell'Oice, associazione degli studi di ingegneria che ritiene il bando illegittimo per questo e altri motivi, non ultimo la mancanza di copertura finanziaria reale. Le buste con le proposte dovranno essere presentate entro il 20 dicembre per non perdere i finanziamenti inclusi nel fondo per i Festeggiamenti per i 150 anni dell'unità d'Italia. Un panorama coperto da nubi sempre più scure, quello che ha lasciato ieri, ufficialmente, Croff. L'addio, prima al suo staff di cui ha lodato «passione, serietà, competenza, professionalità ed elevata specializzazione», poi al consiglio stesso, non ha dimenticato il fair-play: «Baratta torna nel solco da lui stesso tracciato in passato e su cui Bernabé e io stesso abbiamo continuato a lavorare in seguito. - dice Croff - Se polemiche ci sono state, è anche vero che si stemperano in fretta, auguro a Baratta di tenere la barra dritta».