Il ministro ai beni culturali ha mantenuto la promessa fatta il giorno dell'inaugurazione e ha visitato palazzo Crepadona Elogi al cubo ma anche all'evento che però chiuderà il 6 gennaio. Puppi: «Impossibile protrarlo oltre la scadenza» Cubo e allestimento promossi a pieni voti, ma nessuna speranza di proroga alla chiusura prevista per il 6 gennaio. Mentre il ministro ai beni culturali Francesco Rutelli, in visita ieri alla mostra "Tiziano. L'ultimo atto", esprime apprezzamento per l'esposizione che racconta gli anni finali della vita e della folgorante carriera del divin pittore nativo di Pieve di Cadore, il curatore artistico Lionello Puppi motiva l'impossibilità di poter prolungare i prestiti. Troppi musei rivogliono i loro quadri e disegni: «Ed è normale dopo tre mesi e mezzo. Qualcuno era disponibile a lasciare a Belluno per 8 giorni in più i dipinti, magari per giornate con apertura fino ad ora tarda, ma avremmo avuto pareti monche». Un peccato perchè le prenotazioni continuano ad arrivare e probabilmente martedì si staccherà il biglietto numero 80mila. Anche il ministro plaude alla mostra. Che visita accompagnato da Lionello Puppi, dal prefetto Provvidenza Raimondo, dal questore Faggiano, dal presidente della Provincia Sergio Reolon e dall'assessore alla cultura Claudia Bettiol. Sosta al bookshop. E poi Rutelli sale le scale che portano al secondo piano da dove ha inizio l'esposizione. E scambia due battute con gli studenti che, fuori dalla biblioteca, sono in pausa: «Il caffè com'è? Buona giornata ragazzi». Via alla visita. Si parte con "Ciao, prof" rivolto a Puppi che illustra il documento di necrologio di Tiziano che, morto di peste, ebbe esequie frettolose. Puppi sottolinea le competenze archeologiche del Tiziano umanista. Rutelli ascolta, cita Canova. Si sofferma incuriosito davanti a un'opera che ha la riproduzione tattile per ciechi con spiegazione in braille. Il corridoio si fa angusto. Il ministro saluta e stringe la mano ad altri visitatori, come l'ex preside dell'istituto Catullo, Mario Sommacal. Interessato, il vicepremier fa domande. Sulla madonna Melloy («ma come è finita a Seattle?»), o su quante siano le opere complessive di Tiziano. Fra 600 e 700, secondo Puppi, fra autografe e della sua bottega che, comunque, "lavorava sotto dettatura". Si scende al primo piano. Poi giù, dentro la piramide rovesciata. E si attende il giudizio del ministro per il cubo -a firma Mario Botta- che ha "riempito" la corte di Palazzo Crepadona. «Ho detto al presidente Reolon che stiamo andando in cortile -scherza Rutelli, mandando un invito invece serissimo- quando sarà tolta questa mostra fatene altre. Ora so che avete in mente il Brustolon». Nel mentre telefona l'architetto Mario Botta dallo studio di Lugano: «Come va maestro, tutto bene? -attacca Rutelli, ribadendo il concetto che la struttura non chiuda con Tiziano- complimenti, bello il percorso, bello il cubo. Ora bisogna immaginare altre mostre. Il mio apprezamento è grande, vediamoci quando viene in Italia». Fine percorso, foto di rito davanti al San Giacomo in cammino con la musica rinascimentale, fra ospiti di palazzo Crepadona un poco sorpresi. Il ministro, giunto da San Vito di Cadore dove ha partecipato ieri alla Giornata della montagna, ha fretta. Ma non tralascia di commentare la città. In via Ripa, alza gli occhi: «Elegantissime quelle inferriate». E in piazza Duomo: «Questo luogo è spettacolosamente bello». Siparietto scherzoso, poi, con Sergio Reolon, davanti al cinquecentesco palazzo Miari Fulcis dove ha lo studio la vicepresidente Bettiol: «So che ne hai prevista la demolizione in combutta con il sindaco».