ROMA Si chiamerà «Fondo per il ripristino del paesaggio» ed è uno stanziamento tutto nuovo, non certo solo simbolico ma anzi molto corposo (45 milioni di euro nel triennio 2008-2010,15 milioni ogni anno) destinato a «consentire interventi di demolizione di immobili e infrastrutture la cui realizzazione abbia prodotto un danno al paesaggio in aree di particolare valenza culturale, paesaggistica e naturale incluse nel perimetro di riconoscimento dei siti italiani Unesco». Ovvero soldi che serviranno allo Stato per comprare regolarmente edifici «incompatibili» con le caratteristiche richieste per i siti Unesco. Per poi buttarli giù e ripristinare i luoghi. Il deputato verde Angelo Bonelli è riuscito a far votare in commissione Bilancio un emendamento alla prossima finanziaria legato alla vicenda di Monticchiello, cioè alla lottizzazione in pieno sito Unesco (la Val d'Orcia, inserita nella lista nel 2004) che si concluderà tra sei mesi. La permanenza di un bene culturale-paesaggistico nell'elenco tutelato dall'organismo dell'Orni è legata a rigorose strategie di equilibrio e di tutela. Monticchiello rischia di uscirne, se l'Unesco dovesse stabilire che l'intervento edilizio ha alterato irreversibilmente le caratteristiche del luogo. Su questo punto si concentrano i tre articoli dell'emendamento di Bonelli. I 45 milioni di euro in tre anni serviranno «alla demolizione di immobili e infrastrutture, al risanamento e al ripristino dei luoghi Unesco, nonché a provvedere a eventuali azioni risarcitone per l'acquisizione degli immobili da demolire». Gli interventi verranno decisi in base a un elenco stabilito dal ministero per i Beni e le attività culturali di concerto col ministero dell'Ambiente. Le regioni potranno concorrere con risorse proprie al finanziamento del piano. Dice Angelo Bonelli: «Ho presentato questo emendamento dopo aver discusso a lungo con Alberto Asor Rosa, il protagonista della battaglia di Monticchiello. Noi Verdi siamo contrari a interventi di carattere localistico. Perciò la norma acquista un grande spessore generale. E si trasforma in un incentivo alla prevenzione e in uno strumento di dissuasione verso le lottizzazioni qualitativamente improprie. In quanto a Monticchiello, quando la norma sarà approvata si tenterà un accordo con la proprietà». E la prospettiva sarebbe, in linea teorica, la demolizione. Quindi la vittoria della «rete dei comitati» presieduta da Alberto Asor Rosa. Ovviamente il professore è soddisfattissimo ma non intende riparlare di Monticchiello. Si limita a una considerazione: «La norma è importantissima perché consente di rimediare agli errori commessi sul territorio, ancorché legittimi. Suona come un monito a molte e spaventose intraprese recenti: non sarà più consentito che un semplice processo amministrativo comunale possa produrre risultati catastrofici per un bene culturale dell'intera umanità senza che si riesca a far nulla». Oltre a Monticchiello, fa sapere Bonelli, la norma potrebbe essere applicata all'area archeologica di Agrigento (scheletri di cementò armato mai ultimati, le 600 abitazioni realizzate illegalmente nell'area), nelle Cinque Terre, nel parco nazionale del Cilento. Proprio della tutela dei 41 siti italiani Unesco (cui si aggiunge la Città del Vaticano con San Pietro) si discuterà domani e domenica a Firenze, tra Palazzo Vecchio e Palazzo Medici, nella quinta Conferenza nazionale organizzata dai ministeri dei Beni culturali e dell'Ambiente, dal Comune e la Provincia di Firenze, dalla Regione Toscana e dall'associazione Civita, che festeggia un ventennio di attività nel campo del restauro e della gestione dei beni culturali. Parleranno il ministro Francesco Rutelli, il direttore del Centro del patrimonio mondiale Unesco Francesco Bandarin e il presidente di Civita, Antonio Maccanico. Si farà il punto sui continui attentati subiti dai siti italiani e sì studierà, dopo il caso Monticchiello, una strategia «difensiva», sia culturale che amministrativa.