Palazzo Grimani dovrebbe essere consegnato entro l'estate. Forse Palazzo Grimani, il restauro infinito. E' iniziato oltre vent'anni fa il recupero di quello che è probabilmente il più bel palazzo rinascimentale di Venezia, a due passi da Campo Santa Maria Formosa, destinato ad affiancare e integrare il Museo Archeologico di Venezia, che ha avuto origine proprio dalla donazione di Giovanni Grimani di parte della sua collezione di statue greche e romane, una volta ospitate nell'edificio. Ma il restauro condotto con criterio filologico dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici, tanto che un grande storico dell'architettura come Manfredo Tafuri lo citava come esemplare a Venezia non si è ancora concluso e i ripetuti annunci del suo termine sono stati progressivamente smentiti. Sconsolata è, in particolare, la soprintendente al polo museale veneziano Giovanna Nepi Scirè, che dovrebbe ricevere Palazzo Grimani dai colleghi dei Beni Architettonici, per poi allestirlo e aprirlo al pubblico. «Noi siamo pronti spiega potremmo partire con le attività in pochi mesi, ma aspettiamo ancora che Palazzo Grimani ci venga restituito e non capiamo i motivi di questo ritardo. Palazzo Ducale, ad esempio, funziona senza riscaldamento e non vedo perché non possa avvenire altrettanto anche a Palazzo Grimani». Da Palazzo Ducale, dove ha sede la Soprintendenza guidata dall'architetto Renata Codello, a gettare acqua sul fuoco sui tempi di consegna è l'architetto Claudio Menichelli, che segue personalmente il restauro architettonico, mentre quello pittorico è affidato alla dottoressa Annalisa Bristot. «Il restauro è ormai quasi concluso assicura e siamo alle finiture, a parte l'ascensore esterno. La durata del restauro è dipesa anche dai finanziamenti che sono arrivati a lungo a singhiozzo, prima che l'ultimo, più consistente, di qualche anno fa ci consentisse di accelerare i tempi. Contiamo di concludere tutti i lavori ancora in corso entro il prossimo aprile, e di consegnare il palazzo entro l'estate 2008 alla Soprintendenza per il polo museale veneziano, che curerà poi il progetto di allestimento». L'ottimismo dell'architetto Menichelli non vacilla nemmeno di fronte al fatto che, solo di recente, sia stata approvata una corposa perizia di variante ai valori, per un valore di circa 5 milioni e 700 mila euro. «La variantespiega l'architettoserve appunto per gli ultimi lavori in corso, ma non causerà problemi né nei tempi, né sul piano economico». Nel 2006 l'ultimo stanziamento consistente del Ministero dei Beni Culturali, di circa 5 milioni di euro, a cui quest'anno se ne sono aggiunti altri 84 mila. I primi restauri al Palazzo furono avviati verso la fine del 1984, e riguardarono le strutture e il manto di copertura, le fondazioni, le murature in elevazione i solai lignei a rischio statico e i serramenti esterni. Alle opere di risanamento generale fecero seguito quelle di restauro delle superfici dell'architettura interne ed esterne del palazzo: gli affreschi, gli stucchi e i paramenti lapidei, che compongono il grande ciclo decorativo di Palazzo Grimani. Quindi si è lavorato a tutte le altre superfici: dagli intonaci a marmorino, ai pavimenti di diversa natura, tra cui i rari e splendidi pastelloni a disegno geometrico. Alla metà degli anni '90 vennero anche avviati i lavori sull'impiantistica: dalla luce al riscaldamento, fino al 2000, quando si realizzò una sorta di black-out nei lavori, ripresi solo da qualche anno. Tra gli interventi più delicati, quella per la difesa dalle acque alte e quello per il recupero dello straordinario scalone monumentale, con problemi statici. Ora, finalmente, la fine. O no? Dalla raccolta di statue antiche nacque l'attuale museo archeologico Palazzo Grimani una volta recuperato non potrà sottrarsi all'atmosfera della collezione di arte antica voluta al suo interno e raccolta all'inizio del Cinquecento dal doge Antonio Grimani e poi arricchita dai suoi eredi Vittore, procuratore di San Marco e Giovanni, Patriarca di Aquileia. Inizialmente abitazione privata di Antonio l'attuale palazzo è il risultato di interventi architettonici successivi, compiuti tra il 1532 e il 1569 da Vittore e Giovanni. Palazzo Grimani è tra l'altro arricchito dagli stupendi affreschi di Giovanni da Udine e Antonio Salviati. Altri elementi di grande pregio sono l'imponente scala monumentale, la scala ovale d'impronta palladiana, la cappella privata dei Grimani e la straordinaria stanza a lacunari con lanterna, nonché, sotto il profilo pittorico, gli affreschi attribuiti a Camillo Mantovano, con raffinatissime decorazioni a fogliami e uccelli, e le ricche decorazioni di Federico Zuccari. Spiccava la statuaria classica greca e romana con oltre duecento opere, nucleo fondante dell'attuale Museo Archeologico che non si vuole, ora depauperare. Impossibile, inoltre, riproporre integralmente la collezione, in buona parte a perduta. Di qui, grazie alle nuove tecnologie, l'idea di una ricostruzione"mista", che alternerà statue e dipinti effettivamente parte della collezione Grimani ma anche calchi in gesso, monete, documenti ad altri ricostruiti virtualmente, per costruire comunque un percorso che riproponga il fascino di quella casa-museo cinquecentesca, che propone, nella sua architettura la fusione tra la tradizione artistica veneziana e tosco-romana. I calchi in gesso saranno in particolare utilizzati nella riproposizione della grande tribuna che ospitava statue greche che i Grimani andavano ad acquistare in loco e romane. Ma si riproporrà almeno in parte anche la suggestione della collezione di dipinti, tra cui c'erano, fra l'altro, opere di Bosch, Leonardo, Raffaello, Giorgione.