La formula prevista dal Codice Urbani introdotta per la prima volta a Populonia Cortona e Ravenna sulla scia di Piombino. Nelle due realtà del Centro-Nord, che vantano prestigiosi siti archeologici, sono allo studio soluzioni per dare applicazione al nuovo Codice dei beni culturali, in attuazione del titolo V della Costituzione. La prima applicazione si è registrata a Piombino, definita a inizio novembre, con un'intesa fra ministero per i Beni culturali, Regione Toscana e Comune. Un atto che fa da apripista rispetto ai modelli di gestione di aree archeologiche in Italia, con cui all'ente locale è stata affidata la disponibilità dei beni, che restano, comunque, di proprietà pubblica, del parco archeologico di Baratti e Populonia. Ciò consente una gestione unitaria con quelli già comunali e la valorizzazione dell'intero complesso: 90 ettari in cui sono custodite vestigia etrusche, romane e medievali. «I1 Comune è divenuto referente e interlocutore diretto del Ministero - afferma il sindaco di Piombino, Gianni Anselmi -. Per la gestione delle aree ci avvaliamo della società Parchi Val di Cornia, l'azienda a capitale pubblico di cui il Comune è il socio di riferimento». A Cortona (Ar) ci si propone un'unica gestione per il museo dell'Accademia etrusca e della città e il parco archeologico. «In linea teorica - afferma Paolo Giulierini, direttore del Museo di Cortona - entro il 2009, dovremmo formulare un atto in materia con lo Stato e la Regione .È ancora da definire la natura giuridica del soggetto gestore del patrimonio che è in parte di proprietà privata, dell'Accademia etrusca. Forse, una fondazione». Diversa, invece, la prospettiva con cui si guarda al nuovo Codice da Ravenna, dove c'è da costruire il parco archeologico di Classe mettendo insieme titolarità e risorse diverse attraverso la fondazione Ravenna Antica, un'istituzione mista pubblico-privata. «Abbiamo aperto un tavolo di trattativa con il Ministero, al quale si è avanzata la proposta di entrare nella nostra compagine -spiega la presidente della fondazione, Elsa Signorino - anche tramite la cessione in uso della Basilica di Sant'Apollinare e del sito archeologico (nella porzione di proprietà demaniale). Ma l'istruttoria procede lentissimamente. Nel frattempo è maturata l'esperienza di Piombino, cui guardiamo con interesse e che stiamo studiando». Due modelli di gestione » Due i sistemi di gestione previsti per le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica: la gestione diretta, da parte dell'ente pubblico proprietario, e quella indiretta, attraverso la concessione a terzi. È quanto dispone l'articolo 115 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, (Dlgs 422004, modificato dal Dlgs 1562006). Una scelta tra le due forme di gestione che è attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia. La concessione, che è lo strumento giuridico tradizionalmente adoperato per la gestione di servizi, è affiancata dalla stipula di un contratto di servizio, che detta le regole del rapporto tra concedente e concessionario. All'amministrazione è riservato il potere di indicare livelli di qualità della valorizzazione, come avviene per altre tipologie di servizi pubblici.
Cortona e Ravenna verso la gestione dei siti archeologici
Il Comune di Piombino ha firmato un accordo con il Ministero per i Beni culturali e la Regione Toscana per la gestione del parco archeologico di Baratti e Populonia. Il parco, che copre 90 ettari, è di proprietà pubblica e sarà gestito dalla società Parchi Val di Cornia, con il Comune come socio di riferimento. A Cortona, si sta studiando un'unica gestione per il museo dell'Accademia etrusca e del parco archeologico. A Ravenna, la fondazione Ravenna Antica sta lavorando per creare un parco archeologico, ma l'istruttoria procede lentissimamente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo