Quale destino attende le biblioteche italiane nell'era del digitale e nella società (sempre più virtuale) dell'informazione? Come si attrezzano, e con quali possibili sviluppi anche in Campania, questi luoghi di pubblica lettura che la scrittrice Marguerite Yourcenar definiva, con una metafora divenuta celebre, «granai pubblici» da costruire, potenziare e tutelare come «riserve contro l'inverno dello spirito»? Se ne discuterà dopodomani a Napoli, nella sede di Codex in via Terracina 230, con una giornata di studi e di confronto (dalle ore 9,30 alle 18,30) a due anni esatti dall'uscita, nel dicembre 2005, del «Manifesto per le biblioteche digitali», che l'11 giugno scorso ha riunito nella sede dell'Istituto Universitario Europeo a Badia Fiesolana gli estensori e i detrattori del documento per una riflessione comune. Il convegno napoletano, alla vigilia della presentazione della Biblioteca Digitale Italiana (il 18 dicembre a Roma, nell'Accademia dei Lincei) di cui parlerà Luciano Scala, direttore generale dei beni librari e degli istituti culturali del Mibac, intende proprio fare il punto della situazione: allargando la discussione a tutti gli operatori del settore (tra i tanti, interverranno Maria Cristina Di Martino, Maurizio Messina, Claudio Leombroni, Giovanni Bergamin, Tommaso Giordano, Giovanni Solimine, Nicola Benvenuti), a partire da un interrogativo che dà il titolo all'incontro, promosso da Codex (il Centro multimediale e di servizi coordinato da Maurizio Tarantino) e dal gruppo di studio dell'Aib sulle biblioteche digitali. La domanda è questa: «Che cosa sono le biblioteche digitali?». La giriamo a Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, bibliotecario di lungo corso ma anche bibliofilo competente, ironico e appassionato alla cui «libridine» si devono anche molti gustosi testi intorno al «morbo di Gutenberg» (l'ultimo, L'odore dei libri, 18 fiabe e racconti per bibliomani, è appena uscito da Grimaldi). «Le biblioteche digitali - spiega Giancaspro - sono la nuova frontiera e l'aspetto più aggiornato del nostro mestiere. L'orizzonte dell'informazione è nelle reti dell'Sbn, il sistema bibliotecario nazionale che consente di accedere on line a cataloghi e testi digitalizzati in formato immagine, attraverso la messa in Rete del patrimonio italiano di manoscritti e testi a stampa di tutte le epoche sottratti così all'usura della consultazione fisica». Ma a che punto è la digitalizzazione di questo patrimonio, e qual è la situazione in Campania? «Qui in Biblioteca Nazionale - afferma Giancaspro - dai papiri ercolanesi, attraverso il Progetto Tesauro di editoria on demand, fino alle carte di Leopardi e ad alcuni fondi (Lucchesi Palli, il fondo Piccirillo e l'album Verdi), stiamo lavorando da qualche anno in questa direzione. Lo dimostra anche la sala "servizi di reference digitale", con 18 postazioni».