Non sono affatto convinto dell'identificazione di Atlantide con la Sardegna, ma devo confessare che anch'io, apprezzando particolarmente le interpretazioni lucidamente visionarie ed i mutamenti paradigmatici, ho subito il fascino del bellissimo sogno di Sergio Frau. E se ho firmato con assoluta convinzione l'appello fortemente critico di centinaia di archeologi promosso dall'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (prendendomi dall'autore, in solido con tutti i colleghi - molti decisamente laici - l'appellativo di chierichetto), ho cercato di leggere con attenzione e rispetto le analisi ed i ragionamenti su questa fascinosa ipotesi. Mi sono perciò accinto a seguire con vero interesse l'annunciata trasmissione "Terzo Pianeta" del 7 dicembre scorso sulla terza rete RAI. Ma scrivo queste righe dispiaciuto, perché quasi avrei voluto crederci; e colpito da approssimazione, incertezze e ideologia complessiva di un percorso intrigante ma sinceramente malfermo nelle argomentazioni svolte. Con la fastidiosa sensazione, di nuovo, di un'archeologia spettacolo, sensazionalista, che sacrifica il rigore metodologico. Che bisogno c'era di iniziare dicendo, e ripetendo, che il mito di Atlantide è il più antico e resistente nella storia degli uomini? Cosa ne è di qualche decina di nuclei mitologici forse un po' più consolidati come il Diluvio (con il quale ha qualche relazione), Adamo ed Eva, la Grande Madre, Eracle o la fine del mondo? Le parole hanno cercato da subito di stupire, con aggettivazioni forti e improprie come il più antico, il più solido, in genere il più. E quante affermazioni approssimative se non imprecise, una dietro l'altra: si è detto che il mito è qualcosa di cui bisogna cercare le tracce per dimostrarlo: ne siamo certi? Il megalitismo, che si definisce come una civiltà che non ci ha lasciato scritti ma qualche reperto ceramico; i Greci (con buona pace della navigazione micenea) che non si sarebbero mai avvicinati a Gibilterra. Malta come luogo dei più antichi insediamenti mediterranei. E in certi momenti sembrava di essere non rendendo giustizia alla generalmente asciutta linea di Tozzi, che forse ha subito la fascinazione di un mondo non suo in quei contesti di archeologia esoterica ed emotiva dove tutto e il contrario di tutto sono sullo stesso piano: non ci sono stati risparmiati la Sfinge che è certamente molto più antica della V Dinastia egizia, Re Artù, Avalon e neppure gli extraterrestri ed il diffusionismo. E Malta "così piena di misteri". Il fascino irrazionale e spettacolare di questa archeologia non è stato temperato certo da qualche presa di distanza. L'atteso avvicinamento ai nuraghi non ha purtroppo migliorato la situazione: anche qua, mi perdonino gli ottimi conduttori (bella la metafora del viaggio mediterraneo), imprecisioni e inesattezze: le pietre delle magnifiche torri sarebbero unite senza alcun legame (piuttosto che senza alcun legante) e soprattutto una datazione certa dei nuraghi più antichi, secondo la trasmissione, non esisterebbe: eppure non sono inaccessibili le relazioni di scavo dei nuraghi a corridoio o delle classiche tipologie a tholos come il meraviglioso Arrubiu, che ha dato ceramica micenea della prima metà XIV secolo a.C. nel vespaio del pavimento della camera centrale, ciò che dà un terminus post quem per la sua edificazione; come Antigori di Sarroch e a Su Nuraxi a Barumini. La lunga attesa per la dimostrazione, per nuove prove, si è stemperata nella sostanza in due indicazioni: anche grazie a nuovi dati aggiunti da qualche ricognizione con una sorta di parapendio (sic.!), i nuraghi del Campidano e del Sinis (ovvero la fascia investita da Sud da un mega-tsunami) sarebbero tutti ricoperti di fango, a differenza di quelli dai profili tersi e svettanti en plein air di altre zone. A prescindere dal fatto che dappertutto esistono nuraghi e altri monumenti - completamente interrati o quasi, proprio qua il pensiero si è mostrato ondivago: sulla sommità di S'Uraki il dott. Tozzi ha detto: "vedete, è completamente ricoperto di fango, anche se non è detto che sia fango, ma potrebbe essere terra di riporto". Questa doppia possibilità dopo pochi minuti è diventata un'affermazione netta: 'da dove viene tutto questo fango?'. Tutto qua? Forse ha ragione il compianto e grande Pierre Vidal Naquet a raccontare ancora una volta l'isola di Atlante come contrappunto platonico ad Atene ( 'Atlantide. Breve storia di un mito', edito di recente da Einaudi) e a studiare i rapporti di questa 'invenzione' con i vari nazionalismi. A insegnarci anche lui che il mito, in genere, non può essere dimostrato tout court archeologicamente appunto perché mito. La sensazione è che la teoria, ben condotta con una stimolante inchiesta sulle fonti e sullo spostamento 'alessandrino' delle colonne tema noto all'antichistica - , abbia mostrato di avere i piedi di argilla, anche se ci fa sognare. Sappiamo che l'archeologia spettacolo ed emotiva procura talvolta finanziamenti internazionali, e che molti dicono: purchè sia. Ma sono certo che Sergio Frau, così' attento a condannare la torre d'avorio accademica, non se ne dispiacerà se non una condanna, ma un dubbio di opportunità, verrà indirizzato verso altre torri accademiche, pur abbellite dal glamour dell'UNESCO.
La Sardegna era Atlantide? Con i miti bisognerebbe usare maggiore prudenza
L'autore non è convinto dell'ipotesi di Sergio Frau che Atlantide sia stata identificata con la Sardegna. Ha seguito con interesse la trasmissione "Terzo Pianeta" del 7 dicembre sulla RAI, ma è stato deluso dalle approssimazioni e incertezze presentate. L'autore critica l'archeologia spettacolo e sensazionalista che sacrifica il rigore metodologico. Ha anche criticato le affermazioni approssimative e imprecise fatte durante la trasmissione, come la datazione dei nuraghi e la loro ricoperta di fango. L'autore pensa che la teoria di Frau abbia mostrato di avere i piedi di argilla e che non sia stata sufficientemente dimostrata.
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