Con lapertura al pubblico degli scavi sotto Piazza degli Affari si aggiunge un tassello importante alle rovine che raccontano la città antica comera -------------------------------------------------------------------------------- Milano non è Roma, ma della grandezza dellimpero romano qui ci fu tutto, e ancora si vede. Non mancavano il palazzo imperiale, ne restano i segni nella sala per banchetti (dotata di riscaldamento) in via Brisa, e lanfiteatro in via de Amicis, capace allora di accogliere 20 mila spettatori, pronti a godersi battaglie navali, duelli tra gladiatori e condannati destinati a morire sbranati da animali. Cerano il foro, centro della vita della città, nellattuale piazza San Sepolcro, il circo per le corse dei carri, così amate dal popolo, tra via Circo, Vigna e Luini, e le terme, amatissime da tutti, in largo Corsia dei Servi. Oltre, naturalmente, a un teatro per ottomila spettatori, che nelle città romane di una certa importanza non mancava mai. Nascosto dieci metri sotto le fondamenta della Camera di Commercio di via Meravigli (e della Borsa), da gennaio verrà aperto al pubblico con un percorso breve ma scenografico: si cammina su una strada di vetro che ricopre quei resti di ciotoli impastati con malta grigia, dove si scorgono ancora i pali di legno di quercia piantati per rinforzare il terreno. Tracce visibili del passato romano di Mediolanum, città che alla fine del terzo secolo divenne imperiale, luogo e centro di potere, seconda solo alla capitale: là viveva Diocleziano, qui limperatore Massimiano, detto Erculeo, insieme gestivano il vasto impero. Un tour che ripercorre quei passi e quei tempi non può non cominciare dal Museo Archeologico di corso Magenta, dove, nella sezione romana, si scopre molto di quella società multietnica e variegata che popolava la città: come mangiavano, vestivano, vivevano, lavoravano, si divertivano, studiavano gli abitanti di Milano poco meno di duemila anni fa, quali erano i loro usi, costumi, le loro case. E fuori, nel giardino del museo, ecco i resti del grandioso circo, con una torre ancora in piedi, trasformata nei secoli in campanile, e unaltra eretta nellampliamento dellantica cinta urbana. Agli occhi di chi arrivava, in quel periodo Milano appariva infatti circondata da alte mura scandite da torri. Furono costruite quando la città ottenne la cittadinanza romana, nel 49 a. C, e racchiudevano unarea di 80 ettari. Oggi ne resta un segno anche in una delle torri appartenenti alla porta Ticinensis, visibile in largo Carrobbio. Come fosse il foro in piazza San Sepolcro, invece, lo possiamo solo immaginare. Botteghe, statue, il senato, la zecca, il mercato, i templi di Giove, Giunone e Minerva. Nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana (ma non sono visitabili) si conserva parte della pavimentazione originaria. Mentre la Camera di Commercio ha scelto di aprire le porte «al più antico edificio pubblico noto della città tardo repubblicana, seconda metà del I secolo» spiega la direttrice del museo Archeologico, Donatella Caporusso. Il teatro a pianta semicircolare, già scoperto da scavi del 1880, che «testimonia limportante fase storica in cui Milano si dota di strutture pubbliche, sacre e profane», è stato trasformato, con la collaborazione degli archeologi delluniversità Cattolica, in un piccolo museo. Parte delle sue fondamenta sono visibili anche dal bar della Borsa, attraverso un pavimento trasparente. In zona Ticinese sono rintracciabili altre testimonianze romane, a partire dalla basilica di San Lorenzo, costruita con moltissimo materiale di reimpiego, per esempio blocchi di pietra del vicino anfiteatro. Fuori, le sedici colonne corinzie fanno subito Roma, ma tutto da scoprire è il gioiello dentro la chiesa, nella cappella di SantAquilino del 400 d. C., con il sacello a corpo ottagonale ricco di nicchie. Qui il marmo impiegato è di un edificio pubblico della fine del I secolo d. C, il rilievo sul portale raffigura divinità in una gara di bighe. Per la ricchezza dei mosaici parietali e degli affreschi il sacello è considerato un mausoleo imperiale.